Chiarelli chi?

Dicono che… qualcun altro, con un briciolo di dignità politica, al suo posto avrebbe già tolto il disturbo da un pezzo, preso il cappotto e salutato la compagnia, prendendo atto di non essere più desiderata. Invece Marina Chiarelli – nonostante l’infinita serie di sfiducie a iniziare dal suo stesso partito, Fratelli d’Italia – va avanti imperterrita, tipo carro armato senza freni in discesa. E se viene invitata sempre più raramente sul suo territorio, la provincia di Novara, dove l’establishment politico la tratta ormai da “appestata”, lei si imbuca fiuta un’iniziativa dei colleghi di giunta: dall’evento di Gian Luca Vignale con la Croce Rossa a Borgomanero, al San Martino Open day di Elena Chiorino a Novara. Oppure presenzia a incontri su materie di cui non ha (più) competenze.

Insomma, l’assessora declassata – rimasta con la sola Cultura dopo essere stata costretta a cedere Turismo e Sport per manifesta incapacità, gira a vuoto come una trottola senza più filo. Ma l’affronto politicamente più pesante l’ha ricevuto da FdI, al raduno per la celebrazione dei tre anni di governo Meloni: sul palco del Palazzo della luce sono stati citati tutti i dirigenti e gli amministratori del partito, per ognuno è stato tessuto un elogio e chiesto l’applauso, persino per gli assenti “giustificati”. Tutti eccetto uno, anzi una: lei. Completamente ignorata, come non esistesse. Un ceffone che pochi avrebbero tollerato. Lei però tira dritto, cerca disperatamente agganci con i vertici nazionali di via della Scrofa (ora è la volta dell’ex cognato d’Italia Francesco Lollobrigida) ma a quanto pare la nomea la precede. Dice di godere della fiducia di Alberto Cirio anche se ai piani alti del grattacielo riferiscono di un recente disappunto, per usare un eufemismo, a proposito degli interventi per il Filatoio di Caraglio che avrebbe parecchio indispettito il governatore.

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