Guerra dei camici in Piemonte, vertenza da un milione di euro
Stefano Rizzi 16:06 Sabato 25 Ottobre 2025Per i dieci minuti necessari a indossare gli abiti di servizio e poi svestirli a fine turno infermieri e oss presentano un conto salato all'Asl To4. Dopo l'inciampo dell'appuntamento dell'assessore con un solo sindacato, le altre sigle chiedono un incontro con la direzione
Dai camici alle toghe il passo è breve, ma ancor più inevitabile. Se la vicenda della rivendicata remunerazione per il tempo impiegato da infermieri e operatori sociosanitari per indossare l’abbigliamento da lavoro e per poi liberarsene a fine turno è già approdata in tribunale con ben più di cento cause intentate nei confronti dell’Asl To4, adesso della questione viene investita l’avvocatura della Regione.
Il nodo da sciogliere, che vale qualcosa come ben più di un milione di euro per il periodo che va dal 2018 al 2023, torna quindi al grattacielo. Non più con un incontro tra l’assessore alla Sanità e un solo sindacato come sarebbe accaduto se le altre sigle non avessero preso una durissima posizione evocando l’eventualità di atteggiamento antisindacale per Federico Riboldi, il quale ha subito annullato l’appuntamento concesso a Nursing Up.
In questo caso i sindacati, concordemente con i vertici dell’Asl, hanno chiesto di sottoporre tre pareri, sia quelli forniti da loro sia quello dell’azienda all’avvocatura della Regione. E l’incontro al grattacielo è richiesto non soltanto all’assessore, ma anche al direttore regionale della Sanità Antonino Sottile, oltre naturalmente al direttore generale dell’Asl Luigi Vercellino.
Causa milionaria
Una matassa intricata difficile a sbrogliare quella degli arretrati per quei minuti che sommati diventano ore, giorni e mesi e soprattutto qualcosa come più di un milione di euro. Cifra destinata a lievitare con quelle cause intentate singolarmente dai dipendenti che costano in media ciascuna circa 2.500 euro di spese legali.
Dieci minuti al giorno, o più precisamente per ogni turno, che la legge prevede debbano essere riconosciuti economicamente oltre l’orario di lavoro al personale del comparto, ma che l’azienda non ha pagato almeno cinque anni e che adesso si vede chiedere il conto.
Dove pescare i fondi
Un salasso cui si aggiunge la complicazione data da dove prendere quei soldi. Più di una sentenza stabilisce che quel tempo per vestizione e svestizione sia a contemplare come straordinario e, dunque, da pagare attingendo dall’apposito fondo. In caso contrario, se il direttore decidesse di prendere quei soldi dal bilancio, potrebbe facilmente incorrere nei rilievi o anche di peggio da parte della Corte di Conti. Ma il fondo del comparto, con un prelievo di tali dimensioni, verrebbe prosciugato o quasi con l’impossibilità di avere risorse per altre esigenze del personale.
Una soluzione prospettata dall’Asl sarebbe quella di ridurre al 70% il dovuto e su questo fare ragionamenti ulteriori legati alla possibilità di monetizzarne una parte e una parte recuperata dai dipendenti sul loro orario di lavoro.
Al momento tutto è ancora in discussione e chissà che dopo il pronunciamento dell’avvocatura regionale e lo stesso incontro richiesto con urgenza dai sindacati ai vertici della Sanità non si trovi una quadra per riconoscere quel tempo impiegato per mettere e togliere il camice per cui il conto è già molto salato, evitando che lo diventi ancor di più. E, soprattutto, tenendo conto che quello dell’Asl To4 non è un caso isolato in Piemonte.



