Migliaia di esami "respinti". Medici sul piede di guerra: "Basta con lo scaricabarile"
Stefano Rizzi 07:00 Lunedì 20 Ottobre 2025Quasi uno su quattro disdetto per "inappropriatezza". Il "caso Cuneo" fa insorgere i dottori di famiglia. Venesia (Fimmg): "Maldestro tentativo di addossare su di noi responsabilità sulla programmazione delle liste d'attesa"
“Un tentativo di scaricare sui medici di medicina generale errori di programmazione fatti da altri”. Per Roberto Venesia, segretario regionale della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, è questa la spiegazione di quelle oltre 7mila prescrizioni di esami radiologici disdette dall’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle e dall’Asl Cuneo1, in quanto definite “inappropriate”.
Numeri enormi
Numeri enormi “mai visti prima e da far sobbalzare sulla sedia”, come dice Venesia. E, si badi bene, i 2.800 dinieghi su 5.500 dell’Asl diretta da Giuseppe Guerra così come i 4.300 su 24mila dell’azienda ospedaliera diretta da Livio Tranchida, attuale commissario dopo essere stato nominato al vertice della Città della Salute di Torino proprio per i risultati raggiunti a Cuneo, sono soltanto quelli riferiti alle ormai arcinote prenotazioni con data farlocca.
Se e quanto questa cifra vada aumentata prendendo in considerazione altre prenotazioni non finite in quelle agende parallele dove la dicitura “la data non è reale” si moltiplicavano appuntamenti attorno alla mezzanotte e perfino il giorno di Natale, resta tutto da verificare.
Pur restando ai numeri citati nella lettera inviata dal direttore della Sanità regionale Antonino Sottile al ministero in risposta a una serie di quesiti in vista di quella che il ministro della Salute Orazio Schillaci dovrà dare all’interrogazione del deputato di Avs Marco Grimaldi, la vicenda si conferma come tutt’altro che marginale.
Caso unico in Piemonte
Come già scritto nei giorni scorsi, quella della presunta inappropriatezza dell’enorme mole di richieste di esami è questione non meno allarmante e potenzialmente grave rispetto agli appuntamenti fittizi. La conferma arriva proprio da coloro che, di fatto, vengono tirati in causa in quelle migliaia di dinieghi, ovvero i medici di famiglia che sulle richieste di una Tac, così come di una risonanza magnetica o altri accertamenti hanno messo la loro firma.
“Può capitare che qualche prescrizione venga contestata, questo soprattutto quando si aggiornano i cataloghi delle prescrizioni e cambiano alcuni codici, ma si tratta di casi marginali”, spiega il segretario regionale della Fimmg.
“Ciò che vediamo a Cuneo è cosa ben diversa e che non trova analogie, neppure di dimensioni assai minori, nel resto del Piemonte. Noi medici di medicina generale abbiamo l’obbligo di mettere sulla prescrizione il quesito diagnostico. Anomalie su questo aspetto si contano come eventi sporadici, mentre qui siamo di fronte a migliaia di dinieghi. Incredibile. Credo – aggiunge Venesia – che qualcosa non funziona là, nelle aziende, non certo nell’attività dei medici di famiglia”.
Circa una richiesta su quattro cassata per inappropriatezza è un dato che se sorprende il sindcalista dei medici di famiglia certo non ha lasciato indifferenti i vertici tecnici della sanità regionale e, presumibilmente, porrà più di una domanda anche a livello centrale, in quegli organismi che valutano i dati e che in casi come questi fanno scattare più di un campanello di allarme e le misure atte ad appurare le cause di un fenomeno non certo nella norma.
In attesa del ministro
Dunque se l’assenza di casi simili nel resto del Piemonte tranquillizza, la vicenda cuneese non può che richiedere spiegazioni chiare, anche per stabilire la genesi di questo sistema, gli atti che lo hanno formalizzato e le ragioni per cui lo si è adottato. In questo caso porteranno, probabilmente, chiarimenti le richieste di accesso agli atti presentati dalla consigliera regionale Giulia Marro, pure lei come Grimaldi di Avs, la cui interrogazione a Palazzo Lascaris ha portato alla luce quello che ormai è definito il sistema cuneo. “Il problema delle liste d’attesa non si risolve col giochetto della ricetta, semmai con la presa in carico delle patologie più grandi in gestione integrata tra noi e gli specialisti con percorsi integrati”, avverte Venesia che ripete come “una situazione con questi numeri non si è mai vista”.
"Non basta un foglio"
E, sempre dalla parole del segretario della Fimmg piemontese, pare non essersi mai vista neppure la procedura attuata per i dinieghi. “Se io faccio una richiesta che qualcuno lontanamente e in base non so a quale applicazione di algoritmi la giudica non appropriata, me la deve contestare personalmente, chiedermi spiegazioni. Non basta certo un foglio prestampato dato al paziente”.
La verifica dell’appropriatezza è una delle motivazioni addotte per giustificare, da parte dei vertici delle aziende, il sistema degli appuntamenti fittizi che, poco dopo essere venuto alla luce, aveva visto una lettera di alcuni primari dell’ospedale di Cuneo prendere posizione in cui tra l’altro si sosteneva che quando arriva una prescrizione la sua presa incarico mediante Cup necessita di una data, per vincolo di sistema, che pertanto non può essere che “provvisoria”. La formalizzazione della richiesta con assegnazione della data reale di esecuzione della prestazione richiede la validazione da parte dei medici radiologi e nucleari che ne verificano l’appropriatezza e la coerenza con la classe di priorità” e dunque che questa procedura attuata al Santa Croce e Carle “evita di sottoporre i cittadini a esami non necessari e quindi a radiazioni non giustificate”.
"Siamo professionisti scrupolosi"
Insomma, una cautela di fronte al rischio radiologico che ancora ben non si è compreso come venga osservata nel resto del Piemonte dove non si danno appuntamenti fittizi. Ma anche su questo il segretario della Fimmg, ribadendo la “piena disponibilità al confronto sui temi dell’appropriatezza” usa parola chiare e, se vogliamo, anche dure. “Ma quale medico fa una prescrizione senza valutare il rischio beneficio? Anzi noi siamo molto attenti a questo aspetto, proprio per la complessità di certi pazienti che noi conosciamo, come conosciamo la loro storia clinica. Ripeto, credo che ci sia un maldestro tentativo di scaricare su di noi responsabilità di programmazione che non ci riguardano”.



