PALAZZO LASCARIS

Askatasuna, niente voto si va a cena

Dopo schermaglie e accuse reciproche, il centrodestra fa mancare il numero legale e la votazione sulle varie risoluzioni viene rimandata alla settimana prossima. A dare un po' di pepe ci pensa la leghista Gancia che confessa di essere stata in piazza sabato scorso

Niente voto, si va a cena. La maggioranza fa mancare il numero legale in Consiglio regionale del Piemonte e tutti a casa. Non è accaduto durante una discussione qualsiasi, ma proprio nel corso dell’acceso dibattito sugli ordini del giorno relativi ai fatti del 31 gennaio, con le violenze che sono seguite al corteo in difesa di Askatasuna. Un paradosso politico che si trasforma rapidamente in boomerang per la maggioranza di centrodestra, colta in contropiede dalle opposizioni su quello che da sempre rappresenta uno dei suoi cavalli di battaglia: sicurezza e ordine pubblico.

Cartelli in aula: bagarre e sospensione

La tensione in aula è montata alle stelle quando, durante l'intervento del capogruppo di Fratelli d'Italia Carlo Riva Vercellotti, lui e altri consiglieri meloniani hanno esposto cartelli con la scritta “Ripetetelo insieme a noi: Askatasuna è un centro sociale abusivo violento”. Sui manifesti comparivano i volti di esponenti di Alleanza Verdi Sinistra come Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Ilaria Cucchi e Marco Grimaldi, quest’ultimo in passato consigliere proprio a Palazzo Lascaris. L'azione ha scatenato immediate proteste dalle file delle minoranze, con accuse di provocazione e mancanza di decoro.

Il presidente dell'assemblea, Davide Nicco (FdI), è intervenuto prontamente: “Non sono ammessi cartelli, per favore ritirate i cartelli”. La seduta è stata sospesa per circa un minuto, prima di riprendere. L’episodio si è verificato proprio mentre Riva Vercellotti concludeva la presentazione di un ordine del giorno sugli scontri di sabato scorso, al termine della manifestazione nazionale in difesa di Askatasuna. “Noi come Fratelli d’Italia non abbiamo esitazioni”, ha dichiarato.

“Siamo dalla parte dello Stato, delle forze dell’ordine, dalla parte della stragrande maggioranza delle persone, dei cittadini di Torino che chiedono sicurezza, legalità e rispetto per una città che non merita quello che hanno visto sabato. Per questo abbiamo presentato questo ordine del giorno, per affermare una verità semplice: la violenza organizzata non è protesta, è eversione, e la tutela di chi garantisce sicurezza non è una scelta politica, è fondamento dello stato di diritto. Allora chi siede nelle istituzioni deve scegliere da che parte stare, noi l’abbiamo fatto senza ambiguità, sempre, e vogliamo che quest’aula lo dica senza ambiguità alcuna. Askatasuna è un centro sociale abusivo e violento, la libertà non può fiorire dove l’illegalità affonda le sue radici”.

Indietro tutta

La giornata a Palazzo Lascaris si era aperta nel primo pomeriggio con il voto sul “Salva Canavese” (a proposito di pasticci interni al centrodestra) con la prospettiva di chiudere i lavori alle 18, come da calendario. Ma quando le opposizioni hanno chiesto di proseguire la discussione sugli ordini del giorno, aventi ad oggetto la solidarietà alle forze dell’ordine colpite negli scontri di sabato, in un primo momento il centrodestra non si è tirato indietro. Ma quando è diventato chiaro che, visti i numerosi interventi prenotati, la seduta si sarebbe protratta ben oltre l’orario di cena, hanno preferito battere in ritirata, bloccando di fatto la prosecuzione dei lavori: a una prima pausa di trenta minuti forzata dalla prima mancanza del numero legale, alle 20:15 la seduta è stata sospesa definitivamente. Meglio un buon piatto di pasta che un’aspra discussione in aula.

