SANITÀ

Sanità, il tempo stringe ma il Piemonte arranca

In Italia due visite su tre in Pronto Soccorso eseguite entro il tempo limite. Luci e ombre sulle reti tempo-dipendenti. Sulla gestione e organizzazione il sistema piemontese agli ultimi posti. Meglio nelle singole prestazioni - RAPPORTO AGENAS

Due visite su tre, in Italia, vengono eseguite nei tempi stabiliti. Un dato, ovviamente medio, che nasconde anche notevoli differenze non solo tra una regione e l’altra, ma anche all’interno degli stessi sistemi sanitarie regionali. È il quadro presentata dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionale con il suo rapporto sulle reti tempo-dipendenti. 

Sempre la media dice che le visite nella prima linea degli ospedali vengono fatte entro il tempo limite di 240 minuti per il 94% dei pazienti che accedono al pronto soccorso in codice bianco; 120 minuti per l'80% dei codici verdi, 60 minuti per il 61% dei codici azzurri. Confermata inoltre la tendenza al forte uso del pronto soccorso anche per lievi problemi di salute.

Dei 18.582.255 accessi ai pronto soccorso italiani, circa il 60% sono codici bianchi o verdi; il 20,5% sono codici azzurri; il 7,25% codici gialli; il 9,46% codici arancioni; il 2,33% codici rossi. Un campanello d'allarme questo che fa emergere un'altra percentuale di inappropriatezza e cioè il fatto che troppi italiani ricorrono al pronto soccorso quando non dovrebbero, perché in molti casi non trovano alternative sul territorio come i medici di famiglia perché lo studio è chiuso. Ecco perché è cruciale il decollo della Sanità territoriale finanziata con 7 miliardi dal Pnrr per costruire Case e ospedali di comunità. Anche perché il sovraffollamento in pronto soccorso costringe almeno il 33% dei pazienti ad aspettare troppo per farsi visitare.

Leggi qui il Rapporto

Piemonte in coda

E proprio da quello studio emerge che c’è un grande assente in quella parte del Paese, concentrata soprattutto al Nord, ma non solo, in cui la sanità dove il fattore tempo è cruciale funziona meglio. È il Piemonte. Peggio dell’unica regione settentrionale dove la governance complessiva delle reti tempo-dipendenti la porta in basso alla classifica nazionale fanno soltanto la Basilicata, il Molise e la Sardegna. E dire che è proprio la confinante e assai più piccola Liguria in cima all’elenco, redatto da Agenas, seguita da ToscanaVeneto e con una certa sorpresa dalla Campania che insieme alle Marche compone il quintetto di testa.

Come sempre accade sul fronte della sanità e della qualità dei suoi servizi, anche questo studio basato sui dati rilevati nel 2023 restituisce un’Italia sostanzialmente divisa tra un Nord che fornisce performance migliori e un Sud che arranca, pur se in questo caso con eccezioni di rilievo. 

Per una Campania che si piazza ai primi posti c’è, come appena detto, un Piemonte nelle ultime posizioni a conferma di un grande lavoro ancora da compiere, magari con meno annunci roboanti e più atti concreti da programmare e porre in atto in una silenziosa operosità. Agenas dice chiaramente che laddove i valori sono più bassi l’azione di coordinamento regionale e la pianificazione sono ancora lontane dall’essere completate.

Le reti 

La definizione di reti tempo-dipendenti racchiude gangli cruciali della sanità come le reti cardiologiche, quelle del trauma e certo non ultima l’emergenza-urgenza. E proprio entrando più nello specifico si accentuano le differenze con alcuni recuperi di posizioni, come nel caso della rete cardiologica dove il Piemonte offre buone prestazioni precedendo addirittura regioni come il Veneto e la Toscana, così come anche se in misura minore per l’ictus dove l’integrazione e l’organizzazione migliori restano tutte concentrate al Nord con l’aggiunta della Campania. Sul fronte della traumatologia sempre legata ai tempi il sistema piemontese ottiene un indice di 0,89 contro l’1 pieno della Campania, ma pari a quello del Veneto e decisamente superiore allo 0,31 della Sardegna che sta all’ultimo posto con l’Emilia-Romagna.

Troppi codici verdi

Ma è proprio sul fronte dell’emergenza-urgenza che il Piemonte finalmente entra nelle prime cinque regioni preceduto soltanto da Lombardia, Marche, Liguria e Campania. Un ambito della sanità, questo, dove più pesante è l’effetto della carenza di personale medico e infermieristico, ma anche dove si ripercuotono carenze della medicina territoriale con l’aumento di accessi ai Pronto Soccorso, non sempre giustificati dalla necessità.

In Italia la media dei codici bianchi, quello meno gravi in assoluto ma di consguenza anche con minor impatto per quanto riguarda anali e altri accertamenti, è del 12,17% quindi superiore a quella del Piemonte che si ferma al 9,84. Ma è soprattutto ai codici verdi che occorre guardare per trovare un’interazione più stretta con il sovraffollamento dei Pronto Soccorso. In questo caso il sistema piemontese col il 51,92% supera la media nazionale del 40,30 e resta molto lontano da indici decisamente minori come il 18,31% del Veneto o comunque di una regione anch’essa con una popolazione molto anziana come la Liguria dove i codici verdi sono il 43,12%. 

print_icon