"Con l'Ucraina, ma anche con Trump", Cirio cerchiobottista al "provino" tv
11:29 Venerdì 12 Dicembre 2025Difendere Kiev tenendo aperto il dialogo con la Casa Bianca. Bravi tutti: Crosetto, Tajani e Meloni. Il governatore piemontese affronta la prova del casting promosso dai figli di Berlusconi senza una sbavatura. Basterà per battere il "gemello diverso" Occhiuto?
In Forza Italia non si discute tanto di linee politiche, si osservano le facce. E soprattutto si misura chi buca lo schermo. Del resto, è stato ancora ieri Pier Silvio Berlusconi, che con la sorella Marina esercita in maniera sempre più marcato il ruolo di azionista di maggioranza del partito, a sollecitare “facce nuove”, rifilando l’ennesimo schiaffetto al reggente Antonio Tajani. E i due rampolli del Cavaliere non perdono tempo, hanno già avviato un casting per scovare future prime linee azzurre, testando fedeltà ai “principi” originari della creatura paterna, carisma e, soprattutto, se si buca lo schermo.
E da qui la sfida tutta interna tra i due “gemelli diversi”: Roberto Occhiuto e Alberto Cirio. Entrambi governatori – il primo della Calabria, il secondo del Piemonte –, entrambi vicesegretari, entrambi con aspirazioni di ribalta nazionale. L’obiettivo è capire chi dei due regge meglio la scena, chi ha il passo giusto per diventare qualcosa di più di un amministratore popolare. Chi, appunto, buca lo schermo.
La prova televisiva è una delle più insidiose. Perché in tv non basta non sbagliare: bisogna lasciare una traccia. E così, mentre Occhiuto gioca spesso la carta dell’imprinting liberale, del decisionismo, ostentando sicumera e persino un po’ di sfacciataggine, Cirio si presenta con l’arma opposta: equilibrio, misura, pacatezza, toni e argomenti rassicuranti. Dopo la partecipazione alla trasmissione 4disera condotta da Paolo Del Debbio su Rete4 di ieri, oggi è toccato all’albese, passare gli esami sugli schermi di Mattino Cinque, la trasmissione mattutina in onda sulla rete ammiraglia della famiglia. Un passaggio tutt’altro che casuale.
Tema dell’esame: politica estera. Terreno minato anche per chi la maneggia ogni giorno, figurarsi per un presidente di Regione. Ma Cirio non si è scomposto. Voce bassa, frasi lunghe, lessico istituzionale, postura da uomo di governo. Nessuna improvvisazione, nessuna battuta fuori posto. E soprattutto nessuna presa di posizione che possa suonare divisiva. Atlantista senza esitazioni, europeo senza se e senza ma, meloniano quanto basta. E soprattutto attentissimo a non creare ombre su Tajani, leader formale e ministro degli Esteri, anche se sempre più incolore.
“L’Italia non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, non ha mai fatto mancare il proprio voto. Ancora ieri il ministro della Difesa, Crosetto, nella riunione dei ministri della Difesa confermava l’appoggio chiaro all’Ucraina. Noi non abbiamo mai avuto dubbi su chi è l’aggressore su chi l’ha aggredito – ha affermato –. Non abbiamo mai avuto dubbi sulla necessità di salvaguardare l’integrità degli stati e quindi del motivo per cui abbiamo scelto e continuiamo a scegliere di difendere l’Ucraina, ma nello stesso tempo tenendo aperte le porte del dialogo. Non dimentichiamo che più ci si parla, meno si combatte. E avere qualcuno che parla di più all’interno della coalizione europea con gli Stati Uniti è un valore aggiunto che Io credo faccia bene anche al peso dell’Italia in Europa”.
Una dichiarazione che non fa una piega. E infatti non ne fa nemmeno una di troppo. Quando gli chiedono se l’Italia, forte dell’“ottimo rapporto con Trump”, rischi di diventare un grimaldello per indebolire l’Europa, Cirio non arretra di un millimetro dal sentiero stretto del buon senso, al limite della banalità: “Credo – ha detto Cirio – che le guerre avvengano proprio quando non ci si parla. Credo invece che parlarsi e avere ponti di dialogo sia fondamentale. E il fatto che all’interno della nostra realtà europea, che nessuno ha mai messo in discussione, né che questo governo né tantomeno la nostra coalizione ci sia la possibilità di un dialogo privilegiato, di un dialogo con maggiore possibilità di contatto diretto con gli Stati Uniti possa essere di aiuto. Tant’è che la nostra presidente del Consiglio sta facendo un lavoro egregio, difficile, complicato, però sta tenendo aperta una porta che non può chiudersi, che è quella del rapporto storico fatto di ieri, di oggi e di domani con gli Stati Uniti”.
“Io credo che l’Europa si stia risvegliando – ha spiegato –, perché se è evidente che le posizioni di Trump sono sferzanti e lo sono anche i toni nei confronti dell’Europa. Ma se andate a leggere il rapporto Draghi di qualche mese fa, Draghi lo dice da innamorato dell’Europa e lo dice in termini molto più economici. Dice che l’Europa se non si fa una politica di difesa non ci sarà più, se non ha una politica energetica non si farà più, se non gestisce l’immigrazione non si farà più”. Sull’eventualità che si possa dire a Zelensky “devi cedere” alla Russia “il Donbass, persino qualche parte di territorio che militarmente non hai perso”, Cirio ha risposto che “evidentemente gli accordi sono accordi proprio perché ci si incontra e si fa un passo verso una posizione che può essere una posizione comune. Quella che è l’asticella e che non bisogna confondere chi è l’aggressore e chi è l’aggredito. Questa è un’asticella molto chiara che anche il nostro governo, e tutta l’Europa, mettono assolutamente come primo punto. Non deve essere una mortificazione, ma nello stesso tempo un accordo presuppone che tutti facciano comunque un passo per trovare un punto comune, perché qui non dimentichiamo che parliamo di salvare migliaia di vite di persone. Parliamo di salvare anche un’economia europea, un’economia mondiale”.
Traduzione: nessuno tocchi l’Europa, nessuno rompa con Washington, applauso di prammatica a Giorgia Meloni, condivisione della linea di Tajani che oltre a essere leader del suo partito è pure incidentalmente il ministro degli Esteri, che brilla per l’assoluta marginalità e inconsistenza. Insomma, un cerchiobottismo degno del miglior Forlani, quel navigare tra Scilla e Cariddi senza bagnarsi i piedi, quello del parlare senza far rumore, occupare spazio senza creare ombre.
Una prova pulita, tecnicamente ineccepibile. Ma nel laboratorio berlusconiano la domanda non è se Cirio sappia governare o parlare bene. La domanda è se questa compostezza buca lo schermo quanto il decisionismo ruvido di Occhiuto. Perché nel duello tra i due gemelli diversi non vince chi sbaglia meno. Vince chi resta impresso, anche quando il televisore è spento. E mentre Cirio perfeziona l’equilibrio, Occhiuto continua a giocare d’anticipo, pronto a prendersi la scena anche a costo di qualche graffio. In tv come in politica, il rischio spesso paga. E, come insegna Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai.



