POLITICA & SANITÀ

Regina Margherita e Sant'Anna fuori dalla Città della Salute: "Insostenibile e rischioso"

Dura presa di posizione della Cisl. Medici e comparto contro la linea dell'assessore. "Lo scorporo comporterebbe inevitabili complessità gestionali e un sensibile aumento dei costi". Il sindacato chiede la carte del dossier alla Regione Piemonte

Lo scorporo del Regina Margherita e del Sant’Anna dalla Città della Salute di Torino, “così come delineato negli atti della Regione appare un’iniziativa priva di presupposti adeguati a garantire la fattibilità e la sostenibilità sul piano clinico-assistenziale”, ma anche “organizzativo, strutturale, logistico e nei rapporti con il personale”. Una bocciatura netta e, allo stato, senz’appello quella che arriva dalla Cisl Funzione Pubblica e dalla rappresentanza dei medici dello stesso sindacato proprio nei giorni in cui la Regione, in particolare l’assessore Federico Riboldi,celebra la nomina di Livio Tranchida a nuovo direttore generale dell’azienda di corso Bramante.

Un arrivo, quello di Tranchida, in cui la stessa Cisl in un’altra nota sostiene di attendersi “un cambio di passo e la volontà di fornire risposte adeguate a tutto il personale”. Risposte che non potranno non riguardare, innanzitutto, proprio la questione su cui il sindacato interviene con durezza chiedendo un tavolo di confronto sulla riorganizzazione della Città della Salute partendo proprio dagli scorpori annunciati dalla Regione. Prendendo spunto dalla lettera dello scorso 14 agosto con cui il vertice della sanità regionale per ribattere all’allora commissario Thomas Schael sulla vicenda del trasferimento del personale del 118 e degli stessi distacchi dell’ospedale infantile e di quello ginecologico aveva affermato che non risultano allo stato formali scorpori, i camici bianchi della Cisl non solo chiedono di affrontare rapidamente la questione, ma esprimono la loro opinione che pare cozzare apertamente con il pur non del tutto chiaro percorso indicato dall’assessore per i due ospedali. 

Nella lunga lettera Sonia Costantino di Cisl medici insieme ad Antonio Patanella e Marco Attivissimo in rappresentanza del comparto all’interno della Città della Salute chiedono alla Regione che “renda pubblici gli studi di fattibilità, le analisi economiche e di documenti di programmazione che dovrebbero supportare l’operazione di scorporo”. Una richiesta che potrebbe mettere ulteriormente in difficoltà il grattacielo dopo che sul destino che dovrebbe legare il Regina Margherita al Sant’Anna si sono consumati siparietti con versioni diverse in molteplici cambi di rotta senza che quella certa fosse stata definitivamente intrapresa, come attesta l’atto dello scorso 14 agosto.

Per il sindacato “il distacco comporterebbe inevitabili complessità gestionali e un sensibile aumento dei costi annuali, in una Regione che già versa in condizioni di sofferenza economico-finanziaria. La spesa, stimabile in numerosi milioni di euro, non si limiterebbe a un investimento iniziale, ma costituirebbe un onere annuo e pluriennale che andrebbe a gravare sul bilancio regionale e, di conseguenza, sui cittadini contribuenti, determinando un peggioramento dell’offerta sanitaria”. 

Legittimo chiedersi quale peso avrà la presa di posizione del sindacato visto l’”ascolto” delle rappresentanze raccomandato con forza dallo stesso assessore di Fratelli d’Italia, tanto più che questo arriva proprio dal sindacato più vicino, o comunque meno lontano, dal suo partito e in particolare dalle premier Giorgia Meloni che ha voluto il suo ex leader, Luigi Sbarra, al governo come sottosegretario.

La Cisl, inoltre, ricorda come “un ulteriore elemento di forte criticità riguarda il destino del Cto: oggi esiste una completasinergia tra gli ortopedici e i traumatologi del Cto, altamente specializzati nella cura dei bambini, che operano in stretta integrazione con il Regina Margherita. Qualsiasi ridisegno dell’assetto aziendale che non tenga conto di questa realtà rischierebbe di compromettere gravemente percorsi assistenziali pediatrici unici e insostituibili, con ricadute dirette sulla qualità delle cure ortopediche e traumatologiche destinate ai più piccoli”. Non da ultimo la questione del personale su cui lamenta il sindacato “non vi è stato alcun confronto”.

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