Il girone degli ignavi

Una quarantina di navi, su cui viaggiano circa 500 persone provenienti da tutto il mondo, hanno lasciato nei giorni scorsi le acque territoriali della Grecia, puntando la prua verso Gaza. Le enormi difficoltà del viaggio sono note a tutti, sin dal giorno della partenza dei bastimenti dai rispettivi porti nazionali, così come è generale la consapevolezza dell’impossibilità di attraccare in territorio palestinese per distribuire i viveri alla popolazione (che l’esercito israeliano ha messo sotto assedio da anni). 

Le imbarcazioni che formano la “Flottiglia” sono salpate da più porti: da Genova il 30 agosto, da Barcellona il 31 agosto da Tunisi il 14 settembre e, infine, da Portopalo di Capo Passero il 19 settembre. La flotta in navigazione ha subito un primo attacco di droni già al largo di Tunisi. Altre azioni di intimidazione e sabotaggio sono state compiute nei giorni seguenti, con l’obiettivo di ridurre il numero delle navi dirette verso il blocco navale israeliano.

Gaza, in realtà, subisce da molti anni la chiusura forzata dei propri porti ad opera di Netanyahu: una morsa così serrata da impedire addirittura l’uscita in mare dei pescherecci palestinesi. Attraccare presso le coste di Gaza, area all’interno di un accerchiamento dal mare reso ancor più impenetrabile dalla guerra in corso, ha sicuramente un importante valore simbolico, poiché significa sfondare finalmente la cinta d’assedio. 

Le azioni ostili contro la Flotilla sono iniziate in acque “neutre”, al di fuori di quelle nazionali israeliane, nel silenzio assoluto delle cancellerie europee. I ministeri degli Esteri, della maggior parte dei Paesi aderenti all’Unione, hanno ritenuto “evento prevedibile” l’attacco contro imbarcazioni in navigazione in acque internazionali, poiché “tutto sommato se la sono cercata”. L’invio, su disposizione del nostro Ministro della Difesa, di una fregata della Marina Militare, a protezione della Flotilla, è stato reso necessario dalla presenza di alcuni parlamentari italiani a bordo delle navi stesse. Intervento quindi marginale, di routine e disposto controvoglia, come dimostrano le esternazioni della premier che ha accusato i cittadini imbarcati di “creare solamente problemi al governo”.

Una posizione, quella del presidente del Consiglio, drammaticamente pilatesca. I sentimenti “sovranisti”, tanto sbandierati dai partiti della coalizione di governo nelle ultime campagne elettorali, si concretizzano (una volta conquistato Palazzo Chigi) in un’umiliante sudditanza verso la Casa Bianca: sottomissione agli Usa che fa rimpiangere le buone relazioni diplomatiche intrecciate con l’autorità militare palestinese (l’Olp, presieduta da Yasser Arafat) dai governi della prima Repubblica, in particolare quelli guidati da Andreotti e Craxi.

L’ipocrisia del nostro esecutivo è all’altezza di quella dimostrata dalla Commissione europea, sempre impegnata ad armare all’inverosimile Kiev (anche a costo di rischiare una devastante guerra nucleare), ma del tutto incapace di sostenere chi (disarmato) è determinato a violare un blocco navale per consegnare aiuti umanitari a un popolo stremato (spesso fucilato mentre con le casseruole in mano cerca un po' di cibo); a un popolo che cerca di sopravvive, faticosamente ogni giorno, in mezzo a cadaveri ed enormi cumuli di macerie. 

La Flotillia ha offerto alla politica europea la possibilità di riscattarsi dall’ignobile (oltre che cinico) disinteresse mostrato nei riguardi della strage di civili in atto nella Striscia di Gaza: un’indifferenza interrotta soltanto dalle continue dichiarazioni di solidarietà nei confronti del governo israeliano che, secondo alcuni leader europei (tra cui quelli italiani), sta attuando semplicemente un’azione di legittima difesa. Siamo oramai abituati al bizzarro concetto di “legittima difesa” espresso da alcune forze politiche, sempre pronte a perdonare chi spara alla schiena di ladri disarmati e in fuga, mentre sorprende come gli “statisti” del Vecchio Continente abbiano rinunciato a cogliere l’occasione, offerta da chi ha navigato verso la martoriata Gaza, di rivestire un ruolo da protagonista nel sostenere concretamente percorsi di pace in Palestina.

Le migliaia di morti civili, caduti sotto i bombardamenti ordinati dal governo di Netanyahu, pagano le conseguenze (secondo la politica degli ignavi) di una vergognosa azione terroristica perpetuata da Hamas contro cittadini israeliani: atto violento non “intuito” dal più potente servizio segreto del mondo, e portato a compimento da un’organizzazione politica sostenuta inizialmente, in funzione anti Olp, dallo stesso governo sionista. 

L’Europa, nell’attimo stesso in cui i militari israeliani hanno abbordato la Flotillia, è diventata complice di una tragedia (nella tragedia): la diplomazia avrebbe potuto impedire l’assalto militare al convoglio marittimo, consentendo lo sbarco a Gaza dei generi alimentari, anziché tacere e volgere lo sguardo altrove.

L’impressionante folla che ha attraversato il centro di Torino, nella notte di mercoledì scorso, è scesa in strada per portare solidarietà ai naviganti che si sono fatti arrestare nel tentativo di aiutare un popolo cacciato dalla propria casa e ridotto alla fame, mentre, nelle stesse ore, la classe politica si è dimostrata ancora una volta cieca e ostaggio delle pressioni “atlantiste”. 

Il futuro di questo pianeta è nelle mani dei popoli, non certo in quelle di governi ignavi sempre disposti a chiudere gli occhi, di fronte alle tragedie, nel nome della “Ragion di Stato”, o dell’opportunismo politico.

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