Centro protagonista o inutile

Al di là del giudizio e delle opinioni che ognuno può avere sul profilo, sul progetto e sulla natura del Centro e della “politica di centro” nel nostro Paese, un fatto è indubbio. E cioè, nella storia democratica italiana il Centro o è protagonista o è un semplice accessorio. Destinato a svolgere un ruolo puramente ornamentale e periferico. Lo dice la storia, lo dice l’esperienza concreta e lo dicono soprattutto le dinamiche politiche che si sono svolte in questi decenni.

Ora, su questo versante, è abbastanza evidente registrare oggi dove una ricetta centrista può potenzialmente giocare un ruolo protagonistico. O meglio, non meramente aggiuntivo e, di conseguenza, del tutto pleonastico.

Nel cosiddetto “campo largo” chi, oggi, detta l’agenda politica e programmatica, sono le quattro sinistre. E cioè, la sinistra radicale e massimalista della Schlein, la sinistra sempre più populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/ Salis e la sinistra pan sindacale della Cgil a guida Landini. Per chi non si riconosce nell’universo valoriale della sinistra, e come si suol dire, “c’è posto solo in piedi”. Da Renzi a Ruffini, dai simpatici “civici” di Onorato a Demos, dai sedicenti centristi del Pd agli innumerevoli gruppi e movimenti centristi, è tutto un mondo che può certamente assistere alla partita ma che, come la concreta esperienza dimostra tutti i giorni, non entra minimamente in gioco nella costruzione del progetto complessivo della coalizione di sinistra e progressista.

Sul versante del centro destra la situazione è un po’ diversa per due motivazioni di fondo. Innanzitutto, perché c’è un partito dichiaratamente centrista che è Forza Italia. In secondo luogo, perché c’è il tentativo, e l’obiettivo, della Premier Meloni di allargarsi verso l’elettorato centrista e moderato. Di qui la sua apertura alla Cisl, alla Coldiretti, a Comunione e Liberazione e a molte altre realtà associative, di categoria e professionali che sono dichiaratamente riconducibili all’universo valoriale moderato, centrista e riformista. Dopodiché c’è la Lega di Salvini – non di Zaia o Fedriga – che, oggettivamente, rappresenta una destra politicamente impresentabile e nociva per la stessa coalizione di governo. Insomma, da queste parti il Centro non è respinto pregiudizialmente come capita, puntualmente e quotidianamente, a sinistra e in ciò che attualmente la compone con le sue varie articolazioni.

Infine, c’è chi persegue in modo solitario e coraggioso il progetto politico di un Centro democratico e riformista e con una vera ed autentica cultura di governo. Come Carlo Calenda con il suo partito, Azione. Una proposta e un progetto che vanno rispettati e guardati con grande attenzione ed interesse perché, come è già capitato in altri momenti della storia della seconda repubblica, arriva un momento in cui occorre avere anche il coraggio – nonché la coerenza – di marciare da soli per salvare un patrimonio politico, culturale e anche e soprattutto di governo che rischia di essere sacrificato sull’altare di un maldestro e nefasto bipolarismo. E, oggi, forse, siamo in uno di quei tornanti storici decisivi per salvare il progetto del Centro e la sempre moderna ed attuale “politica di centro”.

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