"Vannacci sarà il nostro De Gaulle". Borghezio agli ordini del Generale
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 04 Febbraio 2026L'uscita dal partito di Salvini galvanizza l'ex europarlamentare messo in congedo dal Capitano. Pronto a organizzare la nuova forza politica in Piemonte, l'iperpadano di un tempo non è nuovo a svolte a tutta destra. Per l'ex parà sogna un rassemblement gollista
«Presente!». Per mettersi agli ordini del generale, all’anziano assaltatore in congedo della Lega basta una parola. «Poi, quando Roberto Vannacci avrà tempo, parleremo», spiega Mario Borghezio con la verve di un reduce all’adunata, dopo tanto tempo passato a rimpiangere il passato, rimuginare il presente e sognare un futuro.
Scommettiamo che quello del generale, dopo aver tolto mostrine e gradi della Lega fondando un suo partito, lei – che la Lega l’ha vista e anche un po’ fatta nascere – lo prefigura radioso.
«Eccome, Vannacci può diventare il De Gaulle italiano».
Nientemeno?
«Ce ne sarebbe tanto bisogno nel nostro Paese. E io da tempo ho maturato la convinzione che il generale possa rappresentare una risorsa per un grande rassemblement nazionale, perché la gente vede in lui una figura antitetica alla classe politica attuale».
Ma l’attuale classe politica, precisamente il segretario della Lega Matteo Salvini, lo ha promosso sul campo a vicepresidente. Adesso quello di Vannacci non le sembra un po’ un tradimento, almeno un po’ di irriconoscenza?
«In politica la riconoscenza non mi pare un principio. Magari è una questione di lealtà, ma Vannacci è sempre stato molto leale. Ha sempre parlato bene di Salvini».
Però nella Lega in tanti oggi festeggiano.
«Lo credo bene. Il generale ha sempre avuto contro la cerchia di fedelissimi di Salvini, che temeva per la poltrona. Dicevano: qui i vannacciani ci portano via voti e posti».
Ma quel fronte contrario era proprio nel Nord, dove lei un tempo rispondeva al telefono dicendo: «Pronto, Padania libera!», e andava ai raduni con l’elmo con le corna di bue. Non c’è un filo di contraddizione?
«Ma no, questi sono nordisti di marmellata. Quando Salvini, con un arzigogolo burocratico, non ha più rinnovato la tessera a uno dei più nordisti…»
Che sarebbe lei?
«Certo. E quelli non hanno mosso un dito. Sono attaccati alla poltrona di deputato nordista».
Però non è la prima volta che lei svolta tutto a destra. Quando andò da Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale – insomma non quel che si dice una mammoletta centrista – gli disse: “Comandante, serve una rivoluzione nazionale. Noi siamo pronti”.
«Mi avevano candidato, sperando che non venissi eletto, al Centro per le europee. E a Roma, dove son tutti fascisti, mica potevo girare col distintivo dell’Anpi».
E andò da Delle Chiaie. Vabbè, però poi il posto al Parlamento europeo lo conquistò. Adesso che ne pensa dell’espulsione di Vannacci dal gruppo dove c’è anche Marine Le Pen?
«La Le Pen ha una situazione complicata in Francia, ma poi lei non è mica suo padre…».
Jean-Marie, il fondatore del Front National. Dica la verità: un po’ glielo ricorda Vannacci?
«Eh sì, non a caso era un militare. Però Vannacci deve essere più un De Gaulle, più aperto alle sfaccettature della maggioranza silenziosa».
Quindi basta con la Decima Mas?
«No, sarebbe ora che nella Lega migliore avevamo ex fascisti, ma anche ex partigiani. In Piemonte soprattutto ex partigiani. Lui ha incominciato da quella parte, ma deve allargare».
Borghezio ufficiale della riserva torna sul terreno di battaglia?
«Alla mia età si può dare un contributo anche senza correre per un posto in Parlamento. Ma ci sono tanti che possono fare politica attiva».
Nel suo Piemonte la seguiranno militanti del suo ormai ex partito?
«Io credo che nella Lega ci siano molti quadri validi che sono stati abbandonati, risorse che stupidamente non sono state valorizzate, preferendo quelli che sgomitavano. Ma questo progetto va ben oltre la Lega e chi ne è scontento. Io spero che Vannacci possa diventare il nostro De Gaulle».



