SANITÀ MALATA

Liste d'attesa, 1 su 10 getta la spugna. In Piemonte il 9,2% rinuncia alle cure

Cresce il numero degli italiani che di fronte a tempi troppo lunghi o mancate risposte si arrende. L'alternativa è pagare le prestazioni. I dati della Corte dei Conti confermano l'allarme. Nel Nord primato negativo superato solo da Lombardia e Liguria

Una drammatica resa davanti a tempi troppo lunghi per una visita o un esame. È quella cui ormai è costretto quasi il 10 per cento degli italiani che rinuncia a curarsi non potendolo fare pagando quel che il servizio sanitario nazionale non è in condizione di fornire.

Un fenomeno in continua crescita e che, come attestato dalla relazione della Corte dei Conti nel suo quaderno dedicato all’analisi del servizio sanitario, solo dal 2023 al 2024 ha visto salire dal 7,6% al 9,9 la percentuale di italiani che non si cura. L’analisi conferma un dato noto da tempo, ovvero che alla base di questo atteggiamento per molti versi obbligato di una parte crescente della popolazione ci sono proprio le liste d’attesa ancora troppo lunghe e, in molti casi, di fatto inaccessibili per i pazienti.

Divario tra regioni

A doversi arrendere privandosi delle cure sono più le donne (11,5%) rispetto agli uomini (9%) e ulteriori differenze, in un quadro comunque allarmante su tutto il territorio nazione, emergono anche tra Nord e Sud e tra le varie regioni. Al Nord si è passati dal 7,1% dei rinunciatari del 2023 al 9,2 dell’anno successivo, mentre al Sud la variazione è stata dal 7,3 al 10,3%.

Più nel dettaglio nell’Italia settentrionale il Piemonte con il 9,2 nella classifica negativa si pone dietro solo alla Lombardia (10,3) e alla Liguria (10,1), ma è messo decisamente peggio del Veneto che ferma la percentuale di cittadini che rinunciano alle cure al 7,9, così come il Friuli-Venezia Giulia (8,5%), l’Emilia-Romagna (8,8%), la Toscana (8,2%) e anche la piccola Val d’Aosta dove il dato del 2024 è dell’8,4%.

Anziani rinunciano

Ulteriore motivo di preoccupazione è dato dall’età di coloro che rinunciano a visite, esami e altre prestazioni. Nel periodo preso in esame a crescere è la parte di popolazione fino a 54 anni, poi il dato non cambia di molto, ma resta comunque alto nelle fasce di età più anziane. Il picco massimo lo si ha con il 13,4% tra i 45 e i 54 anni, anche se l’incremento maggiore nel giro di soli 12 mesi è stato per la fascia tra i 25 e i 34 anni con una variazione in più del 4,5%.

Il fenomeno è trasversale anche per quanto concerne rispetto al titolo di studio con il 10,6% di rinunciatari con istruzione bassa, che sale all’11,4% per i diplomati e resta comunque al 10,4 per i laureati. A fare la differenza è, naturalmente, la condizione economica, secondo fattore di rinuncia dopo le liste d’attesa. Quasi sempre l’uno intrecciato all’altro.

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