Università, primario col batticuore. Fibrillazioni assessore-cardiologo
Stefano Rizzi 12:00 Venerdì 02 Gennaio 2026A giorni il direttore Pistis andrà in pensione. L'azienda ospedaliera di Alessandria prevede la nomina di un accademico. Strada sbarrata per Nardi, l'amico e consigliere di Riboldi. A meno che le manovre in corso non riservino sorprese (anche all'Ateneo)
È una fibrillazione che il cardiologo non cura, anzi semmai la provoca, quella che riguarda il futuro del primariato all’ospedale Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria. La questione, anticipata nei mesi scorsi dallo Spiffero, è alla stretta finale e riguarda non solo il successore dell’attuale direttore della Cardiologia dell’azienda ospedaliera alessandrina, ma tira in ballo lo stesso vertice politico della sanità piemontese e il rapporto con l’Università del Piemonte Orientale.
Clinicizzazione
Prima della fine del mese è prevista l’andata in pensione di Gianfranco Pistis, da anni al vertice della Cardiologia dell’azienda ospedaliera che, dal dicembre 2023, è diventata ufficialmente universitaria, assumendo la stessa qualificazione giuridica di altri poli ospedalieri come la Città della Salute di Torino, il Maggiore della Carità di Novara e il San Luigi Gonzaga di Orbassano.
Proprio questa nuova veste, con uno stretto rapporto con l’ateneo, comporta una serie di cambiamenti e adempimenti. Tra i principali c’è la cosiddetta clinicizzazione di una serie di reparti, tecnicamente definiti “strutture complesse”, ovvero la loro trasformazione in cliniche universitarie con la conseguente attribuzione della direzione a un accademico. Scontato che a finire sotto la guida dell’università ci sia una specialità importante, anche per la formazione dei futuri medici, come la Cardiologia.
Tant’è che nell’atto aziendale, atteso in Regione entro la fine dell’anno appena concluso ma rinviato di qualche giorno, il direttore generale dell’azienda ospedaliera Valter Alpe dovrebbe aver inserito la struttura diretta ancora per poche settimane da Pistis tra quelle destinate a diventare cliniche universitarie. Il condizionale è d’obbligo, visto che sulla vicenda anche in questi giorni si stanno incrociando visioni e ambizioni spesso nient’affatto coincidenti.
A cuore dell’assessore
Tutt’altro che un segreto è l’ambizione per quel primariato da parte di Federico Nardi, attuale direttore della Cardiologia all’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, professionista legatissimo all’assessore alla Sanità Federico Riboldi che, dopo averlo voluto fin dall’inizio come ascoltato consigliere e stretto collaboratore — ingaggiandolo attraverso un incarico di Azienda Sanitaria Zero — lo ha di recente nominato al vertice della rete cardiologica piemontese.
Nonostante il valore professionale, il lungo curriculum e la stessa pre-investitura alla presidenza dell’Amco, l’associazione nazionale dei cardiologi ospedalieri, Nardi non potrà rivestire quel ruolo perché non è docente universitario. Questo impedimento, ovviamente, sussisterebbe nel caso in cui l’annunciata clinicizzazione della Cardiologia venisse confermata, come tutto lascerebbe pensare.
Uno scenario che più di una fonte, ben addentro alla questione, descrive come segnato da forti tensioni e frizioni, ma anche da manovre e contatti fino alle stanze del ministero della Salute, e che coinvolgono il vertice politico della sanità piemontese e il cardiologo con cui l’assessore, fin dai primi giorni del suo insediamento al grattacielo, ha manifestato uno stretto rapporto e una particolare stima, tra selfie sui social e incarichi professionali.
L’amico-consigliere
Un rapporto che, secondo alcuni, potrebbe essere messo a dura prova tra legittime aspirazioni e una linea tracciata da oltre un anno che, legando l’ospedale alessandrino all’ateneo, difficilmente potrebbe deviare proprio su una delle specialità più importanti.
Negare all’università la Cardiologia rischierebbe infatti di creare una frattura profonda con l’ateneo retto da Menico Rizzi. La soluzione, prospettata da alcuni, di un raddoppio della struttura complessa — con una Cardiologia universitaria e una ospedaliera — appare difficilmente percorribile, considerate le dimensioni dell’ospedale e i costi che questo comporterebbe di fronte al vaglio tecnico della sanità regionale, cui spetta l’avvallo dell’atto aziendale proposto da Alpe.
Nelle prossime settimane si scoprirà quale sarà la soluzione e, non di meno, se porterà i segni della stretta amicizia tra Riboldi e Nardi o se lascerà cicatrici sul rapporto tra l’assessore e il primario dell’ospedale della sua città.



