GRANA PADANA

Pontida resta senza vessillo: Autonomia (ancora) rinviata. Meloni rovina la festa a Salvini

Il governo rivede per l'ennesima volta i tempi, allungandoli. In barba alle promesse di Calderoli al Pian del Re, la firma delle pre-intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria slitta, lasciando la Lega con un traguardo simbolico mancato

Altro che scalpo da sventolare sul pratone. L’Autonomia differenziata, che doveva essere il grande regalo di Calderoli ai militanti leghisti in vista del 21 settembre, slitta ancora. Le pre-intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria si faranno, ma non nei tempi fissati dalla Lega. Giorgia Meloni ha imposto la sua agenda e per Salvini si tratta dell’ennesimo schiaffo: niente trofeo da esibire a Pontida.

La statista della Garbatella detta i tempi, non il Carroccio. Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari continuano a lavorare sul dossier – Protezione civile, Previdenza complementare e integrativa, Professioni e Sanità – cercando di incastrare i pezzi alla luce della sentenza della Corte Costituzionale (n. 192 del 2024). Una pronuncia che non ha stoppato l’Autonomia ma ne ha deviato il percorso, smontando una parte consistente del progetto. Inoltre, seppur in formato light i tempi non coincidono con quelli che Calderoli aveva venduto alla base.

Il vertice di ieri a Palazzo Chigi è stato la conferma plastica di chi comanda. Meloni, dopo appena un’ora e mezza di confronto con Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi e lo stesso Calderoli, ha lasciato il tavolo per collegarsi con Donald Tusk, Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron, Keir Starmer e il segretario generale della Nato Mark Rutte. I fari restano puntati sulla politica internazionale, altro che pre-intese regionali.

Alla fine, nessuna fumata bianca: né sull’Autonomia, né sulle candidature per le Regionali. “Non ne abbiamo parlato”, si sono affrettati a dire i leader di maggioranza, confermando un’intesa che è ancora in alto mare. Ma dalla Lega, immancabile, la recita di circostanza: “Siamo soddisfatti, ci sono stati passi avanti concreti sull’Autonomia differenziata”. Ottimismo di facciata che stride con la realtà.

Lupi ha confermato la linea del rinvio: “Sull’Autonomia si va avanti nel percorso con i passaggi formali che si dovranno fare”. Poi ha tagliato corto: «Non abbiamo parlato di Regionali perché l’argomento dell’incontro era un altro”. Un modo elegante per ammettere che l’incontro è servito a poco e che tutto resta in sospeso, con l’ennesimo vertice da calendarizzare.

E pensare che Calderoli, solo dieci giorni fa, a Pian del Re, tra i festanti militanti piemontesi della Lega guidata da Riccardo Molinari, aveva giurato che le intese sarebbero arrivate “prima del 21 settembre, per dare una voglia in più di venire a Pontida. Perché è giusto portare anche qualcosa per tutti i nostri”. Promessa evaporata, con tanto di beffa per chi già pregustava l’applauso sul prato bergamasco.

Intanto, in casa Lega, la macchina organizzativa per Pontida è già in moto. Domenica 21 settembre scatterà la 37esima edizione della kermesse, con Salvini sul palco da segretario rieletto lo scorso aprile a Firenze. Il leader voleva offrire ai suoi il trofeo dell’Autonomia, portata a casa dal ministro Calderoli e ora in fase di attuazione, ma ridotta a fumo negli occhi dai tempi decisi da Chigi.

Sul “sacro” pratone, dove ancora campeggia il motto bossiano “padroni a casa nostra”, sfileranno i governatori Luca Zaia (il Doge in scadenza), Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga. Poi la passerella dei ministri leghisti: Giancarlo Giorgetti, Alessandra Locatelli, Calderoli stesso e Giuseppe Valditara. Resta da svelare lo slogan dell’edizione 2025: in ballo c’è l’Autonomia, ma non è escluso che si ripieghi su un tema più ampio, come la pace, con lo sguardo alle tensioni internazionali.

Di sicuro però, quest’anno, il pratone dovrà fare a meno del trofeo promesso. Meloni ha fatto saltare la scenografia preparata dal Capitano, servendo al Carroccio un’altra dose di realtà: l’Autonomia va avanti, ma non quando e come vuole Salvini.

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