La strage silenziosa sul lavoro: 63 morti in Piemonte da gennaio
15:51 Giovedì 06 Novembre 2025Crescono i decessi nei primi nove mesi del 2025: +17%. Torino maglia nera con 29 vittime (+32%). Il Verbano-Cusio-Ossola la provincia più a rischio. Regione sopra la media nazionale. I controlli arrancano, la prevenzione resta sulla carta
In Piemonte la sicurezza sul lavoro arretra, e le statistiche presentato dati allarmanti. Da gennaio a settembre del 2025, le morti sono 63, contro le 54 dello stesso periodo del 2024: un incremento secco del 17%, che porta l’indice regionale d’incidenza a 25,3 morti per milione di occupati, sopra la media nazionale di 24. Una statistica, fornita dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che colloca il Piemonte tra le regioni peggiori d’Italia.
Il quadro si fa ancora più cupo guardando ai decessi “in occasione di lavoro”, quelli cioè avvenuti durante l’attività lavorativa: +34,3%, passati da 35 a 47 in un anno. Scendono invece gli infortuni mortali in itinere (cioè nel tragitto casa-lavoro), da 19 a 16 (-15,8%). Ma non basta a migliorare la fotografia di una regione che continua a pagare un tributo di sangue insopportabile.
Torino si aggiudica la maglia nera per numero di vittime, con un aumento del 32%: da 22 a 29 morti in nove mesi (+32%). Il Verbano-Cusio-Ossola è la provincia più a rischio, con un indice di incidenza di 59,0, seguita da Cuneo (38,1) e Alessandria (34,5). Torino, pur essendo la più colpita in termini assoluti, presenta un’incidenza di 21,9. Chiudono la classifica Vercelli (14,7), Biella (13,7) e Novara (12,7). Le vittime sono sempre più spesso lavoratori maturi: nella fascia 55-64 anni si concentra il numero più alto di decessi (19), seguita da quella 45-54 anni (10). Segno che l’esperienza, da sola, non basta a salvare la pelle.
“Un trend che richiede un’analisi approfondita delle dinamiche territoriali e settoriali – commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio – per individuare con precisione le aree in cui rafforzare gli interventi di prevenzione, vigilanza e formazione”.
Sul tema della sicurezza, si è svolta una seduta congiunta della commissione Legalità e della Terza commissione del Consiglio regionale. Davanti ai consiglieri, Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro, ha illustrato le criticità del sistema di vigilanza e proposto “la messa a regime degli organismi provinciali con una cabina di regia regionale, linee guida comuni e una relazione annuale pubblica, in modo da indirizzare i controlli nei settori più critici”. “Spesso gli enti non comunicano tra loro e questo genera situazioni paradossali – ha aggiunto –. La Regione può e deve fare da coordinamento, evitando sovrapposizioni e aree scoperte”.
Fondata a Torino nel 2010, dopo la tragedia ThyssenKrupp, Sicurezza e Lavoro opera a livello nazionale con progetti formativi, attività editoriali e presidio dei principali processi in materia di sicurezza, dal caso di Brandizzo alla centrale Enel di Bargi (Bologna). L’associazione ha rilanciato anche la proposta di istituire un fondo regionale per le vittime di reati legati alla violazione delle norme di sicurezza, finanziato con le sanzioni alle imprese, per garantire un ristoro economico anche nei casi di insolvenza.
Nel dibattito a Palazzo Lascaris, la consigliera Monica Canalis (Pd) ha denunciato la carenza di personale nei servizi Spresal: “Negli ultimi due anni sono state assunte solo 22 persone a tempo determinato”. Gianna Pentenero (Pd) ha chiesto di estendere a tutto il Piemonte il modello torinese di coordinamento tra enti, mentre Alice Ravinale (Avs) ha posto l’attenzione sul caporalato e sulla sicurezza negli appalti pubblici, citando il caso di Torino Esposizioni: “Servono protocolli chiari e regole su turni, pause e organizzazione del lavoro”. Un bollettino che, al di là delle statistiche, presenta un sistema di prevenzione frammentato, con controlli insufficienti e risorse limitate.



