Visite private, paga il pubblico. Molinette, buco di 400mila euro
Stefano Rizzi 07:00 Sabato 08 Novembre 2025Nel bilancio 2024 un rosso da quasi mezzo milione per l'intramoenia. Dovrebbe portare soldi in cassa, invece li ha portati via. Traballa la narrazione dei sindacati dei medici. Su un caso analogo in Val d'Aosta la Corte dei Conti ipotizza il danno erariale
Altro che portare soldi alla sanità pubblica, come ribadito ad ogni piè sospinto da più di un sindacato dei medici a sostegno della libera professione. L’intramoenia nel 2024 alla Città della Salute ha portato sì denaro, ma via dalle casse della più grande azienda ospedaliera del Piemonte.
Visite, esami, ricoveri e interventi a pagamento anziché far introitare denaro destinato per legge alla riduzione delle liste d’attesa sono finiti ad aumentare il buco del moloch ospedaliero di corso Bramante di poco meno di mezzo milione, 402mila euro per l’esattezza.
Uno sbilancio tra gli introiti della libera professione e le spese sostenute dall’azienda per consentirla che non solo, come detto, va ad appesantire ulteriormente il rosso della Città della Salute, ma cozza apertamente contro la stessa legge che regola la libera professione esercitata dai medici ospedalieri e che vieta espressamente il disavanzo.
Il caso della Val d'Aosta
Di pochi giorni fa la decisione della Procura della Corte dei Conti di contestare un presunto danno erariale all’Usl della Valle d’Aosta per una situazione che appare sostanzialmente analoga a quella che emerge a Torino. Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza nell’azienda sanitaria valdostana avrebbero appurato che le tariffe applicate per le prestazioni in libera professione non aggiornate avrebbero procurato disavanzi di 498mila euro nel 2019, 882mila nel 2020 e 32mila nel 2021.
Ma al di là delle cifre, la vicenda della sanità della Valle d’Aosta che ha portato la magistratura contabile a coinvolgere nel procedimento ben 25 persone risulta interessante per il rilievo che la Procura della Corte dei Conti muove relativamente al fatto che, come scritto in atti, “le condotte poste in essere abbiano tutte natura omissiva essendo state tralasciate doverose attività di monitoraggio e controllo”. Per dovere di cronaca va riferito che l’Usl valdostana sostiene di aver recuperato il 97 per cento del disavanzo già nel 2021 e dopo aver adeguato le tariffe, di aver sempre chiuso i bilanci in utile dal 2022 in poi.
L'inchiesta della Procura
La vicenda, con le sue non poche analogie, pone più di un interrogativo sulla gestione della libera professione nell’azienda di corso Bramante. La questione è peraltro oggetto dell’inchiesta della Procura della Repubblica di cui lunedì si attende il pronunciamento del giudice sulle richieste di rinvio a giudizio per ex direttori generali e dirigenti per fatti che riguardano il passato e, per quanto dato sapere, non la gestione dello scorso anno.
Ma è proprio quella a vedere chiudere il consuntivo con una cifra che in assoluto potrebbe essere anche liquidata come non poi così rilevante, anche se con quei soldi si potrebbero comprare attrezzature e si pagano stipendi per ridurre i tempi d’attesa.
Stop e nuove tariffe
La questione sta però nel divieto imposto dalla norma di avere un passivo sul fronte della libera professione. E nel caso questo si verifichi imporre misure come la sospensione dell’intramoenia e l’immediato aggiornamento delle tariffe in maniera tale da non vedere le spese superare gli incassi. Evidentemente questo non è stato fatto e, a quanto risulta pur essendo state annunciate dal direttore generale Livio Tranchida gli aggiornamenti tariffari ancora non ci sono, nonostante il bilancio sia stato appena firmato. Non solo. Se le appena citate tariffe sono quelle dello scorso anno e le spese non sono certo diminuite, anzi saranno pure aumentate, è difficile escludere che quella voce di passivo si ripresenti nel bilancio 2025.
Tutto questo quando ancora pochi mesi addietro a fronte di alcune perplessità sulla libera professione e il suo rapporto con i tempi di attesa, più di un sindacato dei camici bianchi ha continuato a sostenere che la libera professione intramuraria serviva proprio a portare risorse finanziarie alla sanità pubblica. Un’affermazione legittima se non si scontrasse con un’amara realtà come quella messa nero su bianco nel consuntivo della Città della Salute.
Regione all'oscuro
Realtà che era sconosciuta alla stessa Regione Piemonte come aveva ammesso recentemente la giunta di Alberto Cirio rispondendo con l’assessore Gian Luca Vignale in sostituzione del titolare della Sanità Federico Riboldi. E spiegando al consigliere del Movimento 5 Stelle Alberto Unia, autore di un’interrogazione in merito, che occorreva attendere il bilancio. Ora c’è e anche su questo i pentastellati con la capogruppo Sarah Disabato preannunciano ulteriori interrogazioni, compresa una sul ruolo effettivamente svolto o meno dall’advisor sul documento sottoscritto martedì scorso da Tranchida con “la penna fortunata” di Riboldi.
Quell’advisor che era stato ingaggiato dall’allora commissario Thomas Schael, poco prima di essere giubilato, subordinando la sua firma alla verifica dei conti, compresi quelli sull’intramoenia, anzi soprattutto quelli.
Corsa ai ripari
Conti che per essere riportati in attivo per la sanità pubblica richiedono una rapida rivisitazione delle tariffe, ovvero delle cifre che vengono chieste ai pazienti che scelgono la prestazione a pagamento. Cosa che Tranchida ha già annunciato al momento di firmare il bilancio e dopo aver, ancor prima, apposto il suo autografo sull’ulteriore proroga di due mesi per la convenzione con la clinica Fornaca, proprio per l’intramoenia esercitata all’esterno della Città della Salute, come accade per circa l’85% di tutta la libera professione. E anche questa è un’anomalia, dove l’eccezione prevista dalla legge è diventata negli anni prassi consolidata e diffusa. A dispetto di quell’“entro le mura dell’ospedale” che suona come un paradosso.



