Giachino molla Totò

Dicono che… qualcosa deve essere andato storto, oppure che a un certo punto si sia reso conto che le prospettive non fossero poi così sicure. Fatto sta che la permanenza di Bartolomeo Giachino nella Dc di Totò Cuffaro è durata meno di un gatto in tangenziale. Qualche settimana, non di più. E dire che a fine settembre il buon vecchio Mino, per i democristiani d’antan “Gec”, aveva fatto il grande passo: lasciare Fratelli d’Italia, dove pure era stato nominato responsabile piemontese delle politiche di Trasporti e Logistica, sedotto dalla rinnovata Balena Bianca nella sua versione siculo-revival. Una scelta meditata? Un rigurgito di nostalgia scudocrociata? Oppure, come bisbigliano nei corridoi, un calcolo di posizionamento in vista delle prossime Comunali di Torino? Già, perché con lo scudo crociato Gec sperava di rimettere in moto la sua carriera politica. Ma poi – dicono – sarebbero arrivate le nuove vicissitudini giudiziarie dell’ex presidente della Regione Sicilia. E non si sa mai: certe ombre, anche se non riguardano te, meglio non farsene lambire. Così Giachino ha fatto dietrofront, lasciando la Dc cuffariana più decapitata che mai.

A reggerla ora c’è infatti una sua vecchia conoscenza: Gianpiero Samorì, il finanziere che negli anni d’oro, al timone del Mir (Moderati Italiani in Rivoluzione), sognò persino di essere l’erede di Silvio Berlusconi. Vicino a Marcello Dell’Utri, controverso di professione, ora si ritrova a guidare la carcassa del partito orfano di Cuffaro proprio mentre – ironia della sorte – l’ex sottosegretario ai Trasporti del quarto governo Berlusconi, per grazia ricevuta da Gianni Letta, decide che a 79 anni non è troppo tardi per una nuova tessera: stavolta quella dell’Udc.

E qui entrano in scena i narratori delle anticamere subalpine. Raccontano che a convincere Giachino all’ennesimo cambio di casacca sia stato Vito Bonsignore, l’ex luogotenente andreottiano in Piemonte, sopravvissuto a tutte le stagioni e tuttora molto attivo dietro le quinte. Uno che nel partito di Lorenzo Cesa pesa eccome, tanto da aver sistemato alla vicesegreteria nazionale il fedelissimo Paolo Greco Lucchina.

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