Per un Ires più qualificato
Giorgio Merlo 09:30 Mercoledì 14 Gennaio 2026
L’Ires, lo sappiamo quasi tutti, è nato nel lontano 1958 su iniziativa del Comune di Torino e della Provincia di Torino e con la partecipazione di altri enti pubblici e privati. Successivamente, e sempre per memoria storica, l’Ires ha registrato l’adesione di tutte le Province piemontesi e, infine, dal 1991 il suddetto Istituto è diventato un ente strumentale della Regione Piemonte. Ora, e al di là della sua ragione storica originaria con il contributo determinante di uomini come Carlo Donat-Cattin e Siro Lombardini, solo per citare gli esponenti più rappresentativi – che, comunque sia, non va mai dimenticato – oggi l’Ires è da molti riconosciuto come un istituto di ricerca che svolge la sua attività d’indagine nel campo socio/economico e territoriale essendo, al contempo, un supporto all’attività di programmazione della Regione Piemonte e delle altre istituzioni ed enti locali piemontesi.
Quindi, la vera sfida dell’Ires – soprattutto dopo l’approvazione del suo recente piano strategico – resta quella da un lato di conservare la sua storica identità di un ente qualificato e riconosciuto come pilastro di una ricerca libera ed indipendente e, dall’altro, di contribuire attraverso l’autorevolezza e la competenza dei suoi ricercatori di continuare a dare un contributo decisivo e determinante, pur senza fuoriuscire dall’ambito stabilito dalla legge specifica, per lo sviluppo del nostro territorio. E questo con la capacità di sapere anticipare le criticità che si sviluppano nel nostro territorio e, al contempo, fornendo un quadro di conoscenza e di approfondimento alla stessa Regione a cui tocca, come ovvio e scontato, di legiferare e di fare scelte politiche ed amministrative adeguate e pertinenti.
Appunto, come ho avuto modo di dire qualche tempo fa, l‘ambizione dell’Ires Piemonte – anche per coerenza con la sua vocazione storica – resta quella di diventare una sorta di Censis in salsa subalpina. Il Censis, cioè lo storico “centro sudi di investimenti sociali” oggi ancora guidato dallo straordinario Giuseppe De Rita che, attraverso il suo puntuale lavoro, ha accompagnato il cammino di crescita e di sviluppo del nostro paese. Anche attraverso le sue analisi, i suoi studi, le sue proposte e, soprattutto, attraverso la sua capacità di “leggere” la società italiana e le dinamiche concrete che la caratterizzano.
Ecco perché, per ritornare all’Ires, la sfida non è quella di galleggiare nell’ordinaria amministrazione o limitarsi ad una produzione importante ma che rischia di non incidere nella società piemontese. La scommessa, cioè, resta quella di continuare a qualificare il campo della ricerca nel territorio piemontese. Un campo che, va pur detto e purtroppo, oggi non gode di particolare buona salute a Torino e in Piemonte. Ed è anche alla luce di questa non trascurabile considerazione, che emerge la necessità di qualificare ancora di più il ruolo e la mission dell’Ires. Non per il solo bene dell’Ires ma, semmai, per ridare credibilità e qualità alla politica subalpina e per far sì che la politica ritorni ad essere sinonimo di progettualità concreta e non di sola amministrazione dell’esistente.



