REGOLE DEL GIOCO

La Lega vuol restare in collegio. Tensioni sulla legge elettorale

Meloni spinge per mettere in soffitta il Rosatellum, ma Salvini non vuole rinunciare alla parte maggioritaria. Molinari: "Gli uninominali fanno esprimere tutto il nostro potenziale al Nord". Collegi strategici al Sud per il Pd, ma Conte è sulla linea della premier

“La riforma elettorale in questo momento non mi interessa”. Le parole di Matteo Salvini già basterebbero così per segnare una distanza marcata rispetto alle intenzioni di Giorgia Meloni e al suo partito, ma anche nei confronti di Forza Italia più favorevole al ritorno al proporzionale. Il disinteresse manifestato dal leader della Lega ha, però, in sé un messaggio chiaro e che rimanda alla decisa contrarietà a rinunciare ai collegi uninominali che attualmente pesano il 37% sia per gli eletti alla Camera sia al Senato. Il motivo è altrettanto chiaro. 

La fortezza nordista

Il capogruppo a Montecitorio Riccardo Molinari lo esplicita ulteriormente allo Spiffero: “Per un partito territoriale e radicato al Nord qual è il nostro, i collegi ci permettono di far valere il nostro peso e il nostro valore aggiunto nell’ambito del centrodestra”. 

I fatti sostengono la tesi e la linea leghista: alle ultime politiche Salvini portò in Parlamento più eletti con suoi candidati nei collegi condivisi con gli altri partiti della coalizione che con le liste di partito. Il valore aggiunto evocato da Molinari verrebbe fortemente ridimensionato se non annullato nel caso in cui la riforma che piace alla Meloni e non dispiace a Forza Italia portasse alla soppressione di quel sistema su cui la Lega ancorata ai territori più che a spinte nazionaliste poggia le potenzialità di esprimere la sua forza.

Un sistema che, semmai si concretizzasse il non facile progetto di uno sdoppiamento del partito con quello nordista affidato all’ex governatore del Veneto e futuro parlamentare Luca Zaia, risulterebbe ancora più importante. Tanto da lasciar prefigurare un confronto ben più deciso e potenzialmente duro con la premier e il suo partito lungo la corsa verso la nuova legge elettorale da avere in tempo per le prossime elezioni politiche.

Giorgia guarda al Sud 

Spostandosi dal Nord a quel Sud dove, al di là di qualche fuoco di paglia elettorale, la Lega non ha mai attecchito realmente, si palesano per l fronte meloniano e pure per quello azzurro che là detiene in bacino di consensi più solido e vasto, motivi per molti versi speculari. Non del tutto ingiustificati i timori della premier e del suo vice azzurro che molti collegi uninominali del meridione possano rivelarsi strumento di vittoria per una sinistra con Pd e Cinquestelle insieme in un campo meno stretto del passato, forte delle recenti vittorie alle regionali di Campania e Puglia.

Il Partito Democratico che nel 2017 aveva votato l’attuale sistema elettorale insieme proprio alla Lega e a Forza Italia oltre ai centristi,  sia pure dal fronte opposto si trova su una linea molto simile a quella di Salvini, mentre Azione l partito cui è approdato l’ex dem Ettore Rosato il cui cognome latinizzato in Rosatellum continua a battezzare il sistema elettorale in vigore è favorevole con il suo leader Carlo Calenda al proporzionale e dice di non temere lo sbarramento al 3%.

Tavolo informale 

Ma quel che potrebbe preoccupare quella parte del Pd che predilige l’hic manebimus optime è Giuseppe Conte. I Cinquestelle potrebbero, dunque, creare un problema in più al partito di Elly Schlein, da par suo allettata dall’idea meloniana di mettere il nome del candidato premier sulla scheda, che non garba ad Antonio Tajani e i suoi, mentre viene rubricato a poco o nulla rilevante per la premier a giudizio di Matteo Renzi

Schieramenti a geometria più che variabile, insomma. Questo mentre dalla Lega si fa osservare che ad oggi, a parte un tavolo informale cui per il partito di Salvini partecipa Roberto Calderoli, per Fdi Francesco Lollobrigida e per Forza Italia Stefano Benign, sulla nuova legge elettorale oltre a enunciazioni non c’è di più. Una sottolineatura che fa il paio con le parole di Salvini sull’ostentato disinteresse alla questione della legge elettorale. “Non è certo nostro interessa cambiarla, conferma Molinari. “Detto questo, siamo in maggioranza e ascolteremo le proposte”. 

print_icon