POLITICA & SANITÀ

Intramoenia, medici contro la Regione. Impugnata al Tar la legge del Piemonte

Il sindacato dei camici bianchi Cimo contesta il regolamento sulla libera professione. "Incostituzionale" e adottato senza contrattazioni aziendali. Il testo del leghista Icardi condiviso dall'assessore Riboldi. Ennesima grana sulla libera professione

L’intramoenia, in Piemonte, finisce davanti ai giudici. Il sindacato dei medici Cimo, tramite i suoi legali, ha presentato ricorso al Tar per l’impugnazione del regolamento sulla libera professione approvato lo scorso 23 settembre dal consiglio regionale.  A quanto risulta, il sindacato nel ricorso ai magistrati amministrativi contesta alla Regione l’adozione di un atto che impone nuove regole all’esercizio dell’intramoenia senza una preventiva contrattazione integrativa all’interno delle aziende sanitarie e ospedaliere. 

"Eccesso di potere"

Cimo, inoltre, solleva una serie di presunte violazioni di legge sempre da parte della Regione che si sostanzierebbero in “incompetenza” nella materia, ma anche “eccesso di potere”, fino all’”illegittimità costituzionale” della legge da cui deriva il regolamento stesso.

Quelle che appare ben di più di una presa di posizione da parte del sindacato dei camici bianchi arriva come un fulmine sul grattacielo della Regione proprio in un momento in cui l’intramoenia e la sua gestione nell’ultimo decennio da parte della più grande azienda ospedaliera del Piemonte è al centro di inchieste giudiziarie, così come di non pochi interrogativi e questioni aperte che attengono al bilancio 2024 della stessa Città della Salute, firmato lo scorso novembre dal direttore generale Livio Tranchida, ma tuttora al vaglio della direzione regionale della Sanità. 

Pubblico e privato

Materia oggettivamente complessa, quella che consente ai medici dipendenti del servizio sanitario nazionale di svolgere la libera professione con visite, esami e interventi a pagamento, resta uno dei nodi più complicati della sanità italiana. Eccezioni divenute praticamente regola come quella dell’esercizio dell’intramoenia al di fuori degli ospedali e in strutture private, il difficile rapporto tra il numero delle prestazioni erogate dallo stesso professionista a pagamento e quelle a carico del servizio sanitario, la spessa contestata dai camici bianchi stretta relazione tra la libera professione e le liste d’attesa, fanno della questione un terreno difficile e spesso scivoloso.

Il testo e l'avvocato

Forse anche sull’onda delle vicende giudiziarie e a fronte di un’oggettiva confusione tra il ruolo della sanità pubblica e quella privata, la scorsa primavera l’ex assessore alla sanità della LegaLuigi Icardi passato in questa legislatura a presiedere la commissione che si occupa della stessa materia presenta un testo quadro per aggiornare e regolare la libera professione che peraltro lo è già da una norma nazionale. 

Dopo alcuni mesi il testo viene approvato, ma è solo una cornice. Il contenuto vero e proprio arriva con il regolamento la cui bozza si circonderà di una sorta di mistero visto che si scoprirà che è stata materialmente scritta su un computer di uno studio legale. 

E un legale, peraltro, sarà anche presente alle riunioni con i vertici delle Asl che precederanno l’approvazione del testo a Palazzo Lascaris, salutato dalla maggioranza e dallo stesso assessore Federico Riboldi come un passo importante per la gestione di una materia complessa.

Nuove regole

Alla necessità di adeguarsi alle nuove regole farà riferimento anche il direttore generale della Città della Salute motivando le proroghe concesse ad alcune cliniche private dove i medici dell’azienda esercitano l’intramoenia e le cui convenzioni sono scadute da tempo. Sempre di Città della Salute è il direttore sanitario Lorenzo Angelone, riportato in corso Bramante da Tranchida, che proprio a poche ore dal voto dirà in un’intervista che la decisione se svolgere l’attività dentro l’ospedale o in struttura privata è “una scelta volontaria dei medici”. 

I dubbi del Pd

Una bestemmia giuridica che solleva un putiferio e rimanda molti alla linea dure che sulla questione e in particolare sul rapporto con le strutture private era stata tenuta dall’allora commissario della Città della Salute Thomas Schael, rapidamente giubilato da Riboldi. In quell’occasione dal PdDaniele Valle pronuncerà parole severe e, oggi, forse lungimiranti: “Se consideriamo quanto sia inusuale che un provvedimento tecnico di questa portata nasca su iniziativa consiliare e poi consideriamo le parole del direttore sanitario, non possono non sorgere dei dubbi sulle reali intenzioni della giunta regionale”.

Davanti ai giudici

Dubbi cui ora si aggiunge la decisione del sindacato dei camici bianchi, lo stesso che portò in tribunale Schael, accusandolo di condotta antisindacale e che proprio il pronunciamento del giudice sarà poi citato da Riboldi nella delibera con cui verrà ufficializzato il suo licenziamento. Pochi mesi dopo tocca proprio alla Regione con il suo contestato regolamento sull’intramoenia, ad essere portata dalla stessa sigla sindacale davanti ai magistrati.

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