BERLUSCONES

Occhiuto pesca in Piemonte e accalappia l'ex Pd Esposito. Cirio da Marina a Pier Silvio

Tra benedizioni milanesi, ritorni alle sacre fonti liberali e mosse incrociate verso la famiglia Berlusconi, i due governatori azzurri si contendono spazio e futuro in un partito che ufficialmente non mette in discussione Tajani ma si prepara a pensionarlo

Ufficialmente, per carità, nessuno vuole fare le scarpe ad Antonio Tajani. Ci mancherebbe. In Forza Italia regna l’armonia, il rispetto dei ruoli, l’amore per il capo. Poi però gratti appena la superficie del pollaio azzurro e senti il rumore delle speronate. Perché i due galletti, Roberto Occhiuto e Alberto Cirio, hanno iniziato a misurarsi sul serio. Non (ancora) per prendersi il partito, ma per interpretare meglio – e prima dell’altro – le sollecitazioni dell’azionista di maggioranza: la famiglia Berlusconi.

Entrambi, diligenti, si sono già sottoposti al rito propiziatorio: il bacio della pantofola di Marina. La primogenita del Cavaliere li ha ricevuti separatamente, in due pranzi distinti, aprendo loro il portone del palazzotto di corso Venezia. Benedizione concessa, ora però si fa sul serio. E così, smaltito il pasto dello chef Ruggero, Occhiuto e Cirio hanno iniziato a radunare le rispettive truppe.

La corrente liberale

Il governatore calabrese lo fa senza troppi indugi. Mercoledì sarà la guest star di un evento romano dal titolo non proprio casuale: “In libertà”. Il piemontese, invece, si muove con passo più felpato, restando per ora nelle retrovie. Cirio ritiene prematuro l’affrancamento dal padrinaggio di Tajani, ma questo non significa immobilismo. Tutt’altro: entrambi lavorano per il futuro, anzitutto il loro.

Sul tavolo c’è un’ipotesi che circola con sempre maggiore insistenza: una carica intermedia, un ruolo di affiancamento al segretario. Un “coordinatore” della segreteria che metta un po’ d’ordine in un organigramma oggi affollato e inconcludente. Quattro vicesegretari – oltre a Cirio e Occhiuto, Deborah Bergamini e Stefano Benigni – nei fatti privi di reale potere, un tesoriere (Fabio Roscioli), un “segretario dei segretari regionali” (Claudio Fazzone) e una sfilza di titoli poco più che onorifici. Un coordinatore vero sarebbe, quello sì, un cambio di passo.

Principi e azioni

Intanto Occhiuto accelera. Il 17 presenterà quella che, forse con eccessiva fretta, viene liquidata come la sua “corrente”. Forte matrice liberale, non a caso “occhieggiante” – il verbo è perfetto – a quel richiamo insistente dei figli del fondatore: tornare alle sacre fonti battesimali del berlusconismo. “Libertà, del vivere e del lavorare”, come ha voluto recitasse la nota autorizzata dalla Cavaliera dopo il pranzo con Cirio. Ma Occhiuto non è un liberale alle vongole, solo chiacchiere e distintivo, avendo mostrato di saper tradurre i principi in atti. A partire dall’introdurre maggiore liberalizzazione nel settore dei trasporti: non solo favorendo lo sbarco di Uber nella sua regione ma salutando positivamente la recente decisione della Corte Costituzionale che ha bloccato i vincoli imposti dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini agli Ncc. Ha parlato di “vittoria liberale. È singolare che un presidente come me, che spesso ha usato prudenza sull’autonomia, abbia vinto su un principio che è autonomista”, ha scherzato. Mica tanto.

La cornice è altrettanto evocativa: Palazzo Grazioli, storica residenza romana di Silvio Berlusconi. L’organizzazione porta la firma di Andrea Ruggieri, ex deputato azzurro, nipote di Bruno Vespa. Il panel è di primo piano: dall’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, al presidente del Monte dei Paschi di Siena, Nicola Maione; dall’ad di Ryanair, Eddie Wilson, a quello di A2A, Renato Mazzoncini. Ma la vera sorpresa è un piemontese. E non uno qualunque.

La sorpresa Esposito

Stefano Esposito, ex parlamentare del Pd, protagonista suo malgrado di una lunga e feroce gogna giudiziaria durata sette anni, conclusa con un proscioglimento pieno. Oggi schierato per il Sì al referendum sulla Giustizia. A volerlo è stato lo stesso Occhiuto, che lo ha contattato durante una cena con Nicola Porro, conduttore Mediaset e uno dei pochissimi giornalisti di stampo liberale rimasti in circolazione. Nessuna velleità di intrupparlo in Forza Italia, ma la volontà dichiarata di “allargare” il partito oltre i recinti e i posizionamenti interni, partendo proprio dai temi, come il garantismo, che sono stati l’architrave del berlusconismo. Insomma, fa politica: terreno per certi versi ancora inesplorato dal suo gemello dfiverso.

Magari senza volerlo, Occhiuto ha così fatto un mezzo dispetto a Cirio. Perché pescare Esposito significa dimostrare di saper giocare a tutto campo, di voler marcare l’iniziativa più sui contenuti che sui posizionamenti interni. Esposito parteciperà con un video, ma sarà uno dei testimonial di un’operazione che non si ferma certo davanti ai confini geografici. Men che meno a quelli piemontesi.

L'usato sicuro

E proprio il Piemonte azzurro appare quello che fatica di più a metabolizzare il messaggio di rinnovamento che arriva, sempre più pressante, dagli eredi del Caimano. A volte persino le coincidenze si divertono a infierire. L’altro giorno, mentre le agenzie battevano le parole di Pier Silvio Berlusconi – “facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato” – il coordinatore regionale Paolo Zangrillo annunciava in pompa magna il rientro nella casa forzista di Daniele Cantore. Storico esponente del Psi, non esattamente una faccia nuova né di primo pelo, non a caso scortato nella rentrée da Stefania Craxi, figlia di Bettino. Ma tant’è.

Piazzetta di Portofino

Cirio, intanto, gioca sottotraccia. Il prossimo rendez-vous in agenda è con Pier Silvio. Com’è noto, l’ad di Mfe vive ormai stabilmente a Portofino, dove nel 2022 ha acquistato con Silvia Toffanin Villa San Sebastiano, che domina il golfo del Tigullio. Dal 2019 è pure cittadino onorario. E proprio a Portofino, nei prossimi giorni, il sindaco “civico di centrodestra” Matteo Viacava comunicherà la sua adesione a Forza Italia.

Un’operazione che avrebbe Cirio tra i principali registi. Del resto, il governatore piemontese ha la Liguria nella sua zona di influenza: si è occupato delle recenti regionali e anche delle comunali di Genova. La cerimonia dovrebbe vedere la presenza di Pier Silvio, chiamato a suggellare l’operazione e a concedere un ennesimo imprimatur al vicesegretario piemontese nel duello a distanza con Occhiuto. Basterà? Chissà. Di certo, nel pollaio azzurro, i galletti hanno smesso di cantare all’unisono. E Tajani, per ora, finge di non sentire. O forse è solo duro d’orecchio.

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