Carlo V non abdica, sesto mandato. Intesa come "sicurezza nazionale"
17:07 Lunedì 02 Febbraio 2026Messina chiude la porta a possibili operazioni su Generali, conferma la volontà di crescere all'estero e si dice disponibile per un altro triennio alla guida della banca. Un'eventuale alleanza tra Unicredit e Generali "per noi non cambierebbe niente"
Altro che piano industriale: sembra un capitolo di storia dinastica scritto con il bilancio consolidato al posto della pergamena. Alla presentazione dei conti 2025 e della rotta al 2029, Carlo Messina sale sul palco di Intesa Sanpaolo con l’aria di chi non sta chiedendo fiducia, ma rivendicando continuità di comando. Da qui il soprannome Carlo V. Quinto mandato, con il sesto già apparecchiato. E sullo sfondo, come monito un filo maligno, l’ombra di Carlo VI, detto il Folle, quello che perse il controllo mentre le fazioni si spartivano il regno. Messina, invece, fa capire l’opposto: finché comanda lui, il risiko lo giocano gli altri.
“Penso di essere ancora la miglior soluzione per la banca. Se ritenessi di non avere la forza per un prossimo mandato sarei il primo a mettermi da parte. Ma io oggi per banca e azionisti posso essere la soluzione migliore. Ritengo di potere fare il prossimo mandato”. A buon intenditor poche parole: resto io. Perché senza di me il disegno si sfilaccia. E qui entra la metafora che aleggia come un fantasma quello del regnante che impazzì e lasciò la Francia in mano alle fazioni, tra Armagnacchi e Borgognoni, diseredato e con il Paese consegnato agli inglesi.
Messina, alias Carlo V o Carlo Magno, decide allora di alzare l’asticella semantica. Non parla più solo di banca. Parla di sicurezza nazionale. “Il pilastro di sicurezza nazionale del risparmio è Intesa Sanpaolo, nessun altro in Italia lo è. Il risparmio è un tema di sicurezza nazionale. Sono convinto che nel contesto geopolitico in cui ci troviamo, se non sei leader di Difesa, se non sei leader dell’energia e non lo sei neanche nel risparmio sei prigioniero per definizione”. Non è un’iperbole. È una dottrina. Intesa come infrastruttura critica del Paese, al pari di energia e difesa. Il risparmio come presidio sovrano.
Il futuro è altrove
Poi arriva la parte industriale, quella vera, dove il Ceo fa capire che il futuro non passa più (solo) da Torino, Milano o Roma, ma da una piattaforma digitale. “Incominciamo a spostare il focus usando la tecnologia come leva strategica per crescere fuori dall’Italia, con una evoluzione internazionale. E per accelerare sulla diversificazione internazionale. Siamo un campione europeo di Wealth Management. Abbiamo la capacità di usare un modello di private banker e advisor unico in Europa”.
E ancora: “Siamo pronti per entrare in una nuova fase, dove l’investimento fatto sulla tecnologia ci consente di poter giocare delle partite sia nel contesto domestico sia di evoluzione internazionale: cominciamo a spostare il focus dall’Italia, che rimarrà la parte principale, in una logica di crescita, usando la tecnologia come leva strategica per crescere nei paesi diversi dall’Italia. Cominciamo a giocare un terreno che è quella della diversificazione internazionale”, sfruttando le potenzialità delle filiali estere del gruppo già presenti grazie al sistema isytech.
L’Italia resta il baricentro. Ma la crescita, quella che conta per i multipli di Borsa, si fa altrove. Con la rete dei banker, non con i mattoni delle filiali.
Quando il discorso scivola sull’asset management, Carlo V diventa didascalico. Ripete il concetto tre volte, come si fa quando si vuole che entri bene in testa a chi ascolta. “Siamo sempre stati interessati a crescere nell’Asset management, ma che sia Asset management bancario. L’Asset management assicurativo è un’altra cosa, gestisce le riserve tecniche, che è una cosa molto diversa per spread e rendimenti. Se facciamo operazioni noi le facciamo per avere un controllo pieno e per comandare”. Tre volte. Stesso concetto. Stesso verbo: comandare.
