"Un po' meno peggio, ma non basta". Piano sanitario, no delle opposizioni
Stefano Rizzi 07:00 Sabato 20 Dicembre 2025Nonostante abbia incassato numerosi emendamenti dal centrosinistra lunedì arriverà la bocciatura. Con altri presupposti la maggioranza avrebbe potuto ottenere l'astensione. Valle (Pd): "Una mappa senza meta". La forte marchiatura di FdI
Un emendamento non fa primavera. E neppure se sono più d’uno quelli per cui le opposizioni sono riusciti a incassare l’approvazione, il centrosinistra lunedì rinuncerà a votare contro il nuovo piano sanitario del Piemonte. La più basilare logica politica avrebbe, ovviamente, escluso un pronunciamento a favore. Ma un’astensione, quella sì, avrebbe potuto stare nelle possibilità segnando per la maggioranza un punto importante a suo favore, ma soprattutto dando al sistema sanitario regionale uno strumento non marcato da profonde divisioni. Un elemento quest’ultimo, tanto più importante vista la prospettiva di durata del piano, ben oltre l’attuale legislatura e, quindi, l’attuale assetto politico del governo regionale.
“Pur riconoscendo che in questi mesi, tra audizioni, commissioni e consiglio si è lavorato bene e i nostri emendamenti hanno aggiunto o arricchito questioni importati, il nostro parere resta negativo”, spiega Daniele Valle, consigliere regionale del Pd e vicepresidente della commissione Sanità. Valle ricorda pure che “l’opposizione ha votato a favore o comunque assicurato la presenza sulla maggior parte degli emendamenti della maggioranza”. Insomma, i presupposti per arrivare a una posizione meno tranchant delle minoranze sul piano sanitario sembravano esserci.
Il marchio fraterno
A impedire un accenno di condivisione o perlomeno, di non aperta contrarietà a uno strumento parte di quelle regole del gioco che la politica dovrebbe scrivere insieme per poi essere utilizzate da chi è chiamato a governare, probabilmente sono altri elementi, meno tecnici e più spiccatamente politici.
Non è un caso che, pur a taccuino chiuso, nella stessa maggioranza di centrodestra si trovi chi indichi un errore di partenza da parte dell’assessore Federico Riboldi nell’aver marchiato da subito con il simbolo di Fratelli d’Italia quella che all’epoca era ancora una bozza del piano.
Certamente dai banchi del Pd si ricorda, come fa Valle che “se usiamo il paragone della mappa, che ha utilizzato l’assessore in aula, è quella mappa è più precisa e più completa, ma noi avremmo voluto conoscere la destinazione da raggiungere, che su quella mappa che è il piano sanitario non c’è. Come non ci sono – aggiunge il consigliere dem – le tappe e i mezzi di trasporto, rimandando a scelte successive troppe questioni importanti”.
Pollice verso del M5s
“Il giudizio non può che essere negativo”, anche per Sarah Disabato, capogruppo dei Cinquestelle, che pure rivendica anche lei quegli emendamenti “migliorativi”, ma insufficienti per evitare il pollice verso. “Ci aspettavamo un documento più completo e preciso anche alla luce del lungo tempo che hanno impiegato per scriverlo”.
La pentastellata non rinuncia a mettere un cuneo nella crepa, formalmente negata dai diretti interessati, tra il partito dell’assessore e la Lega che esprimeva nella precedente legislatura il suo predecessore in Luigi Icardi, oggi presidente della IV commissione e autore dei due discussi emendamenti-fiume sulla rete ospedaliera e quella territoriale. “Un balletto tra Icardi e Riboldi sembrato un braccio di ferro tra i due - ricorda Disabato - che potevamo tranquillamente evitarci”.
E “tante altre cose che abbiamo proposto e potevano essere approvate sono state respinte – ricorda la capogruppo di Stati Uniti d’Europa, l’esponente di Italia Viva Vittoria Nallo – e lo sforzo in più che si chiedeva non è stato fatto, non c’è stata la volontà di farlo”.
Appuntamento lunedì
Un esito scontato, ma non del tutto. È questo che racconta il voto contrario che le opposizioni compattamente daranno lunedì prossimo in Aula al nuovo piano sanitario. In altri momenti e con altri protagonisti della politica, probabilmente, si sarebbe considerato un successo incassare l’astensione delle minoranze, piuttosto che confermare una prova muscolare dall’esito naturalmente scontato. Una scelta che avrebbe richiesto un approccio diverso non solo nel merito, ma non di meno nella forma.
Se, come si registra nell’ambito della stessa alleanza di governo, la forte impronta di partito data da FdI a questo strumento di programmazione fin da quando ancora era un accenno di bozza ha suscitato più di un’alzata di sopraccigli nel centrodestra, figurarsi quale sarebbe potuto essere il giudizio finale delle opposizioni. Mettere queste ultime, in qualche modo, in difficoltà nel sostenere la bocciatura del piano probabilmente era mossa troppo lontana dalla visione e dalla strategia del principale azionista della coalizione. Irritato e preoccupato perfino da due emendamenti dell’alleato leghista.


