ALTA TENSIONE

Free Palestine, guerriglia a Torino: dopo le Ogr assalto a Leonardo

Scontri violenti alla sede di Collegno, con manifestanti che tentano di forzare l'ingresso lanciando fumogeni, sassi e bottiglie, mentre le forze dell'ordine rispondono con lacrimogeni. Auto dei dipendenti distrutte. La protesta segue il raid di ieri sera - VIDEO

Tutto secondo un copione orami tristemente usuale a Torino. Nella giornata di sciopero generale indetta dalla Cgil e dalle sigle del sindacalismo di base (Ubs e Cobas), a rubare la scena sono ancora una volta gli antagonisti. Azioni culminate con l’assalto alla sede di Leonardo a Collegno, periferia ovest di Torino, dove gli spezzoni estremisti dei cortei pro-Palestina hanno tentato di forzare l’ingresso dello stabilimento. Muniti di scale per scavalcare le cancellate, i manifestanti hanno lanciato fumogeni, torce e oggetti contro le forze dell’ordine schierate a difesa dell’area. La risposta: una pioggia di lacrimogeni che ha saturato l’aria. Corso Francia è stato bloccato, con i dimostranti decisi a riprovare l’irruzione sotto il sorvolo di un elicottero di polizia.

Un gruppo di incappucciati ha scagliato sassi a più riprese, mentre dal furgone i militanti dei centri sociali, in prima fila il famigerato Askatasuna, tra musica a tutto volume e slogan come “Free Gaza, Free Palestine”, si incitava alla resistenza: “L’effetto dei lacrimogeni passa in pochi minuti, tenete duro”. Alcuni hanno forzato cassonetti del vetro chiusi a chiave, pronti a usarne il contenuto come proiettili. Il corteo ha assediato l’ingresso della Leonardo, urlando: “Ci fate schifo, siamo tantissimi e vi vogliamo fuori da Torino, città che sta con la resistenza palestinese”. Bottiglie sono volate contro le auto dei dipendenti nel parcheggio, mentre sui muri sono apparse scritte: “Leonardo assassini” e “Leonardo vende morte”.

Guarda qua l'assalto

La tensione è esplosa quando i manifestanti hanno sfondato i pannelli di un parcheggio adiacente, scrivendo “Free Gaza” sulle vetture e continuando a lanciare pietre, inclusi cubetti di porfido. Le forze dell’ordine hanno risposto con altri lacrimogeni, alcuni raccolti e rilanciati dai dimostranti, molti con volti coperti. Le auto dei dipendenti sono state devastate da pietre, bottiglie e oggetti pesanti, con vetri in frantumi e carrozzerie distrutte. Dopo gli scontri, il corteo si è ricompattato in corso Francia, proseguendo la marcia.

L’eco di ieri sera risuona ancora, quando circa 200 incappucciati, staccatisi dal corteo partito da piazza Castello contro l’abbordaggio della Global Sumud Flotilla, hanno assaltato le Ogr durante l’Italian Tech Week. Cancelli e vetri sfondati, porte e fioriere divelte, gazebo distrutti, monitor rotti, fumogeni ed estintori spruzzati per seminare caos. L’allarme di evacuazione è scattato mentre i manifestanti, al grido di “Free Palestine”, minacciavano i giornalisti. La polizia è intervenuta, ma i danni sono stati pesanti.

Le diverse anime della protesta, unite da un comune sentimento di solidarietà con la causa palestinese, hanno visto Torino al centro di un’escalation di azioni radicali. Dalle occupazioni studentesche nei licei e a Palazzo Nuovo, alle irruzioni all’aeroporto di Caselle, fino ai blocchi stradali e ferroviari, la mobilitazione non accenna a fermarsi. Oggi, lo sciopero generale indetto da Cgil, Usb e altri sindacati ha portato nuovi cortei in piazza Palazzo di Città (ribattezzata “Piazza Gaza”) e al parco Artiglieri da Montagna. Mentre il sindaco Stefano Lo Russo e il presidente della Regione Alberto Cirio condannano gli atti vandalici come “inaccettabili”, gli antagonisti sono liberi di scorrazzare impunemente. Le immagini di lacrimogeni, cancelli divelti e slogan urlati raccontano una città divisa, dove la causa palestinese pare un pretesto per le solite (e note) frange di mettere a ferro e fuoco la città.

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