Regina Margherita-Sant'Anna, parto travagliato: "Tempi e piani poco credibili"
Stefano Rizzi 11:51 Venerdì 24 Ottobre 2025Camici bianchi e personale del comparto scettici sulla nascita della nuova azienda il primo gennaio 2026. Molti i problemi da risolvere. E l'esperienza dell'Oirm, con l'ex commissario lasciato solo non aiuta. Ieri l'incontro con i vertici delle aziende non ha acceso entusiasmi
Poco più di due mesi per arrivare a quel primo gennaio 2026 quando, secondo l’annuncio della Regione Piemonte, nascerà la nuova azienda ospedaliera Regina Margherita-Sant’Anna. “Una data molto ravvicinata”, come dice abbondando in diplomazia, ma rimarcando l’aggettivo che segna la brevità del tempo, Gianni Delmonaco, sindacalista di Anaao-Assomed.
Ripa & Grippa
Non certo un’eccezione la sua cautela dopo l’incontro di ieri pomeriggio con il direttore amministrativo della Città della Salute Giampaolo Grippa e il commissario dell’Oirm Franco Ripa, primo passo dopo la delibera con cui la giunta di Alberto Cirio ha richiesto al consiglio regionale di varare la legge istitutiva della nuova azienda ospedaliera con il distacco, dopo del pediatrico, anche dell’ospedale ostretrico-ginecologico dalla Città della Salute.
Non meno perplessità circa il fatto di poter giungere alla data indicata dall’assessore Federico Riboldi, nonostante i poco più di due mesi, festività comprese, arriva dai sindacati del comparto, ovvero degli infermieri e delle altre figure sanitarie. Tempi “fin troppo ottimistici” per Nursing Up che con il segretario provinciale Roberto Aleo osserva come “i temi da affrontare sono molti e complessi, a incominciare dal futuro del personale oggi dipendente da Città della Salute che dovrà essere messo in condizione di decidere dove andare e in che forma contrattuale”.
Missione impossibile
Un tema questo che, nonostante sia trascorso già parecchio tempo, ancora non è stato affrontato per quanto riguarda il Regina Margherita, pensare di farlo in pochi mesi anche per il Sant’Anna appare quantomeno un’impresa ardua. E su questo concordano tutti i sindacati cui ieri sono state proposte alcune slide decisamente sintetiche dove non si va oltre quanto già contenuto nella delibera approvata pochi giorni addietro.
Pur in un riconosciuto “clima sereno”, l’incontro di ieri non sembra aver né sciolto dubbi, né fornito certezze su un percorso che, peraltro, vede come tappa fondamentale il varo della nuova legge per accorpare i ue ospedali, superando di fatto quella che aveva avviato (si fa per dire) lo scorporo del Regina Margherita dall’azienda ospedaliera di corso Bramante.
Il commissario solitario
“Le analisi nel merito non si potranno che fare su certezze consolidate e relativi numeri”, ricorda il sindacalista di Anaao-Assomed, introducendo di fatto passaggi inevitabili, ma che continuano a dover fare i conti con quella scadenza del primo gennaio. A meno che la data rappresenti soltanto la nascita formale della nuova azienda, rimandando in avanti la sua costruzione reale, seguendo il non proprio edificante modello rappresentato da quanto accaduto per il Regina Margherita, dove l’allora commissario Giovanni Messori Ioli ha passato mesi e mesi praticamente da solo, senza neppure una segretaria per non dire della dotazione finanziaria.
Pd all'attacco
Nell’attesa di ragionare sui numeri, il sindacato dei camici bianchi ha chiesto i dati dei due ospedali relativi al periodo precedente la loro fusione all’interno della Città della Salute. E proprio su quelle cifre, così come sui costi e la loro sostenibilità si aprirà facilmente un dibattito al momento di portare in aula a Palazzo Lascaris il testo della nuova legge. I segnali in tal senso già non mancano.
“A due anni dalla sua istituzione, l'azienda Regina Margherita è rimasta una intenzione su un foglio di carta”, ricorda il vicepresidente della commissione Sanità Daniele Valle del Pd. “Esattamente un anno fa – aggiunge l’esponente dem – il commissario Messori Ioli veniva redarguito dall'assessore Riboldi dopo aver espresso criticità e difficoltà in audizione in commissione: la realtà dei fatti, oggi, è più forte dei bavagli della giunta Cirio, che ha accumulato ingiustificabili ritardi e li ha accompagnati a una pericolosa leggerezza sulle conseguenze su pazienti e lavoratori”.