L’ossessione Generali
E qui si arriva al nervo scoperto delle domande dei cronisti: Generali. Le voci di intrecci con Unicredit, le fantasie su alleanze, le suggestioni su Fideuram. Messina si spazientisce, replicando a chi gli chiedeva se Intesapotrebbe essere interessata a un’alleanza con le Generali dopo il fallimento del progetto del Leone con Natixis: “Per noi non cambia niente. Qualunque operazione dovesse essere realizzata per noi non cambia nulla. Mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete distributiva bancaria non credo abbia un grande senso”.
Si era parlato di un possibile accordo per rilevare le quote in mano a Caltagirone: “Non ci piace fare acquisizioni di quote di minoranza semplicemente per aumentare la quantità totale del risultato netto attraverso l’acquisizione. La cosa interessante nella storia di una banca si basa sulle azioni industriali e non sulle attività di investimento”, ha sottolineato ancora il manager. “Avete una ossessione per Generali, continuate ad averla in testa. La storia di tutte le nostre negoziazioni è che noi vogliamo comandare, non con Generali, con tutte le altre. Noi abbiamo una tale posizione di leadership che, qualunque operazione venisse fatta in Italia, per noi non cambierebbe nulla”. Il sottotesto è tagliente: il risiko lo fanno gli altri, Intesa guarda dall’alto. Non insegue. Non reagisce. Domina.
E infatti la linea sulle acquisizioni è netta: “Non prevediamo acquisizioni, sicuramente in Italia abbiamo un problema antitrust”, mentre “al di fuori dell’Italia attraverso riteniamo che l’acquisizione che potremo valutare è quella di reti di promotori o agenti finanziari. Certamente non andremo ad acquisire banche”. Niente shopping di istituti. Solo reti. Solo distribuzione. Solo controllo commerciale.
Meloni e Giorgetti promossi
Poi il capitolo Paese. Qui Carlo V diventa quasi ministro dell’Economia aggiunto, carica che secondo i beninformati Giorgia Meloni gli avesse prospettato mentre stava formando il suo governo. Intesa Sanpaolo concederà nuovo credito a medio-lungo termine all’economia reale per 374 miliardi, di cui 260 in Italia, ha ricordato l’ad Carlo Messina in conferenza stampa. “È il Pnrr di Intesa Sanpaolo, che metterà a disposizione più fondi di quelli del Pnrr e sono certo che questo possa contribuire allo sviluppo del Pil di questo paese”, ha chiosato l’ad, che poi si è complimentato col governo per la “gestione molto accorta” del debito pubblico che “ha consentito allo spread di avere una forte contrazione”. “Se riusciremo ad uscire dalla procedura di infrazione – ha aggiunto – credo che ne trarremo un grande beneficio in termini di spread e di sostenibilità del debito”:
“È chiaro poi che il debito è sostenibile, nella misura in cui il Pil cresce”, ha aggiunto Messina, sottolineando che “l’Italia si dimostra in salute” e questo “è un fatto estremamente positivo”. Secondo il ceo, “le prospettive del paese sono solide e la stabilità politica favorisce tutto questo”.
Banca, Pil, spread, stabilità politica: unica equazione
Alla fine, resta una frase che tiene insieme tutto il discorso, dalla geopolitica al wealth management, da Generali alla tecnologia, dal sesto mandato alla metafora monarchica: “Se facciamo delle operazioni le facciamo per avere il controllo pieno e per comandare”. Carlo V lo dice chiaro. Perché ha ben presente cosa succede quando il comando si indebolisce e il regno finisce in mano alle fazioni. E lui, a differenza di Carlo VI detto il Folle, non ha alcuna intenzione di lasciare il trono mentre fuori infuria il risiko.



