Taglia & cuci in Regione Piemonte

Dicono che… in Regione Piemonte si continui a praticare con zelo l’antico sport del “taglia e cuci”. Non si parla di sartoria, ma di posizioni organizzative: quelle che fanno la differenza tra restare un numero di matricola e diventare qualcuno. E, manco a dirlo, sempre più “ad personam”. Il paradosso è servito: per le posizioni di fascia A, le più alte e prestigiose, basta un diploma. Sì, proprio così: il titolo che dovrebbe aprire le porte al mondo del lavoro diventa la chiave d’accesso a funzioni di direzione. Al contrario, per le posizioni di fascia E, le più basse, spesso si richiede una laurea, quando non master e specializzazioni.

Una gerarchia rovesciata, una piramide burocratica che sfida la logica ma non il manuale Cencelli. La ragione è semplice: le posizioni non servono a valorizzare competenze, ma a “vestire” su misura chi deve occuparle. Serve un posto per Tizio? Si scrive un profilo da Tizio. Bisogna sistemare Caio? Si abbassa la soglia, si alza la fascia, si aggiusta la descrizione.

È la magia del diritto amministrativo piegato alla convenienza politica. Così la Regione che in pubblico proclama “merito” a ogni occasione, nei corridoi continua a coltivare il più classico dei vizi italiani: creare posti per gli amici degli amici. Intanto i giovani preparati restano fuori dai giochi, mentre il diploma diventa un lasciapassare per i vertici, ma solo se il beneficiario ha il nome giusto sul taccuino.

Il cittadino osserva, scuote la testa e si domanda come sia possibile. La risposta – amara ma realistica – sta tutta qui: in Regione nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma… in posizioni ad personam.

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