TERRE ALTE

Calderoli ora scende di quota.
Comuni montani, nuovi criteri 

Dopo le richieste della maggioranza delle Regioni, la nuova bozza del ministro per il decreto. L'altitudine media passa da 500 a 350 metri. Un centinaio la riduzione degli aneti locali, ma cambia la geografia. In Piemonte vantaggi per il Cuneese - LA BOZZA

Il ministro scende di quota e l’atterraggio del discusso decreto sui Comuni di montagna sembra meno lontano. Nella bozza di modifica, che lo Spiffero ha avuto modo di leggere, Roberto Calderoli sembra andare decisamente incontro alle richieste pervenute nei giorni scorsi dalla maggioranza delle Regioni – tra queste il Piemonte – abbassando l’altimetria media necessaria per ottenere la classificazione di Comune montano dagli iniziali 500 metri a 350.

Altitudini e pendenze

Più nel dettaglio, l’aggiornamento del testo che il ministro per gli Affari regionali presenterà a breve in Conferenza Unificata – ma che potrebbe essere anticipato ai vertici di Anci e Upi – prevede una serie di ulteriori requisiti per poter annoverare i Comuni tra quelli montani, con tutte le conseguenze positive del caso: dai fondi ad hoc alle altre agevolazioni che arrivano anche alla sanità, in particolare agli incentivi per garantire medici di famiglia e altri servizi in zone storicamente poco appetibili e, quindi, altrettanto spesso carenti.

La nuova versione indica una serie di criteri, raggruppati in blocchi, e solo se un Comune soddisfa almeno uno di essi può ottenere la qualificazione di montano. Tra questi, oltre a quello dell’altitudine media di 350 metri e della presenza di almeno il 25% del territorio con pendenza superiore al 20% – poc’anzi citato e che rappresenta la novità più rilevante – figurano anche la presenza di almeno il 20% del territorio al di sopra dei 600 metri e, ancora, il 25% con pendenza superiore al 20%.

Leggi qui la bozza Calderoli

Dalla mannaia alla limatina

È prevista inoltre la possibilità per quei Comuni che appartengano a un gruppo di enti tra loro confinanti e che abbiano ciascuno un’altitudine media pari o superiore ai 200 metri. Ulteriori opzioni sono contemplate nella nuova versione del decreto che, se tradotta in norma, si stima porterà il numero dei Comuni montani del Paese a circa 3.700, ovvero poco meno degli attuali 3.800, ai quali si aggiungono circa 400 Comuni definiti parzialmente montani.

Da una sorta di mannaia a una leggera limatina, insomma. Almeno questo è quanto si potrebbe prefigurare nel caso in cui la bozza del ministro, magari ancora con qualche aggiustamento, venga trasformata in uno dei non pochi decreti attuativi di cui la nuova legge sulla montagna ha bisogno per produrre i suoi effetti. Nelle intenzioni di Calderoli ci sono, non da oggi, tempi brevi, anche per evitare – come ha ribadito lo stesso ministro – il rischio di perdere i circa 200 milioni previsti per il fondo Fismit.

C’è, tuttavia, chi osserva come, a fronte di un numero di Comuni montani sostanzialmente analogo a quello attuale, i nuovi criteri – in particolare quello che abbassa l’altitudine media – potrebbero produrre cambiamenti significativi, aumentando la quantità di enti montani in alcune zone e riducendola in altre.

Alpi e Appennini

Nel caso del Piemonte, sulla carta, ad essere avvantaggiato sarebbe certamente il territorio della provincia di Cuneo, mentre permarrebbero incertezze per l’area dell’Appennino dell’Alessandrino confinante con la Liguria. Problemi che, moltiplicati su scala nazionale, non è detto finiscano per alimentare ulteriori contrarietà, come quelle che già hanno diviso in due il fronte delle Regioni.

Di certo c’è l’evidente disponibilità, annunciata dal ministro della Lega e confermata dalla bozza, ad arrivare se non a un’intesa completa, quantomeno a una soluzione che consenta di uscire dall’attuale situazione di stallo. Due passaggi importanti saranno quelli, imminenti, con l’Anci, presieduta da Gaetano Manfredi, e con l’Upi, guidata da Pasquale Gandolfi. Da lì potrebbero arrivare segnali di apertura, rafforzando l’ipotesi di una versione definitiva del testo entro i primi di febbraio.

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