GIUSTIZIA

Elkann deve andare a processo: imputazione coatta per due reati

Rischia di saltare la messa in prova per il presidente di Stellantis. Il gup di Torino ha respinto la richiesta di archiviazione della procura per evasione fiscale e le dichiarazioni infedeli del 2018 e di primi due mesi del 2019. Un momentaccio per il rampollo Agnelli

Non basta un cognome pesante come un secolo di capitalismo italiano per chiudere la partita nelle aule di giustizia. Per John Elkann si profila ora un passaggio delicato e tutt’altro che simbolico: il processo per le dichiarazioni fiscali infedeli sull’eredità della nonna Marella Caracciolo. Il giudice per le indagini preliminari ha infatti bocciato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Torino su due capi d’imputazione, aprendo uno scenario giudiziario che rischia di travolgere la strategia difensiva del presidente di Stellantis.

La decisione è emersa nel corso dell’udienza davanti al gup Giovanna Di Maria, chiamata a valutare la possibilità di ammettere Elkann alla messa alla prova per il reato di truffa ai danni dello Stato. Un’ipotesi che, nei piani della difesa, avrebbe previsto un percorso riparativo dal forte valore simbolico: il manager-tutor impegnato accanto ai giovani degli istituti salesiani torinesi. Ma la strada si è rivelata subito in salita. La legge è chiara: la messa alla prova non può essere concessa se l’indagato è contemporaneamente coinvolto in un altro procedimento penale.

Messa in prova rinviata

Da qui la decisione della gup: tutto rinviato a febbraio, quando sarà più chiaro se John Elkann finirà formalmente a processo e se, di conseguenza, l’istituto della messa alla prova diventerà definitivamente impraticabile. Sullo sfondo resta il dato economico: nel frattempo Elkann ha versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate, una cifra monstre che pesa come un macigno sull’intera vicenda ereditaria.

Nel provvedimento collegato, il gip Antonio Borretta ha invece disposto l’archiviazione delle posizioni di Lapo e Ginevra Elkann e del notaio svizzero Von Gruningen, circoscrivendo ulteriormente il perimetro giudiziario attorno al solo John.

La linea della difesa

Gli avvocati della famiglia Agnelli non arretrano di un millimetro. La linea resta quella già annunciata: il pagamento all’erario e la richiesta di accesso agli istituti alternativi non costituiscono un’ammissione di responsabilità, ma la volontà di chiudere rapidamente una vicenda definita “dolorosa”.

«Abbiamo presentato al giudice Di Maria una memoria e insistiamo per l’accoglimento dell’istanza di messa alla prova», fanno sapere i legali, pronti a una battaglia su più fronti. E avvertono: «Contro l’imputazione coatta depositeremo ricorso per Cassazione, eccependone l’abnormità».

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