Bonaccini abbraccia Schlein, riformisti divisi in Piemonte
Davide Depascale 07:00 Venerdì 12 Dicembre 2025Domenica all'assemblea del Pd l'ex governatore potrebbe entrare in maggioranza. Energia Popolare si spacca anche in Piemonte: Valle e Laus pronti a seguire il leader, Canalis si defila e chiede garanzie per la nuova minoranza interna: "Non ci faremo cacciare"
L’ingresso di Stefano Bonaccini in maggioranza potrebbe segnare la fine dell’anomalia piemontese. L’assemblea nazionale del Partito Democratico, in programma domenica a Roma, avrà le sue ripercussioni anche a Torino, dove finora ha retto un assetto antecedente all’elezione a segretaria di Elly Schlein, vittoriosa alle primarie del 2023 proprio contro Bonaccini, la cui corrente Energia Popolare in Piemonte esprime sia il segretario regionale Domenico Rossi che il segretario della Città metropolitana Marcello Mazzù. Anche il gruppo consiliare a Palazzo Lascaris è diviso perfettamente a metà tra sinistra dem (guidata dalla capogruppo Gianna Pentenero) e riformisti. Ma se domenica dovesse essere certificato il passaggio del Rubicone da parte dell’ex governatore dell’Emilia-Romagna e attuale presidente del Pd, il peculiare equilibrio tra le anime del partito in regione cesserebbe di esistere, rimescolando così tutte le carte.
Dal consociativismo al patto
Al momento non c’è nessuna conferma, e con ogni probabilità non ci sarà fino a domenica, quando – insieme ai componenti della sua corrente – deciderà se votare o meno la relazione della segretaria. Ma che Bonaccini sia sempre più vicino a Schlein, abdicando al ruolo di leader della minoranza non è un mistero per i più attenti osservatori. Nessun distinguo è arrivato da parte sua sui quesiti referendari su lavoro e cittadinanza promossi dalla Cgil (e appoggianti con forza da Schlein) questa primavera, che nel caso in cui avessero raggiunto il quorum sarebbero andati a smantellare il Jobs Act di Matteo Renzi, che pure del Pd è stato segretario.
Nessuna critica alla linea di Elly in politica estera, che più di qualche malumore anche tra i parlamentari dem di area moderata continua a suscitarlo. Insomma, su tutti i temi chiave l’ex governatore ha rinunciato a fare da contraltare alla linea della maggioranza, preferendo un approccio consociativo, di totale collaborazione con la segreteria, che vedrebbe nell’ingresso la sua naturale evoluzione.
Un approccio che però non è stato condiviso da tutti all’interno di Energia Popolare, che nei fatti ha già perso la sua ala più centrista. L’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori, la vicepresidente dell’Europarlamento Pina Picierno, l’ex ministro Graziano Delrio e i parlamentari Lia Quartapelle, Filippo Sensi e Simona Malpezzi si sono già di fatto messi in proprio, con gli incontri di Milano a ottobre e di Prato a novembre che hanno delineato la nascita di una nuova corrente, con l’obiettivo di mettere in discussione il ruolo di Elly Schlein non tanto come segretaria ma come candidata premier: lo statuto del Pd prevede la sovrapposizione dei due ruoli, ma i riformisti giudicano il suo profilo inadatto ad attrarre il voto cattolico moderato, che le preferirebbe Giorgia Meloni, consegnandole così la riconferma a Palazzo Chigi.
Il Correntone anti-Bonaccini
A fronte di queste mosse, l’area del partito che sostiene la segretaria, guidata dagli ex ministri Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza, ha deciso di far fronte comune, dando vita due settimane fa a Montepulciano al correntone “Costruire l’alternativa”, che ne blinderebbe la leadership, e al contempo andrebbe a condizionarne le scelte.
Ma all’interno del Pd c’è anche chi vede nella nascita del Correntone una risposta all’imminente arrivo di Bonaccini tra gli schleiniani: adesso che c’è anche lui la torta si allarga, e a noi ci tocca una fetta più piccola, è stato il ragionamento. Meglio mettersi insieme allora, per far capire a Schlein da chi dipende la sua maggioranza. Un’interpretazione che ha la sua logica, e che domenica potrebbe trovare ulteriore conferma nei fatti.
Il caso Delrio
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata la scorsa settimana, quando sono scoppiate le polemiche relative al Ddl sul contrasto all’antisemitismo promosso da Delrio, aspramente criticato non solo dall’ala sinistra del campo largo, ma dagli stessi compagni di partito dell’ex ministro, a partire dal capogruppo dem in Senato Francesco Boccia, che ha sconfessato pubblicamente la proposta del suo collega: “Non rappresenta il partito”, ha tagliato corto, mentre la Schlein ha preferito adottare la strategia dell’opossum non commentando la vicenda.
Tuttavia il Ddl era stato depositato mesi addietro, nel corso di una discussione sul tema dell’antisemitismo, e difficilmente Boccia non ne era al corrente. Sono state le parole del co-portavoce di Avs Angelo Bonelli ad accendere la questione, e a quel punto il capogruppo ha colto la palla al balzo: quale occasione migliore per colpire la minoranza a una settimana dall’assemblea?
Addio geometrie variabili
Ma se davvero Energia Popolare darà il suo sostegno a Schlein, cosa faranno i dem piemontesi? Seguiranno Bonaccini o resteranno in minoranza, mantenendo intatta l’anomalia? In realtà i riformisti sabaudi si sono già divisi: se da una parte infatti il deputato Mauro Laus e il consigliere regionale Daniele Valle sono pronti a seguire l’ex governatore in maggioranza, i cattodem Monica Canalis e Stefano Lepri, vicini a Delrio, non ne hanno alcuna intenzione.
E se la divisione finora è rimasta a “geometrie variabili”, con Canalis che non ha mai lasciato il coordinamento regionale di Energia Popolare per non rompere il fronte riformista e tutelare l’attuale assetto – volto a garantire anche la riconferma di Stefano Lo Russo a Palazzo Civico – un ingresso nero su bianco dei bonacciniani in maggioranza cambierebbe tutto: “Se noi diventiamo minoranza anche in Piemonte abbiamo diritto a dei ruoli di garanzia”, ha detto Canalis, che non ha alcuna intenzione di lasciare un Pd sempre più spostato a sinistra: “Noi non ci facciamo cacciare, siamo i fondatori di questo partito e restiamo orgogliosamente in minoranza. Non accettiamo purghe e stalinismi”.
Così la presidenza regionale oggi affidata alla schleiniana Nadia Conticelli dovrebbe finire a un riformista, con la stessa Canalis tra i più papabili per occupare il ruolo, mentre i segretari Rossi e Mazzù sarebbero a tutti gli effetti espressione della maggioranza, che però vorrebbe ridiscutere l’assegnazione delle cariche. L’anomalia piemontese ha i giorni contati.



