Da Mirafiori alla nano factory, l'automotive si fa tascabile
11:34 Venerdì 07 Novembre 2025L'inaugurazione dello stabilimento di Orbassano della Mole Urbana, fabbrica di micro-car, segna il definitivo trapasso dell'età delle bronzine e del suo modello fordista-taylorista. In circa 8.500 metri quadrati lavorano 30 operai che divenenteranno 100 a pieno regime
Il nastro è stato tagliato. Nello stabilimento di strada Borgaretto 27 a Orbassano, al confine con Beinasco, ex Blutec – un tempo parte della tormentata vicenda Termini Imerese e poi finito in amministrazione straordinaria –, oggi nasce Mole Urbana. Il ministro per l’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, istituzioni nazionali e regionali, partner industriali e centinaia di ospiti hanno inaugurato la fabbrica dove, dopo quattro anni di sviluppo, prende forma la gamma completa di dodici modelli di microcar elettrica. Nelle prossime settimane i veicoli raggiungeranno le concessionarie italiane; oggi, nella stessa giornata dell’inaugurazione, partono le prime consegne ai dealer.
Umberto Palermo, designer e imprenditore torinese, è l’artefice di questo progetto. “Questo non è solo il lancio di una nuova microcar elettrica – spiega – ma il germoglio di un nuovo polo automotive italiano che punta a rilanciare la manifattura e la filiera interamente nazionale. L’iniziativa, che vede Torino come capitale dell’innovazione, si pone l’obiettivo di dimostrare come sia possibile produrre veicoli a basso impatto ambientale con un ciclo produttivo totalmente italiano, dalla componentistica all’assemblaggio finale. Questa strategia rappresenta una risposta concreta alla crisi del settore e un forte segnale di fiducia nella capacità produttiva del Paese”.
Da Mirafiori alla nano factory
Il contrasto è netto. Un secolo fa, Lingotto e Mirafiori incarnavano la stagione ferrigna – l’età delle bronzine – contrassegnata dalle grandi fabbriche fordiste, con migliaia di operai, catene di montaggio, produzione di massa. Oggi, a pochi chilometri da quei giganti spariti o irrimediabilmente in crisi, sorge una nano factory: 30 dipendenti attuali, 80-100 a pieno regime, crescita legata agli ordini.
Ai cancelli, nelle scorse settimane, è comparso il cartello “Si assumono operai”: 500 curriculum in poche settimane, un segnale di speranza in un territorio ferito dalla pesante crisi dell’auto. L’ex capannone Blutec, acquisito tramite il Mise in un’operazione di recupero immobiliare, è stato completamente riqualificato in chiave ecologica. Il tetto, un tempo in amianto, è stato bonificato e sostituito con 8.000 metri quadri di pannelli solari. Un secondo sito produttivo sorgerà a Fabriano, nelle Marche, con caratteristiche analoghe di autoproduzione energetica.
“È un passaggio importante perché è la rinascita di stabilimenti che avevano una destinazione industriale del settore automotive – ha detto il ministro Pichetto – ed è una manifestazione della capacità di design del territorio piemontese decisamente importante. Credo che sia con orgoglio figlio di una storia, la storia dell’automotive in questa città, della storia del design in questa città e in questa regione”.
L’avventura del capannone
“È stata un po’ un’avventura – ha raccontato lo stesso ministro – perché ho conosciuto Umberto Palermo che è venuto a presentarmi il progetto. In quel momento ero al Ministero dello Sviluppo Economico, viceministro, e presiedevo il Tavolo dell’Automotive. Venne con questa idea e poi mi disse: devo trovare il capannone. E io: ma proviamo a cercare fra i tanti capannoni di società in amministrazione straordinaria. Da lì è uscita la storia di questi capannoni e quindi l’invito a coloro che gestivano l’amministrazione straordinaria a mettersi in contatto. Poi man mano ho seguito tutte le varie fasi: oggi è una grande soddisfazione”.
Il secolo scorso, ha aggiunto Pichetto Fratin, “ha dato delle capacità, delle conoscenze, delle passioni che possono continuare con nuovi modelli, con nuovi modi di fare, con nuovi tipi di motore. Pertanto, è una continuità che significa rigenerare ciò che il tempo aveva rischiato di far fallire totalmente. È una rinascita”.
Investimenti, filiera, occupazione
MU-Fabriano srl, la startup che produce i veicoli, ha concluso un aumento di capitale da 3,5 milioni di euro, sottoscritto da Cdp Venture Capital attraverso il Fondo Green Transition (risorse Ue da Next Generation Eu per la transizione green), dal fondo PiemonteNext – istituito e gestito da Cdp Venture Capital con la partecipazione di Finpiemonte – e da un gruppo di industriali e investitori. Il piano prevede un investimento complessivo di 7 milioni di euro, con il secondo round nei prossimi mesi. Oggi i dipendenti sono 30, di cui una ventina di operai appena assunti per il montaggio finale a Orbassano. L’obiettivo è arrivare a 80-100 addetti a pieno regime, con crescita progressiva. Produzione prevista: 400 esemplari entro fine 2025, 1.200 nel 2026. Design essenziale, filiera 99% italiana.
Ispirata alle kei car giapponesi – veicoli compatti ed efficienti per spazio ed energia –, Mole Urbana riporta l’automobile alla missione originaria: trasportare persone e cose in modo essenziale. Dopo aver analizzato l’evoluzione dalla Ford Model T ai modelli contemporanei, Palermo ha constatato come la ricerca di comfort estremo abbia spesso tradito i bisogni reali. La risposta: design leggero, snello, poliedrico. La gamma include modelli per 2 o 4 persone e 4 versioni per il lavoro (consegne urbane incluse). Per ottimizzare gli investimenti, 11 dei 12 modelli condividono telaio, meccanica ed elettrificazione. Componentistica 99% italiana (eccezion fatta per le celle batterie, di origine cinese). Sicurezza da corsa: carrozzeria con roll-bar solidi e avantreno collassabile in caso d’impatto, per proteggere gli occupanti.
Parte fondamentale del progetto si realizza nelle Marche, a Fabriano, dove viene prodotto oltre il 70% dei componenti: telai, sedili, parti in termoplastica, fusioni di alluminio. Qui è nata una filiera snella, originata da un gruppo di industriali, finanzieri e risparmiatori marchigiani, poi estesa in tutta Italia. Partner anche da settori extra-automotive hanno contribuito a un concept produttivo innovativo e sostenibile.
Mercato in espansione, ambizioni nazionali
Mole Urbana si inserisce in un segmento in forte crescita: +30% nel 2023, +35% nel primo semestre 2024. “Vetture di nicchia – sottolinea Palermo – ma che vogliono rappresentare un esempio di come sia possibile costruire auto in maniera sostenibile”. Tra gli spazi produttivi, sono esposte le opere del maestro vetraio Antonio Perotti, simbolo di un’Italia che unisce manifattura, design e arte. Da Mirafiori al piccolo stabilimento alle porte di Torino, Mole Urbana non è solo una microcar. È la prova che l’automotive italiano può rigenerarsi: più verde, più essenziale, più umano. E che il futuro, a volte, nasce nei capannoni dimenticati.



