STRATEGIE PADANE

Maroni inchioda Cota in Piemonte

La vittoria del leader leghista in Lombardia spegne (per il momento) le ambizioni romane del governatore. “Il nostro sogno è la Macroregione” e prima che diventi un incubo si prepara un’altra via di fuga: le Europee del prossimo anno

Macroregione, croce e delizia di Roberto Cota. Soprattutto croce alla quale è per ora inchiodato dalla vittoria di Roberto Maroni in Lombardia. La conquista della presidenza del Pirellone da parte del leader leghista impone al governatore del Piemonte una battuta d’arresto alle sue ambizioni romane. C’è da costruire il “grande sogno”, quindi la triade padana deve restare in prima fila. In realtà, a sconsigliare fughe improvvide sono soprattutto i risultati delle urne: la Lega Nord uscita con le ossa rotte non ha alcuna possibilità di giocare ruoli di primo piano sulla scena nazionale, ostaggio di Berlusconi (a cui deve la sopravvivenza elettorale) e lacerata dalle tensioni interne. Meglio starsene per un po’ acquattati in terra allobroga, soprattutto ora che gli arrembaggi delle opposizioni hanno subito un duro monito dal voto. Se si andasse ad elezioni anticipate sarebbero dolori per i due poli, quindi tanto vale, per entrambi, prolungare l’agonia. Nel tirare a campare, Cota non intende aprire fronti di inutile fibrillazione, ergo niente rimpasto di giunta. Anzi, nella testa del presidente sta frullando nelle ultime ore l’ideuzza di approfittare delle dimissioni dell’assessore Massimo Giordano per dare un’ulteriore limatura all’esecutivo. Nei piani del Governatur ci sarebbe la consegna delle deleghe fino a ieri in capo al suo ex compagno di partito a un esponente del Pdl, area lealista (in pole Claudia Porchietto che da sempre aspira a mettere le grinfie sulle Attività produttive), e contemporaneamente chiedere un passo indietro a William Casoni, “fratello d’Italia” e, soprattutto, indagato per la vicenda delle concessioni sul bollo auto. Una mossa che avrebbe da una parte un forte impatto nell’opinione pubblica – la riduzione della compagine di giunta e l’allontanamento, per quanto “soft”, di un indagato – e dall’altra quello di riequilibrare i rapporti tra i due tronconi in cui si è diviso il partito berlusconiano.

 

Così, facendo gli scongiuri – incombono le decisioni sui ricorsi di Bresso e le indagini sui fondi dei gruppi consiliari – il presidente ritiene di riuscire a prendere il tempo necessario per passare ’a nuttata e arrivare indenne fino al prossimo anno, all’appuntamento con le elezioni europee. Scadenza non troppo lontana dal termine naturale della legislatura e, tutto sommato, vendibile all’esterno come sbocco politico del progetto della Macroregione, per l’appunto “europea”. E in vista di questa possibile destinazione si era mosso in largo anticipo silurando Mario Borghezio, relegato sempre più ai margini del Carroccio piemontese.