RETROSCENA

Salva-Piemonte nelle trattative romane

I destini della Regione irrompono sui tavoli della grande politica. La Lega manifesta la propria disponibilità ad accordi con Pdl, Monti e Pd ma in cambio chiede interventi per evitare il dissesto dell'ente. Calderoli regista sul copione Maroni-Alfano

Il Piemonte irrompe sui tavoli delle trattative nazionali. Nella complessa partita a scacchi giocata in queste ore nelle aule di Camera e Senato la Lega Nord mette sul piatto il “salvataggio” della Regione guidata da Roberto Cota come condizione vincolante a qualsiasi forma di coinvolgimento del Carroccio nei futuri assetti parlamentari, di governo e istituzionali. Il governatore piemontese ha trovato in Roberto Calderoli, nelle ricognizioni notturne con le altre forze politiche, l’interprete delle sue crescenti preoccupazioni per una situazione che potrebbe portare in tempi rapidi al default dell’ente, ma anche il negoziatore in grado di mettere tra le clausole di ipotetici accordi il caso Piemonte. Cota spera, anche attraverso questa strada, di ottenere quell’attenzione finora negata dal Governo e quell’ormai indifferibile erogazione di fondi, indispensabili per evitare il dissesto. E se Calderoli ha incassato la condivisione, tutto sommato scontata, del Pdl – sia del segretario nazionale Angelino Alfano, sia del coordinatore regionale Enrico Costa, rafforzata dall’asse con il leader leghista Roberto Maroni – pare non abbia trovato insensibili neppure i democratici, che gli avrebbero manifestato la disponibilità a collaborare nell’impresa. “Non possiamo mica lasciare fallire il Piemonte”, spiega un autorevole deputato Pd, confermando l’entente in corso. D’altra parte la stessa opposizione è meno baldanzosa di qualche mese fa, consapevole che una competizione elettorale è, con questi chiari di luna, più che mai un terno al lotto: tanto vale prendere tempo, necessario a rimettere in carreggiata i conti scaricando l’onere sull’attuale maggioranza.

 

In questa strategia l’arrivo in “squadra” di Gilberto Pichetto Fratin ha la sua ratio: suggella il patto Alfano-Maroni, responsabilizza ulteriormente un partito, il Pdl, che tende spesso a svicolare di fronte  a scelte impopolari, consente di ridefinire equilibri e pesi interni alla coalizione. In fondo, fa capire il governatore, Pichetto non sarebbe che il “front-man” di una formazione più ampia che si dispone sul campo secondo uno preciso schema d’attacco: rappattumare in loco per avere maggior peso contrattuale con il Governo.