SALA ROSSA

Askatasuna Real Estate: Lo Russo "immobile" sul patto con il centro sociale

In Consiglio comunale, all'indomani dell'assalto alla redazione della Stampa, il sindaco difende la scelta di collaborare con gli antagonisti e attacca il ministro Piantedosi: "Basta polemiche sterili, lo invito a Torino". L'opposizione non ci sta: "Discorso divisivo, basta ambiguità".

Il sindaco arriva, difende il patto con Askatasuna e se ne va. Dibattito infuocato quello di oggi in Sala Rossa, in occasione delle comunicazioni del primo cittadino Stefano Lo Russo sull’irruzione degli antagonisti all’interno della redazione della Stampa, avvenuta venerdì scorso. Il sindaco ha condannato con fermezza l’azione violenta, ma ha rivendicato il patto di collaborazione civica con il centro sociale occupato: “Non ci sono i termini per l’interruzione del patto, andiamo avanti su questa strada per ripristinare la legalità”. Al contempo ha lanciato dure critiche al governo di Giorgia Meloni e in particolare al suo ministro degli Interni Matteo Piantedosi, invitandolo a Torino a far visita alle forze delle ordine che pattugliano la città, “anziché fare polemiche sterili”. Parole che hanno scatenato la reazione accesa dell’opposizione, quando però il sindaco era già uscito dall’aula.

Condanna dell'assalto e difesa del patto

“Chi colpisce un giornale colpisce il cuore della democrazia”, ha esordito Lo Russo, confermando la solidarietà già espressa alla redazione nel pomeriggio dell’assalto. Il sindaco ha però voluto tracciare una netta distinzione tra gli assalitori e il resto dei manifestanti: “Dobbiamo separare chi protesta, esercitando un diritto tutelato dalla Costituzione, da chi sceglie deliberatamente la via della violenza. L’attacco alla redazione della Stampa è un ulteriore salto di qualità rispetto a quanto successo negli scorsi mesi con la devastazione delle Ogr e l’attacco alla sede di Leonardo”, ha detto il sindaco. “Si tratta di un attentato alla democrazia”. Lo Russo ha poi respinto ogni collegamento tra l’assalto e il patto di collaborazione con il centro sociale Askatasuna portato avanti dalla sua amministrazione, definendo “fuorviante e strumentale” associare un percorso amministrativo a dei comportamenti eversivi.

“L’immobile di corso Regina Margherita 47 è occupato dal 1996. Molti degli assaltatori de La Stampa – ha proseguito il sindaco –  nemmeno erano nati. In questi 29 anni si sono succeduti 16 governi, 13 ministri dell'Interno, 12 prefetti e 5 sindaci. Le destre che oggi invocano lo sgombero non hanno mai ritenuto di intervenire quando ne avevano gli strumenti”. Il sindaco ha chiarito che se le autorità di pubblica sicurezza o giudiziarie decideranno per il sequestro dell'immobile “il patto si considererà chiuso”. Ma ha poi aggiunto: “Sarebbe eccessivamente ottimista pensare che chiudere un edificio risolva problemi così complessi. Nell'era delle chat criptate e dei social media, serve una strategia integrata, non un semplice atto immobiliare”. Il patto di collaborazione quindi va avanti: “Percorso civico pubblico e trasparente, siamo sulla strada giusta”. Se lo dice lui.

L'attacco al governo Meloni

Lo Russo ha poi puntato il dito contro il ministro dell’Interno Piantedosi: “Capisco la necessità di trovare nuovi bersagli polemici, ma dopo tre anni di governo sarebbe utile concentrarsi sui dati reali della sicurezza che, al di là della retorica, peggiorano". Citando il rapporto della Polizia, il sindaco ha evidenziato che “al 31 dicembre 2024 le carenze organiche ammontavano a 11.340 unità, il 10% della dotazione prevista. A Torino significa 200 agenti in meno. In meno di 11 mesi la Questura ha perso oltre il 10% della forza organica”. Ha inoltre ricordato che anche a causa di questo i reati negli ultimi tre anni sono aumentati, e ha invitato il ministro in città per avere contezza delle criticità della situazione: “Sarò lieto di accompagnare il ministro Piantedosi a incontrare gli agenti che lavorano sotto organico nelle nostre strade per costruire insieme una strategia”, ha concluso. “I problemi reali non si risolvono con polemiche sterili ma lavorando insieme”.

