Si può fare!
Juri Bossuto 06:00 Giovedì 29 Gennaio 2026
La stretta esercitata sul collo diventa spesso insopportabile: una fame d’aria che si ripresenta, a chi crede davvero nel valore della Libertà, ogniqualvolta i media mostrano (involontariamente) l’effettivo stato di salute delle nostre democrazie occidentali.
Gli States sono stati spesso indicati, soprattutto dalla politica italiana, come la culla della Democrazia, ma il Paese delle svariate opportunità sta attraversando la sua crisi peggiore dalla fine del maccartismo. Negli anni ’50, infatti, gli americani sospettati di simpatie verso il Comunismo finivano nelle mani dell’inquisizione voluta dal Senatore McCarthy, prima di essere licenziati ed emarginati dalle strutture statali. In quello stesso primo decennio del dopoguerra la società americana si reggeva su un sistema sociale di stampo segregazionista: i cittadini di origine africana non godevano degli stessi diritti dei bianchi, avevano locali destinati esclusivamente a loro e non potevano accedere alle università. I movimenti studenteschi degli anni ’60, sostenuti dal sacrificio di leader come Martin Luther King a Malcom X, sono riusciti nello scopo di riconsegnare un’immagine “democratica” alla nazione a stelle e strisce (nata comunque dal genocidio dei nativi) ma con il passare del tempo la Democrazia si è nuovamente offuscata, sino a inabissarsi nel mare nero del suprematismo.
Le squadre della polizia federale Ice, i cui agenti godono di immunità penale per quanto compiono in servizio, agiscono oramai alla luce del sole, mostrando al mondo pratiche adottate negli Staes da diversi anni. I video delle esecuzioni di Renee Good e Alex Pretti sono impressionanti per la facilità con cui persone in divisa uccidono, a sangue freddo, semplici cittadini che si difendono dalle loro aggressioni. Il potere trumpiano ha gettato via la maschera della tutela dei diritti civili, così come ha scelto di dismettere l’alibi dell’esportazione della Democrazia per giustificare i bombardamenti a danno di Stati stranieri.
Evidentemente dall’anno 2021 il mondo ha assistito a una deriva autoritaria, che ha colpito in primis l’Occidente, generata probabilmente dalle misure anti-Covid. Il lockdown e i green pass hanno dimostrato come sia possibile imporre coprifuoco e sospensioni dal lavoro (a volte anche licenziamenti per chi non si adegua alle misure sanitarie) senza la minima reazione da parte delle comunità; senza scatenare l’indignazione dei cittadini costretti a trascorrere mesi in isolamento (oppure a frequentare spazi pubblici a fronte dell’esibizione di permessi speciali). Un modello di controllo sociale che ha dimostrato di funzionare bene, capace di stravolgere le regole costituzionali senza colpo ferire, poiché in grado di assoggettare alla sua volontà il dissenso che, normalmente, avrebbero espresso le forze democratiche di Sinistra.
Negli anni antecedenti la comparsa del Covid era impossibile trattare di guerra, e reintroduzione della leva militare, con la medesima spensieratezza con cui le istituzioni politiche stanno affrontando oggi questi argomenti. Molti leader hanno apprezzato il potere derivato dal controllo totale sulle comunità, e alcuni hanno provato enormi soddisfazioni emulando il dottor Frederik (interpretato da Gene Wilder in Frankenstein Junior) quando, dopo aver creato il mostro, grida: “Si può FARE!”
Guerra e controllo sociale non possono fare a meno della censura. Quest’ultima è entrata prepotentemente nelle nostre democrazie, e di recente ha colpito anche il prof. Barbero. L’imposizione del bavaglio, a chi esprime concetti non graditi al potere, non stupisce più (oramai è cosa che avviene tutti i giorni), mentre preoccupa come questa odiosa pratica raccolga i favori di buona parte degli opinionisti, dei politici e dei giornalisti. Una consistente porzione della classe dirigente del Paese ritiene infatti sia corretto tappare la bocca a chi "non sa di cosa parla, e a chi dovrebbe occuparsi delle sua cose". Una visione della libertà di parola degna del Ventennio in camicia nera, concepita dalla presunzione di chi si ritiene depositario della Verità assoluta.
In Italia, come in Europa, alcuni ritengono di "sapere come vanno le cose" e, quindi, di essere gli unici titolari del diritto di esprimere il proprio pensiero. Poco importa se le affermazioni di costoro sono intrise di retorica, cattiva conoscenza dei fatti, slogan propagandistici; poco importa se ripetono semplicemente quanto riportato dalle veline governative: loro possono comunque esercitare il diritto di libera opinione, poiché “sanno”, mentre chi dissente dal loro pensiero deve tacere, poiché fomenta la violenza e diffonde fake.



