SENTENZA

Esodati Csea, Comune condannato

L'amministrazione torinese costretta a reintegrare i 56 ex dipendenti rimasti a casa in seguito al fallimento dell'agenzia formativa. Il giudice del lavoro impone anche il pagamento degli arretrati. La giunta sostiene l'impossibilità di farsene carico

Gli ex dipendenti Csea - il consorzio per la formazione professionale partecipato dal Comune di Torino e fallito un anno fa - hanno vinto il ricorso davanti al Giudice del Lavoro Silvana Cirvilleri che ha condannato Palazzo Civico al loro reintegro immediato e al pagamento degli arretrati. Un’altra tegola che cade sulla testa dell’assessore al Personale Gianguido Passoni, il quale è sempre stato molto prudente sulla possibilità di reintegrare quelli che già erano stati definiti gli “esodati di Csea”. La giunta ha sempre sostenuto l’impossibilità di riprenderli a causa delle nuove norme blocca assunzioni della spending review, ma questa sentenza rischia di riaprire la querelle.

 

La causa, aperta il 17 gennaio scorso, riguarda 56 ex dipendenti - assistiti dagli avvocati Alessandro Premoli, Daniele Chapellu e Stefano Nicola - attualmente (e fino al 12 aprile) in cassa integrazione. In tutto sono circa 70 gli ex impiegati e funzionari comunali assorbiti in Csea al momento dell’esternalizzazione del servizio nel 1996, e rimasti a casa in seguito al fallimento dell'agenzia formativa. Ora chiedono tutti di essere reintegrati a Palazzo di Città, come previsto da una causa stipulata con l’amministrazione al momento del passaggio dal Comune a Csea. La magistratura pare dunque aver accolto le tesi di chi, come il capogruppo di Sel Michele Curto, ha sempre sostenuto il reintegro dei lavoratori rimasti senza lavoro.

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