Askatasuna torna (di nuovo) al Tar. Prosegue il duello tra Marrone e Lo Russo
14:14 Giovedì 11 Settembre 2025Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di Fratelli d'Italia e impone ai giudici amministrativi di pronunciarsi nel merito sulla validità della legge regionale sui beni comuni. In bilico il patto quinquennale voluto dal sindaco, contestato dalla Regione
Il Consiglio di Stato riapre (forse) la partita giudiziaria su Askatasuna. Con un’ordinanza depositata ieri i giudici di Palazzo Spada hanno accolto l’appello presentato da Fratelli d’Italia contro la decisione del Tar Piemonte che a maggio aveva respinto la sospensiva sulla delibera del Comune di Torino relativa all’immobile di corso Regina Margherita, occupato da oltre trent’anni. I giudici d’appello hanno riconosciuto la rilevanza dei “primari interessi pubblici” e ordinato al Tar di fissare con urgenza l’udienza di merito. In sostanza, il tribunale amministrativo piemontese non potrà più cavarsela con l’interpretazione “costituzionalmente orientata” usata in primo grado per escludere l’applicazione della legge regionale sui beni comuni, la norma ribattezzata “anti-Askatasuna” voluta dall’assessore Maurizio Marrone.
Il partito di Giorgia Meloni canta vittoria, parlando di “segnale politico inequivocabile” e rivendicando di aver riportato la vicenda all’attenzione della giustizia amministrativa. “Un passo avanti nella difesa della legalità” commentano i fratelli piemontesi. Di tutt’altro avviso il sindaco Stefano Lo Russo, che ridimensiona la portata del provvedimento: “È un passaggio tecnico, non una decisione di merito. Restiamo convinti della legittimità e della correttezza del percorso che abbiamo intrapreso”. Il primo cittadino difende la scelta della giunta di rinnovare per cinque anni il patto di collaborazione sull’immobile, inserendo clausole che prevedono la decadenza automatica in caso di episodi di violenza, antisemitismo o islamofobia.
Ma la mossa di Palazzo Civico è da mesi sotto tiro. La Regione Piemonte, tramite la propria avvocatura, ha depositato ricorso contro la delibera comunale, sostenendo che viola la legge sui beni comuni approvata a marzo 2024 e modificata proprio per impedire la regolarizzazione di immobili occupati abusivamente. A questo si è aggiunto un secondo ricorso firmato dai consiglieri di FdI in Circoscrizione 7, che hanno chiesto la sospensione cautelare della delibera.
Sul fronte politico la tensione resta alta. Lo Russo ha definito “increscioso” che la Regione abbia cambiato una legge “per bloccare un atto amministrativo legittimo”, rivendicando la scelta come “una grande innovazione di metodo e di merito”. Marrone, al contrario, rivendica di aver introdotto una norma “anti-sanatoria” per tagliare la strada al centro sociale, accusato di trasformare un’occupazione abusiva in un patto riconosciuto dalle istituzioni.
A complicare il quadro ci sono i procedimenti penali. Dopo anni di inchieste, il tribunale di Torino ha escluso l’esistenza di un’associazione per delinquere interna ad Askatasuna, ma restano in piedi contestazioni pesanti e la richiesta di risarcimento da 6,8 milioni di euro avanzata dallo Stato per danni e costi di ordine pubblico.
Il Tar dovrà ora entrare nel merito e stabilire se la legge regionale impedisca davvero al Comune di siglare un patto di collaborazione sull’immobile di corso Regina. Una decisione che potrebbe travolgere l’accordo quinquennale e costituire un precedente per tutte le altre situazioni simili in Piemonte. Nel frattempo, in città resta aperta la frattura politica: da un lato il sindaco e la maggioranza di centrosinistra che difende la scelta, dall’altro le opposizioni e la Regione che denunciano la legittimazione di un’occupazione mai sgomberata.