“Rispetto per i dipendenti”

A spiegare la scelta è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia Riva Vercellotti, che ha motivato la decisione di non procedere “per rispetto dei dipendenti del Consiglio Regionale”, costretti a fare gli straordinari. Un appiglio presto bollato come “poco credibile”. Nel comunicato congiunto diffuso successivamente, i capigruppo di maggioranza – Riva Vercellotti per FdI, Fabrizio Ricca della Lega, Paolo Ruzzola di Forza Italia e Silvio Magliano della Lista Cirio – hanno accusato le opposizioni di “non voler discutere seriamente del caso di Askatasuna”, sostenendo che “la discussione nelle ore notturne è perfettamente inutile”.

“Cade la maschera di un centrodestra che invece di discutere di sicurezza e tutela delle forze dell’ordine – che etichettano sempre come prioritari – preferisce andare a cena e disertare la seduta a Palazzo Lascaris”, è invece la risposta delle minoranze, in un comunicato congiunto firmato dalle capogruppo Gianna Pentenero (Partito Democratico), Alice Ravinale (Alleanza Verdi Sinistra), Sarah Disabato (Movimento 5 Stelle) e Vittoria Nallo (Stati Uniti d’Europa).

Dimissioni di Piantedosi

Duro l’affondo del Movimento 5 Stelle, che oltre ad aver presentato un odg per “riaffermare i valori dello Stato di diritto, condannare ogni forma di violenza ed esprimere solidarietà alle forze dell’ordine e ai manifestanti pacifici”, ha presentato un ordine del giorno per chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, accusato di “misure di sicurezza carenti”. “Quando nel 2021 Forza Nuova assaltò la sede della Cgil di Roma durante un corteo, il leader della Lega Salvini e la numero uno di Fratelli d’Italia Meloni puntarono il dito con veemenza contro la Ministra dell’Interno Lamorgese. Oggi, che al governo c’è la destra, gli episodi di violenza al corteo per Askatasuna vengono contestualizzati in modo completamente diverso”, ha denunciato la capogruppo pentastellata Disabato, invitando i consiglieri di maggioranza a “fare pace con il cervello” e scatenando così la bagarre che ha costretto il presidente del Consiglio Nicco a sospendere nuovamente i lavori.

Gancia imbarazza tutti

Come se non bastasse, ad aggiungere confusione al quadro già caotico ci ha pensato la consigliera della Lega Gianna Gancia, ex europarlamentare e consorte del ministro delle Autonomie Roberto Calderoli. In un intervento che ha lasciato di stucco l’aula, Gancia ha rivelato di essere “scesa anche lei in piazza sabato a Torino” alla manifestazione pro-Aska e ha lanciato un j’accuse durissimo: “Sapevo che forte sarebbe stata la strumentalizzazione politica, da una parte e dall’altra. Condanno fermamente l’irresponsabilità di chi strumentalizza la violenza per delle foto di opportunità per beceri voti. Non si gioca con il fuoco, è un momento molto difficile per il nostro paese e per la nostra democrazia”. Parole che secondo alcuni potrebbero persino riferirsi alla premier Giorgia Meloni, accorsa a Torino per far visita in ospedale ai poliziotti feriti.

Guarda l'intervento di Gancia

La sicurezza può attendere

“A Roma la Destra chiede l’unità delle forze politiche su una risoluzione comune, in prima serata attacca chi ha partecipato al corteo, e intanto in Piemonte non è in grado di garantire nemmeno la prosecuzione del dibattito e il voto degli ordini del giorno”, incalzano le opposizioni. “Un fatto grave e censurabile, che non permette alla politica di esprimere una condanna per i fatti del 31 gennaio, sui quali peraltro le minoranze hanno presentato ben tre atti di indirizzo”.

La discussione è stata rinviata di una settimana. “Questa è la serietà della maggioranza. Tanto, per chi governa il Piemonte, la sicurezza può aspettare”, concludono sarcasticamente Pentenero, Ravinale, Disabato e Nallo. La seduta è così aggiornata a martedì prossimo: “Torneremo a discutere del caso la settimana prossima, dando alla questione lo spazio e il tempo che merita”, scrivono i capigruppo di maggioranza. Prima si va a cena, si ragiona meglio a stomaco pieno.

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