CRONACA VERA

Tra indignazione e diritto: cosa dice davvero la sentenza sulla donna "massacrata"

Ha destato scalpore il caso di Lucia Regna, colpita con un pugno dall'ex marito condannato per lesioni, ma assolto per maltrattamenti. Magistrati convocati in Parlamento e criticati bipartisan. La verità giudiziaria nelle carte (che pochi hanno letto)

Questa è giustizia? La domanda, che si sono poste torme di prefiche indignate davanti alla sentenza che ha condannato “solo” per lesioni e non anche per maltrattamenti in famiglia un uomo colpevole di aver picchiato la moglie, ha una risposta chiara: sì, questa è giustizia. A spiegarne la ratio ci sono le diciotto pagine di sentenza redatte dai tre magistrati (due donne e un uomo) che l’hanno firmata. Paolo Gallo, Elena Ricci e Giulia Maccari, dopo il loro pronunciamento, sono finiti nell’occhio del ciclone. Contro di loro si è sollevato lo sdegno di chi avrebbe voluto per l’aggressore di Lucia Regna, una punizione esemplare, ben oltre i confini del codice penale.

Il caso

È il 28 luglio 2022. Carlo Pizzimenti torna nella sua vecchia casa, quella in cui aveva vissuto fino a pochi mesi prima con l’ex moglie Lucia Regna. La loro relazione, iniziata nel 2003, si era interrotta da poco: il 3 agosto 2021 lei aveva scritto a Pizzimenti su WhatsApp che non lo amava più e intendeva separarsi. Nonostante la decisione, i due continueranno a vivere sotto lo stesso tetto per diverso tempo.

Il 28 luglio Pizzimenti, che già vive altrove, torna nella abitazione d’un tempo per chiarire una questione segnalatagli dal figlio dodicenne. L’incontro sfocia in lite e l’uomo colpisce l’ex moglie con un pugno in volto. Per questo gesto viene condannato a un anno e sei mesi per lesioni.

Lo sdegno bipartisan

Ciò che ha suscitato indignazione è l’assenza di condanna per maltrattamenti in famiglia, la pietra dello scandalo che ha acceso lo sdegno bipartisan. La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, afferma che “la cultura che dobbiamo contrastare si è insinuata troppo spesso anche tra coloro che dovrebbero reprimere questi fenomeni”. Martina Semenzato, presidente della commissione parlamentare sul femminicidio, ha annunciato di aver convocato i giudici estensori del provvedimento.

Una voce fuori dal coro è quella di Gian Domenico Caiazza, avvocato di vaglia ed ex presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che in un post su X (ex Twitter) scrive: “Qualcuno degli indignati bipartisan ha letto la sentenza? Sono 18 pagine molto analitiche e argomentate, frutto di un’istruttoria dibattimentale approfondita. E sanno, le anime indignate, che il reato di maltrattamenti richiede una abitualità della condotta, non episodi isolati, sebbene violenti ed esecrabili?”

Cosa dice la sentenza

A regolamentare il reato è l’articolo 572 del Codice penale, che punisce chi maltratta una persona all’interno del nucleo familiare o di convivenza in modo reiterato, causando sofferenza fisica o psicologica. Nel caso di Pizzimenti, la sentenza spiega in modo dettagliato perché non fosse configurabile questa fattispecie.

Basta leggere per comprendere. Il giudizio dei magistrati si basa sulle dichiarazioni di Lucia Regna, dei genitori della donna e sulla relazione delle psicologhe dell’Asl Torino 5 del 23 gennaio 2023. Fino al 28 luglio 2022 non emergono comportamenti violenti dell’uomo.

La relazione Asl precisa: «La signora ha riferito che prima di quell'evento c'era stata un'escalation di conflittualità con il signor Pizzimenti, nonostante fossero già separati consensualmente. Precedentemente, i signori avevano gestito la genitorialità in modo abbastanza sereno. Dopo aver annunciato al marito il desiderio di separarsi perché non provava più amore, il signore ha continuato a vivere nella casa coniugale per circa un anno, e hanno gestito i rapporti senza conflittualità». Segno evidente, secondo i magistrati, che il reato di maltrattamenti non sussiste.

“Va compreso”

La parte più controversa riguarda il passaggio in cui i magistrati sostengono che l’ex marito andrebbe “compreso”. Nelle diciotto pagine, i giudici ricostruiscono quanto accaduto tra il 3 agosto 2021 e il 28 luglio 2022, avvalendosi anche della deposizione di Lucia Regna del 17 ottobre 2024.

Analizzando una frase della donna – in cui Pizzimenti la definiva “puttana” e accusava di aver rovinato la famiglia – i magistrati spiegano che «queste frasi devono essere calate nel loro contesto: l'amarezza per la fine della comunità domestica era comprensibile; era legittimo rivendicare il contributo dato alla famiglia; le espressioni, al di là del linguaggio scurrile, esprimevano disappunto e preoccupazione per il peggioramento delle condizioni economiche della famiglia». Secondo i giudici, si tratta di «normale (seppur concitata) dialettica generata da una decisione sicuramente traumatica».

Questa è giustizia?

La risposta è sì. La violenza va sempre condannata: Pizzimenti lo è stato per il pugno. Ma condannare per un reato non commesso non sarebbe giusto. Le diciotto pagine della sentenza affrontano la delicata materia della vita di due persone che terminano una relazione quasi ventennale. Non tutto può essere sbandierato: alcuni dettagli restano per chi deve conoscerli, senza spettacolarizzazione mediatica.

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