LA SACRA FAMIGLIA

Il cuore "gobbo" di Elkann: quanto vale la sua parola?

L'ex presidente della Juventus Cobolli Gigli smonta il video del rampollo Agnelli: "Parole lette, non sentite". E a furia di smentite ha smontato tutto l'impero del nonno. Intanto il no a Tether fa volare il titolo e riapre i dubbi sul futuro del club bianconero

«Ho ascoltato le parole di John Elkann. Se potessi fare un po' di ironia, vorrei sapere se queste parole sono state dette col cuore o col gobbo. Leggeva mentre parlava e questo non depone molto a favore della sua convinzione di quello che ha detto».

Parte da qui Giovanni Cobolli Gigli, ex presidente della Juventus, e tanto basta per accendere il riflettore su uno dei weekend più surreali vissuti a Torino negli ultimi anni: quello in cui i gobbi – per una volta non solo in curva ma anche nei palazzi – si sono chiesti se il futuro della Juve fosse scritto nel cuore o sul gobbo televisivo.

Il riferimento non è casuale e non è solo una battuta. Perché mentre il rampollo Agnelli, con tono solenne e video registrato, ribadiva che «la Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita», l’impressione – sottolinea Cobolli Gigli – è che quel messaggio fosse più letto che sentito. Un dettaglio che pesa quanto un rigore al 90’.

Il contesto è noto: l’offerta non sollecitata di Tether, oltre 1,1 miliardi di euro per il controllo del club, presentata venerdì sera al Cda di Exor. Una proposta che ha fatto schizzare il titolo Juventus a Piazza Affari (+12%, miglior performance del listino), con un prezzo di 2,66 euro per azione e un premio di oltre il 20% rispetto alla chiusura dell’11 dicembre. Mercato in fermento, tifosi pure.

Guarda il video di Elkann

Cobolli Gigli, però, invita a leggere oltre lo slogan: «Il contenuto delle sue parole ha messo, per ora, un punto fermo a quello che può essere il tentativo di nuovi soci di entrare nella Juventus – ha spiegato a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1 –. Questa mi sembra una cosa positiva. Dopodiché bisogna costruire». E qui arriva il primo avvertimento: «La Juve ha un cda appena nominato che non deve essere assente come quelli precedenti. Certe dichiarazioni spettano all’amministratore delegato».

Tradotto: meno video emozionali, più governance. Anche perché la memoria è corta, ma non troppo. «Due mesi fa Elkann ha fatto delle dichiarazioni su Gedi e poi sono volate via con il vento dell’inverno», ricorda Cobolli Gigli. E infatti, tra gli addetti ai lavori, il parallelo con la situazione del gruppo editoriale – La Stampa in testa – circola eccome. «Prendiamo atto delle sue parole. Sono un po’ meno convinto della solidità della Juventus», aggiunge l’ex presidente, mettendo il dito nella piaga.

Il problema, spiega, non è solo Tether. È ciò che sta sopra la squadra: «La Juve deve prendere posizione, far capire che c’è un corpo dirigente sopra la società calcistica e che sta portando avanti un lavoro ben fatto». Anche perché i conti parlano chiaro: «La Juve ha perso un miliardo negli ultimi anni delle gestioni precedenti». E allora il dubbio è legittimo: «Si possono avere dei dubbi su quanto sia secco questo no di John Elkann, era secco anche quello per Gedi e poi le cose sono andate diversamente».

Nel frattempo, Exor, con comunicato ufficiale, ha blindato la posizione: niente vendita, né a Tether né ad altri soggetti. Il Cda ha respinto all’unanimità l’offerta e Elkann ha ribadito che la Juventus «fa parte della mia famiglia da 102 anni», ricordando le quattro generazioni Agnelli e la «famiglia bianconera» dei tifosi. Tutto molto solenne. Tutto molto letto.

Gli analisti di Intermonte parlano di scelta «coerente con la strategia di controllo e con il recente aumento di capitale», ma le indiscrezioni raccontano di un Tether pronto a rilanciare. E il mercato, come sempre, resta alla finestra.

Intanto il campo dà segnali di vita. Vittoria 1-0 a Bologna, quinto posto e zona Champions più vicina. «La permanenza in Champions deve essere scontata, il minimo sindacale», taglia corto Cobolli Gigli. E riconosce che «la cura Spalletti comincia a dare qualche risultato effettivo». Positivi i rientri imminenti di Bremer, Gatti e Rugani, così come il contributo di Vlahovic: «Il solo problema è il costo. Ha dimostrato di essere un centravanti di ottimo livello. Deve dimostrare attaccamento alla squadra e venire a più miti pretese».

Sul fondo resta la partita vera: quella societaria. Tether, fondata da Giancarlo Devasini, sede legale a El Salvador, utili per oltre 13 miliardi nel 2024, patrimonio personale stimato da Forbes in 22,4 miliardi. Non proprio l’ultimo arrivato. Eppure Standard & Poor’s ha appena declassato la stablecoin al livello più basso della scala di stabilità.

Cuore o gobbo, dunque? La Juve per ora resta in famiglia. Ma tra parole lette, mercati in ebollizione e precedenti che insegnano prudenza, anche i gobbi più fedeli hanno imparato a distinguere tra fede e finanza. E a non credere a tutto, soprattutto quando sembra scritto troppo bene.

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