SANITÀ

Stop ai medici pensionati in corsia.
Sindacati: "Il Governo ci ripensi"

Il mancato rinnovo della deroga infiamma i camici bianchi. Quici (Cimo): "Scelta miope e pericolosa". In Italia più di 5mila i professionisti che lavorano nel pubblico oltre il limite di età, oltre un centinaio in Piemonte. Si profila un rimedio in Parlamento

“Una scelta miope e pericolosa”. Così il sindacato dei medici Cimo-Fesmed bolla la decisione (o la svista) del Governo di non rinnovare la possibilità per i professionisti in camice bianco di lavorare fino a 72 anni e svolgere incarichi con contratti libero-professionali anche se già in pensione. 

“In questo modo – osserva il presidente del sindacato Guido Quici – si lasciano scoperti i turni e si allungano le liste d’attesa”. Secondo le stime della sigla di rappresentanza sono circa 5mila i medici che grazie a questa deroga, negli anni scorsi, “hanno dato un contributo alla sanità pubblica”. In Piemonte a quanto risulta in Regione sarebbero non meno di un centinaio. 

Non aver inserito nel decreto milleproroghe il rinnovo della misura introdotta in seguito all’emergenza Covid e per tamponare in parte la carenza di professionisti, per Cimo è “una batosta e una scelta che rischia di mettere in ginocchio interi reparti, dove questi professionisti erano diventati indispensabili per garantire i turni e l’assistenza ai pazienti”. Il sindacato dei camici bianchi ricorda di essere “ben consapevoli che il servizio sanitario nazionale non possa reggersi sulle spalle di colleghi ultrasettantenni, che hanno tutto il diritto di godersi la pensione. Ma questa scelta è miope e dannosa: così – osserva Quici - si fa solo un regalo alla sanità privata, verso cui inevitabilmente si rivolgeranno i medici che vorranno continuare a lavorare. Nel frattempo, negli ospedali pubblici i turni resteranno scoperti, i servizi verranno ridotti e le liste d’attesa continueranno ad allungarsi”. 

Da qui la richiesta al Governo di intervenire immediatamente e di correggere questo grave errore nel corso dell’iter di conversione in legge del decreto legge milleproroghe, “prima che le conseguenze ricadano, come sempre, sui cittadini e sui pazienti”.

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