Infermieri, banchi vuoti all'Università. L'Ordine: "La Regione faccia di più"
Stefano Rizzi 13:37 Giovedì 11 Settembre 2025In Piemonte 190 posti scoperti nei corsi di laurea. La scarsa attrattività si è accentuata rispetto allo scorso anno. L'allarme della categoria. Il presidente dell'Ordine di Torino all'assessore: "Le promesse di impegno non hanno ancora trovato un reale seguito"
I 190 posti rimasti scoperti nei corsi di laurea per infermieri in Piemonte sono più di un campanello d’allarme. E poco a nulla può consolare condividere con altre regioni del Nord una scarsa attrattività della professione che, sempre guardando alle due Università piemontesi segna un’ulteriore diminuzione delle iscrizioni rispetto al 2024 quando a fronte di 1.176 disponibili i posti vacanti erano stati 123.
“Come Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino siamo da tempo impegnati in un lavoro costante di valorizzazione della figura dell’infermiere. Lo facciamo attraverso progetti di orientamento, attività di formazione e iniziative culturali che mirano a far conoscere il valore sociale e professionale della nostra professione”, ricorda il presidente dell’Ordine Ivan Bufalo. Ma evidentemente anche questi sforzi non bastano a frenare una tendenza che avrà pesanti ripercussioni nel futuro su una carenza di personale già da tempo fonte di difficoltà negli ospedali come nella medicina territoriale.
“Apprezziamo le buone intenzioni più volte dichiarate dalla Regione Piemonte – aggiunge Bufalo – ma dobbiamo constatare che non hanno ancora trovato un reale seguito. L’impegno mostrato finora non si è infatti ancora tradotto in risultati concreti e i dati sulle iscrizioni lo confermano”. Anche le campagne di reclutamento affidate a manifesti promosse dall’assessorato alla Sanità paiono lasciare il tempo che trovano.
Il presidente dell’Ordine sottolinea come la situazione non sia frutto del caso: “I posti rimasti vacanti ai corsi di laurea in Infermieristica non sono un incidente, ma il risultato di anni di grida e appelli degli infermieri rimasti purtroppo colpevolmente inascoltati. Mentre i luoghi di cura si svuotavano e la professione perdeva attrattività, chi avrebbe dovuto assumere specifiche responsabilità ha continuato a ignorare il problema senza mettere in campo azioni concrete per invertire la rotta”. Una severa chiamata in causa della politica con scelte o spesso mancate scelte malcelate da proclami ed esposizione di dati che si sciolgono come neve al sole.
Per l’Ordine, la motivazione di quei posti vuoti ai corsi universitari è soprattutto economica. “Raccontare un’altra storia vuol dire rendersi rei di una narrazione stridente con la realtà vissuta sul campo – sostiene il presidente –. Le pessime condizioni lavorative alimentate dalla carenza di infermieri, gli ostacoli allo sviluppo delle carriere e lo scarso riconoscimento sociale sono manifestazioni dirette di un mancato investimento economico sulle professioni infermieristiche. Un investimento che potrebbe modificare radicalmente la situazione, intervenendo sulle cause che la generano, e che è necessario al Paese prima ancora che agli infermieri. È un passaggio improcrastinabile se non si vuole assistere al tracollo del Servizio sanitario nazionale”.
Forte preoccupazione di fronte ai dati delle mancate iscrizioni anche dal fronte sindacale. “Se il numero degli iscritti non raggiunge quello dei posti disponibili, vuol dire che il modello del numero chiuso non ha più senso. Non siamo davanti a un eccesso di candidati, ma a un calo di interesse che deve interrogare tutti, a partire dalle istituzioni regionali e dagli ordini professionali”, sostiene Claudio Delli Carri segretario regionale di Nursing Up. Il sindacato evidenzia come molti giovani arrivino a scegliere Infermieristica solo come alternativa dopo il mancato accesso ad altre facoltà sanitarie, come Medicina o Fisioterapia. “Se un ragazzo o una ragazza considera Infermieristica una scelta di serie B, significa che non siamo stati capaci di restituire al ruolo dell’infermiere il prestigio e la dignità che merita. È su questo che bisogna lavorare con forza”, aggiunge Delli Carri chiedendo l’”avvio urgente di un percorso di confronto concreto con la Regione”.


