FINANZA & POTERI

Crt, dieci indagati a Roma: "Ostacolo alla vigilanza". Chieste misure interdittive

Dopo oltre un anno di silenzio, la Procura capitolina riaccende l'inchiesta sul presunto patto occulto. Mentre a Torino l'impianto accusatorio sembra sfilacciarsi, la Fondazione rischia un nuovo terremoto proprio quando aveva ritrovato serenità ed equilibrio

Tempi biblici, risvegli improvvisi e inchieste che cambiano passo. La vicenda giudiziaria che ruota attorno alla Fondazione Crt assomiglia sempre più a un romanzo a puntate, con capitoli che sembrano chiudersi e poi, all’improvviso, si riaprono. Quando tutto lasciava pensare a un lento scivolamento verso l’archiviazione, soprattutto sul fronte piemontese, ecco che da Roma arriva una brusca accelerazione capace di rimettere in discussione equilibri che, nel frattempo, parevano finalmente stabilizzati.

A stupire non è solo il merito, ma soprattutto il timing. L’inchiesta capitolina, istruita dalla Procura di Roma, nasce oltre un anno fa, nell’aprile 2024, dall’esposto del Mef seguito alle segnalazioni dell’ex presidente Fabrizio Palenzona. Per mesi, però, il fascicolo a piazzale Clodio è rimasto in una sorta di limbo, dando l’impressione di una procura sonnolenta, se non addirittura orientata a lasciar decantare il caso. Poi, all’improvviso, il risveglio: richieste di misure interdittive, inviti a comparire, un’accelerazione che arriva proprio mentre a Torino l’aria sembra essere cambiata.

Il fascicolo torinese

Nel capoluogo piemontese, infatti, la Procura – con gli stessi magistrati che seguono anche le delicate partite legate all’eredità Agnelli (l’aggiunto Marco Gianoglio e i sostituti Lisa Bergamasco e Paolo Del Grosso) – dopo una fase iniziale particolarmente incalzante appare oggi più prudente. Gli spifferi dal Palazzo di Giustizia parlano di un impianto accusatorio sempre più fragile, soprattutto per l’impossibilità di assimilare una fondazione bancaria a una società quotata, presupposto necessario per sostenere alcune delle contestazioni. Non a caso, l’ipotesi che gran parte delle accuse possa cadere in archiviazione non viene più esclusa.

Eppure, mentre Torino rallenta, Roma rilancia. Qui il reato ipotizzato non è quello di interferenze illecite sull’assemblea né la corruzione tra privati – binario su cui si sono mossi i pm piemontesi – ma l’ostacolo alla vigilanza, contestazione che cambia radicalmente prospettiva. Nel fascicolo romano figurano almeno dieci indagati, tra ex consiglieri e componenti degli organi che erano in carica all’epoca dei fatti e che, in alcuni casi, sono stati confermati anche dopo il rinnovo dei vertici nella primavera 2024.

Chieste misure interdittive

Su impulso del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e del pm Lorenzo Del Giudice, la Procura capitolina ha chiesto misure interdittive: la sospensione dal far parte di organi direttivi di imprese o enti. Una richiesta che ora passa al vaglio del gip e che, per procedere, prevede l’interrogatorio preventivo degli indagati. Gli inviti a comparire sono già partiti. Se il giudice dovesse accogliere l’istanza, le conseguenze sarebbero tutt’altro che formali: anche alcuni consiglieri oggi in carica a Palazzo Perrone potrebbero essere sospesi, con un nuovo terremoto per una Fondazione che, dopo mesi di caos, aveva finalmente ritrovato una parvenza di serenità e di funzionamento ordinato. Al momento, però, in via XX Settembre non è stato ufficialmente comunicato nulla.

Il "patto occulto"

Il cuore dell’inchiesta romana resta il presunto “patto occulto”: un documento circolato tra i membri degli organi di indirizzo e di amministrazione per orientare le scelte dell’ente. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire chi ne fosse a conoscenza, chi lo abbia materialmente sottoscritto e chi, pur senza firmarlo, lo abbia sostenuto o avallato. In questi mesi sono state ascoltate numerose persone informate sui fatti, compreso lo stesso Palenzona.

In parallelo, a Torino restano aperti due fascicoli. Il primo, quello principale, conta oltre dieci indagati tra membri del consiglio di indirizzo e del consiglio di amministrazione, passati e presenti: un elenco lungo che include Corrado Bonadeo, indicato come il regista del patto, e una serie di consiglieri accusati di essere stati tutti consapevoli dell’accordo e di averlo sostenuto. A loro viene contestata l’interferenza illecita sull’assemblea, con il richiamo a un Regio Decreto del 1942 utilizzato per sostenere che sarebbero stati introdotti “interessi extra-sociali” nella governance della Fondazione. Un’impostazione che, col passare del tempo, appare sempre meno solida.

Corruzione tra privati

Il secondo filone torinese riguarda invece Palenzona e il notaio Luciano Mariano, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria, destinatari di un avviso di garanzia per corruzione tra privati. Secondo questa ricostruzione, l’ex presidente avrebbe esercitato pressioni su Bonadeo per indurlo alle dimissioni, promettendogli in cambio una sistemazione altrove, in Banca di Asti. L’obiettivo? Chiudere la partita del patto occulto ed evitare il rischio, allora concreto, del commissariamento dell’ente.

Quando, nel luglio 2024, Palenzona ricevette l’avviso di garanzia, reagì con stupore, rivendicando di essere stato lui stesso a segnalare il patto all’Autorità di vigilanza e di aver sempre agito in modo trasparente. Resta il fatto che le sue dimissioni del 22 aprile innescarono una reazione a catena: la sfiducia al segretario generale Andrea Varese, accusato di aver trasmesso documenti al Mef senza autorizzazione, un vero e proprio psicodramma notturno tra nomine e contro-nomine nelle partecipate, e infine l’intervento diretto del ministro Giancarlo Giorgetti, che inviò gli ispettori del Tesoro a setacciare verbali e mail.

Il nuovo corso di Poggi

Per settimane sulla Fondazione – azionista pesante di UniCredit, Generali e Mundys – aleggiò lo spettro del commissariamento, poi evitato. A giugno 2024, l’elezione di Anna Maria Poggi alla presidenza segnò l’inizio di una fase più stabile, con l’obiettivo dichiarato di archiviare definitivamente le ombre del passato.

Ora, però, quelle ombre tornano a farsi lunghe. Con Roma che accelera e Torino che a questo punto dovrà rapidamente decidere, la Fondazione Crt rischia di essere nuovamente scossa, proprio mentre sembrava aver ritrovato un equilibrio. La parola passa al gip di Roma: sarà lui a decidere se questo nuovo capitolo resterà un colpo a vuoto o se aprirà l’ennesima, complicata stagione di incertezza.

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