Barattolo, fine del Far West:
Lo Russo si piega alla Regione
19:38 Venerdì 12 Dicembre 2025
Il Comune di Torino firma la convenzione: il mercato di libero scambio si salva dalla stretta delle 12 giornate e arriva a 40 date l’anno, ma con paletti durissimi. Censimento dei venditori, inventario delle merci e vigilanza. Marrone esulta: "Stop al suk"
Una convenzione chiude di fatto (e di diritto) la stagione delle deroghe informali sul cosiddetto “Barattolo”, il mercato di libero scambio che ha acceso lo scontro politico-istituzionale tra il Comune di Torino e la Regione Piemonte. E così, dopo settimane di muro contro muro, Palazzo Civico accetta la soluzione imposta dal Grattacielo e mette la parola fine alla stagione del “libero scambio” senza briglie in via Carcano. Il Barattolo resta, ma cambia pelle: meno libertà e più controlli.
Il compromesso è scritto nero su bianco: Torino potrà autorizzare fino a 40 giornate annue di mercato, ben oltre il tetto delle 12 previste dalla legge regionale, ma solo accettando una disciplina rigida, controlli stringenti e un’assunzione totale di responsabilità.
Marrone: fine del suk
A intestarsi la vittoria è Maurizio Marrone, assessore regionale alle Politiche sociali, anche se è stata forte la moral suasion del governatore Alberto Cirio sia verso i suoi alleati e sia nei confronti del sindaco Stefano Lo Russo. “Con questa convenzione il suk finisce qui”, dichiara Marrone, parole che certificano la fine della gestione “anarchica” e l’avvio di un mercatino dell’usato “legale e sicuro”. Nel mirino dell’assessore di Fratelli d’Italia finiscono ricettazione, merce contraffatta e vendite mascherate da iniziativa solidale. A supporto, i numeri snocciolati dalla Polizia municipale: 91 rinvenimenti di merce non autorizzata in 80 giornate di mercato, con 39 sequestri e 52 casi senza un responsabile identificabile.
La convenzione non è solo una cornice politica, ma un atto amministrativo che cambia radicalmente il funzionamento del Barattolo. Il Comune si carica sulle spalle l’intero impianto dei controlli: censimento dei venditori, inventario delle merci, vigilanza sull’ordine pubblico, con il divieto esplicito di delegare queste funzioni a soggetti terzi. Non solo: il testo richiama anche il coinvolgimento delle forze dell’ordine, Guardia di Finanza compresa, con il coordinamento della Prefettura. E Torino dovrà rendicontare periodicamente alla Regione ciò che accade in via Carcano.
Il messaggio politico è chiaro: il mercato resta solo se diventa davvero uno strumento di contrasto alla povertà, con venditori certificati dai servizi sociali. Fine delle zone grigie, fine dell’autogestione, fine della narrazione “alternativa” che per anni ha accompagnato il Barattolo.
I paletti della Lega
Ma per capire come si è arrivati a questo punto bisogna tornare indietro di qualche mese. Tutto inizia ufficialmente il 1° settembre, quando entra in vigore la legge regionale di riordino del commercio. Dentro c’è l’emendamento voluto dalla Lega, fortemente voluto dal capogruppo Fabrizio Ricca, che prende di mira i mercatini organizzati per il “contrasto alla povertà”, citando esplicitamente il caso di via Carcano, definito nel testo un contesto “diventato critico”. La norma introduce il limite delle 12 giornate annue, lasciando una sola via di fuga: una convenzione con la Regione.
La stretta non è solo normativa, ma finanziaria. In caso di inadempienza, Palazzo Civico rischia l’esclusione dai bandi regionali su commercio, rigenerazione urbana e decoro. Una minaccia che diventa realtà quando la Regione comunica al sindaco Stefano Lo Russo l’esclusione di Torino dal bando sui Distretti del Commercio 2025–2027, quello che vale – nel racconto pubblico – circa 300 mila euro destinati anche alla messa in sicurezza delle vetrine dei negozi, soprattutto in periferia.
La resa di Lo Russo
Nel frattempo, il Comune aveva tirato dritto, prorogando la concessione all’associazione Vivibalon, che organizza il Barattolo, senza adeguarsi subito alla nuova legge. Una scelta che ha innescato tensioni anche dentro la maggioranza regionale: la Lega ha spinto per la linea dura, arrivando a evocare il ricorso al Tar, mentre Fratelli d’Italia ha giocato la partita sul terreno della legalità e della gestione del dossier.
La convenzione firmata ora è la sintesi – e la resa – di quel braccio di ferro. Torino salva il Barattolo, ma lo perde come simbolo di libertà informale. La Regione incassa una vittoria politica e culturale: il mercato resta, ma alle condizioni del Grattacielo. E Marrone può permettersi di promettere vigilanza “passo passo”, certo che questa volta, se qualcosa va storto, il cerino brucerà i polpastrelli di Palazzo Civico.