La furia dell’opposizione

Parole che hanno scatenato reazioni molto dure da parte dell’opposizione. Il consigliere della Lega Giuseppe Catizone ha parlato di “discorso divisivo”, accusando il sindaco di vicinanza a chi “solidarizza con imam pro-Hamas”, riferendosi al caso dell’espulsione di Mohamed Shehin per le sue frasi in cui giustificava gli attacchi del 7 ottobre. Enzo Liardo (Fratelli d'Italia) ha definito il patto “Una scommessa persa”, citando le parole dei procuratori Lucia Musti e Francesco Saluzzo. “Askatasuna non cambierà mai la sua ragione sociale”, ha concluso. Particolare indignazione ha suscitato poi l’abbandono dell’aula da parte del sindaco dopo il suo intervento, senza ascoltare le repliche dei consiglieri. “L’assenza del sindaco offende la mia intelligenza", ha dichiarato il consigliere di Noi Moderati Pino Iannó, che ha così rinunciato al proprio intervento. Ferrante De Benedictis (FdI) ha parlato di “Mancanza di rispetto istituzionale” e ha attaccato Lo Russo con una punta di ironia: “Sarà pure un bravissimo amministratore ma politicamente non ne azzecca una, a sinistra siete annebbiati dall'ideologia”.

La leghista Elena Maccanti ha chiesto al sindaco di strappare il patto: “Cosa dobbiamo aspettare ancora perché questa amministrazione esca dall'ambiguità?”, mentre il collega di partito Fabrizio Ricca l'ha definito "un sindaco struzzo" che scappa dalle responsabilità: "In sedici minuti di sproloqui avrebbe potuto distinguersi dai suoi predecessori, ma ha scelto di comportarsi come una Chiara Appendino qualunque". Federica Scanderebech (Forza Italia) è stata ancora più netta: “O è lui a recedere dal patto o la città deve recedere da lui: si dimetta”. “A noi consiglieri è stato vietato l’accesso all’immobile di corso Regina, perché ci è stato detto che stava per crollare. Eppure risulta ci siano ancora persone al suo interno: c’è pericolo di crollo o no?”, è stato invece l’attacco del consigliere di Torino Bellissima Pierlucio Firrao, che ha poi lanciato un monito rispetto all’atteggiamento a suo dire troppo accondiscendente nei confronti di questi movimenti: “Chi semina vento raccoglie tempesta”. Sulla stessa linea Andrea Russi, capogruppo del M5s: “La gestione è sfuggita di mano al sindaco, la situazione non è in alcun modo sotto controllo”. Russi ha inoltre evidenziato la sintonia tra Lo Russo e il Presidente della Regione (di centrodestra) Alberto Cirio, non mancando così di lanciare una stoccata al centrodestra, che parlerebbe solo di Askatasuna in quanto unico vero punto di scontro.

I collettivi rivendicano

Intanto il Collettivo Universitario Autonomo, alcuni dei cui militanti sono stati identificati dalla Digos tra i partecipanti all’irruzione, ha pubblicato un comunicato in cui rivendica l’azione come “espressione della spontaneità della rabbia, accumulata in due anni di bugie”. Il gruppo respinge l’accusa di attacco alla libertà di stampa e sostiene che l'irruzione, avvenuta “senza che nessuno si facesse male”, servisse a denunciare “il ruolo dei giornali nel legittimare il potere e, oggi, nel legittimare il genocidio in Palestina”.

Nel comunicato poi si chiedono: “Perché lo Stato è così rapido nell'indignarsi per una manifestazione mentre non condanna lo sterminio di duecentomila palestinesi?”. “Se il futuro che propongono ai giovani è la leva obbligatoria e andare al macello in trincea per interessi di politici corrotti – conclude il Collettivo – allora ben vengano giornate come quella di venerdì”.

Appello alla responsabilità

Tornato finalmente in aula (giustificando la criticata assenza con un collegamento televisivo e un punto stampa con i cronisti) per una breve replica finale, Lo Russo ha richiamato tutti alla responsabilità: “Torino ha attraversato periodi bui che sono stati superati grazie al rigore delle istituzioni, distinguendo responsabilità individuali da contesti più ampi. Non dobbiamo alimentare la tensione né cedere a semplificazioni che fanno male alla città”. “Continueremo a lavorare con tutte le istituzioni – ha concluso – per migliorare la qualità della vita della nostra comunità, senza nascondere la polvere sotto il tappeto, ma affrontando i problemi reali con serietà e non con la caciara politica”. Un discorso che però non sembra aver convinto troppo i suoi oppositori, in Consiglio comunale e fuori. E sulla  controversa vicenda Askatasuna torneranno presto a rendergli conto.

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