Muore in carcere il detenuto obeso, cella speciale per i suoi 260 chili
15:51 Lunedì 20 Ottobre 2025Per arresto cardiaco, al Lorusso e Cutugno di Torino. Arrivava dal carcere di Genova. Mesi fa una tappa a Cuneo dove venne ricoverato in ospedale e piantonato da 10 agenti. La vicenda riaccende il dibattito sulle condizioni di detenzione con patologie
È morto nel carcere di Torino “Lorusso e Cutugno” un detenuto pugliese di 50 anni che pesava circa 265 chili. L’uomo, Francesco De Leo, condannato per truffa e con una pena in corso fino al 2040, ha avuto un arresto cardiaco nella giornata di ieri. Nonostante l’intervento immediato dei sanitari del 118, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile.
Il cinquantenne era stato trasferito nei primi giorni di ottobre dal penitenziario di Marassi, a Genova, alla struttura torinese, dove era stata realizzata una cella apposita per le sue condizioni fisiche eccezionali. Il caso del detenuto era diventato emblematico delle difficoltà del sistema penitenziario italiano nel garantire assistenza adeguata ai reclusi con gravi problemi di salute o con esigenze particolari.
In precedenza, il detenuto era stato assegnato alla casa circondariale di Cuneo, ma il trasferimento non era mai avvenuto perché mancava una cella idonea ad accoglierlo. In attesa di una soluzione, l’uomo era stato ricoverato al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce, piantonato giorno e notte da agenti della Polizia penitenziaria.
Proprio questa situazione aveva scatenato forti polemiche da parte dell’Osapp, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che aveva denunciato l’impiego di “dieci agenti al giorno sottratti al personale già in affanno della casa circondariale cuneese”. L’episodio aveva evidenziato, ancora una volta, le criticità strutturali e organizzative di un sistema penitenziario che spesso si trova a gestire situazioni eccezionali con mezzi ordinari.
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), dopo le proteste e le difficoltà operative segnalate da Cuneo, aveva disposto il trasferimento del detenuto a Torino, dove era stata costruita una cella su misura per le sue necessità. Tuttavia, nemmeno questa soluzione si è rivelata sufficiente per evitare l’epilogo tragico.
La morte dell’uomo riaccende il dibattito sulle condizioni di salute e di detenzione nelle carceri italiane, dove la gestione di detenuti con gravi patologie o disabilità resta una questione irrisolta, tra carenze di personale, strutture inadeguate e lentezze burocratiche.



