Abracadabra sulle liste d'attesa. Prenotazioni farlocche nel limbo
Stefano Rizzi 14:41 Lunedì 15 Dicembre 2025Al Sud appuntamenti disdetti dai pazienti a loro insaputa. Prima era scoppiato il caso Cuneo con esami fissati a mezzanotte. Dopo tre mesi nessun chiarimento dal ministro Schillaci. Marro (Avs): "Cirio e Riboldi non rispondono". E scrive a Babbo Natale
Come i virus più insidiosi anche la più grave patologia della sanità italiana ha le sue varianti. L’ultima ad essere scoperta è quella assai diffusa al Sud dove per nascondere i tempi troppo lunghi delle liste d’attesa non poche Asl registravano prenotazioni in tempi giusti senza comunicarlo ai pazienti che poi scoprivano di aver rinunciato a quella visita o quell’esame, senza ovviamente mai averlo fatto.
Apparentemente meno aggressiva, ma sostanzialmente con identico risultato sui parametri di valutazione del rispetto dei tempi di attesa, la variante individuata in Piemonte e precisamente a Cuneo. Qui, come ampiamente riferito non appena la pratica è venuta alla luce sorprendendo anche gli stessi vertici della sanità regione che ne erano all’oscuro, la postilla non faceva riferimento ad appuntamenti “annullati” a loro insaputa dai pazienti, bensì a date e orari dichiaratamente fittizi.
Sistema Cuneo
Due facce, una al Sud l’altra al Nord, della stessa medaglia che non è propriamente al valore della sanità e di coloro che hanno escogitato questi sistemi. La conferma che in entrambi i casi si tratti di pratiche, perlomeno, non rispettose della normativa è l’immediata sospensione che come accaduto ormai più di tre mesi fa per Cuneo è stata disposta in tutte quelle aziende sanitarie delle Campania e di altre regioni del meridione.
In Piemonte, non appena venuto a conoscenza di quello che di lì a poco sarebbe stato battezzato come “sistema Cuneo”, il direttore regionale della Sanità Antonino Sottile aveva imposto l’immediato blocco di quella che alcuni primari e dirigenti dell’Asl Cuneo1 così come dell’azienda sanitaria Santa Croce e Carle avevano rubricato e difeso come un metodo “artigianale” o “casereccio” per far fronte – unici in tutto il sistema sanitario della regione – ai tempi di attesa e all’asserita impossibilità di fornire appuntamenti oltre di dieci giorni previsti dalla priorità della prescrizione.
Come nei casi emersi al Sud, nessuno in quel di Cuneo sembra abbia posto in atto e rispettato la normativa rinnovata recentemente dal ministro Orazio Schillaci in base alla quale nel caso non si riesca a fissare l’appuntamento entro il limite di tempo previsto, al paziente di debba fornire la prestazione presso strutture accreditate o in regime di intramoenia con l’esborso a carico dell’Asl.
Richieste negate
Anche questo è un aspetto che dopo tre mesi nessuno ha ancora chiarito. Così come non risultano risposte di fronte a quell’elevato numero di prestazioni rifiutate ai pazienti perché giudicate “inappropriate”. Delle 5.500 prenotazioni fittizie con la dicitura “la data non è reale” in capo all’Asl Cuneo1 ben 2.800 sono state disdette dai medici dell’azienda in quanto ritenute inappropriate. Lo stesso è avvenuto per 4.300 delle 24mila dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle alla cui guida è stato da poco confermato fino al 28 febbraio l’attuale commissario e già direttore (fino al suo insediamento alla Città della Salute di Torino) Livio Tranchida.
Lecito chiedere se un po’ di mesi dopo quei livelli di inappropriatezza che chiamerebbero in causa medici di famiglia e specialisti siano sempre così alti o se, invece, bloccato il sistema delle prenotazioni farlocche sia sceso pure il numero degli esami e delle visite negate perché giudicate non utili? Il dubbio di intravvedere un’altra similitudine con le prenotazioni annullate dai pazienti a loro insaputa in Campania c’è e andrebbe fugato. Sarebbe, per usare un termine caro all’assessore Federico Riboldi nei suoi messaggi sui social, una “good news”. Perché delle due l’una: o i medici di famiglia e gli specialisti in quel di Cuneo abbondavano in ricette come con l’aglio nella bagna cauda e si sono rimessi in riga, oppure quell’anomalia era legata alle prenotazioni farlocche.
Quelle reali, peraltro, non sembrano andare granché bene se ancora in questi giorni gli sportelli di aiuto ai pazienti gestiti da associazioni di volontariato segnalano impossibilità di ottenere appuntamenti per diverse tipologie di esami, tanto da aver investito della questione il Difensore civico regionale che ha aperto diversi dossier sulla gestione delle liste d’attesa.
Tace il ministro
Tre mesi non sono pochi, anche per ottenere risposte complesse come quelle che ancora si attendono non solo dalla Regione, ma non di meno dallo stesso ministro al quale aveva rivolto un’interrogazione il parlamentare piemontese di Avs Marco Grimaldi, tuttora in attesa del verbo di Schillaci. La stessa Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari, era stata coinvolta e da essa sarebbero dovute arrivare al ministero risposte circa la regolarità o meno di quella pratica “casereccia” utilizzata a Cuneo e poi bloccata dalla Regione.
Chi con un suo intervento come la consigliera regionale del Avs, Giulia Marro, aveva portato alla luce la vicenda delle prenotazioni farlocche fissate addirittura il giorno di Natale, si appella proprio alla classica letterina: “Caro Babbo Natale ti scrivo, perché ho chiesto al presidente Alberto Cirio e agli assessori, ma ancora non ho ricevuto risposta”. Ci sarebbe da sorridere, non fosse una cosa seria. Molto.



