La Lega sta coi poliziotti e nei gazebo cerca il Carroccio perduto
10:46 Venerdì 06 Febbraio 2026Scossa dal "tradimento" di Vannacci il partito di Salvini prova a riallacciare i fili con il territorio e la sua base. Tra firme per una petizione e spiegazioni del decreto sicurezza, un weekend con tutto lo stato maggiore. In Piemonte 65 iniziative in tutte le province
Nel fine settimana la Lega torna alla vecchia liturgia: gazebo, bandiere verdi, tavolini pieghevoli e fogli da firmare. Ma stavolta, più che una mobilitazione ordinaria, somiglia a un tentativo di riannodare un filo che negli anni si è sfilacciato. Perché mentre il partito fa i conti con lo strappo di Roberto Vannacci e le crepe lasciate nella leadership di Matteo Salvini, sotto i gazebo si gioca un’altra partita: recuperare quel rapporto col territorio che la svolta sovranista e destrorsa ha progressivamente logorato, insieme all’uscita di scena – silenziosa o polemica – di molte figure storiche.
La parola d’ordine è una sola: “Io sto col poliziotto”. La petizione nasce dopo il caso dell’agente di Milano indagato per aver sparato durante un controllo antidroga a un nordafricano irregolare con precedenti che gli si era avvicinato puntando contro una pistola poi risultata a salve. Ma in Piemonte, e soprattutto a Torino, il messaggio politico si intreccia con i fatti di sabato scorso: la guerriglia urbana seguita al corteo a sostegno di Askatasuna, tra molotov, auto sfasciate, vetrine divelte e agenti aggrediti, presi a calci e colpiti a martellate.
Il partito usa quei fotogrammi come sfondo permanente dei gazebo. Non solo firme, quindi. Ma racconto, spiegazione, pedagogia politica. E, sottotraccia, un ritorno alle origini: presidio fisico delle piazze, contatto diretto, faccia a faccia. Quello che una volta era la normalità leghista e che negli anni delle dirette social, delle campagne nazionali e delle battaglie identitarie si era rarefatto.
Molinari nel salotto di Torino
Alle 11 di sabato, sotto i portici di Piazza San Carlo, ci sarà il padrone di casa: Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e segretario piemontese. Con lui i parlamentari Elena Maccanti e Alessandro Benvenuto, i consiglieri regionali Fabrizio Ricca e Andrea Cerutti, più una pattuglia di amministratori locali.
Perché l’altro obiettivo dichiarato è spiegare, articolo per articolo, il nuovo decreto sicurezza: 33 punti da illustrare ai passanti. Dal fermo preventivo di 12 ore per soggetti pericolosi, alle sanzioni per le manifestazioni non autorizzate, fino ai 3 anni di carcere per chi porta lame oltre gli otto centimetri. E soprattutto l’estensione della tutela legale per forze di polizia, forze armate e vigili del fuoco. La petizione è firmabile anche online: https://legaonline.it/iostocolpoliziotto/
Ma il dato che conta, e che in via Bellerio guardano con il pallottoliere in mano, è un altro: quanti gazebo. Perché la quantità, in questa fase, serve a raccontare che la macchina territoriale esiste ancora. Anche se diversa da quella che, anni fa, riempiva le piazze con sezioni, militanti e sindaci in fascia.
La conta dei gazebo
In totale, in Piemonte, 65 gazebo distribuiti tra venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 febbraio. Provincia di Alessandria – 14 iniziative – tra Acqui Terme, Alessandria, Casale Monferrato, Novi Ligure, Tortona, Arquata Scrivia, Castelnuovo Scrivia e Fubine Monferrato, distribuiti. Quattro in provincia di Asti: Nizza Monferrato (venerdì 6), Asti e Canelli (sabato 7), Costigliole d’Asti (domenica 15). Provincia di Biella, 4 gazebo, tutti concentrati sul capoluogo, in due piazze diverse. Provincia di Cuneo,13 gazebo: Alba, Bra, Busca, Cuneo, Fossano, Saluzzo, Savigliano, Ceva, Cortemilia, Barge, Borgo San Dalmazzo, Mondovì. Dodici gazebo in Canavese e Valli di Lanzo: Castellamonte, Chivasso, Ciriè, Ivrea, Leini, Cuorgnè, Locana. Tre punti in provincia di Novara: capoluogo, Arona e Galliate. Undici in provincia di Torino: Settimo, Grugliasco, Poirino, Rivoli, Venaria e tre punti a Torino città, più il ritorno domenicale in Piazza San Carlo. Due gazebo nel Vco, entrambi a Verbania il 14 febbraio, e altrettanti in provincia di Vercelli (capoluogo e Borgosesia)
Primum sopravvivere
Non è solo una raccolta firme. È un test di sopravvivenza territoriale.Dopo anni in cui la Lega ha parlato soprattutto alla pancia del Paese e molto meno ai cortili, alle sezioni, ai mercati rionali, ora prova a rimettere i piedi sull’asfalto. Dove una volta costruiva consenso con la presenza costante e oggi cerca di verificare quanto di quel patrimonio sia rimasto, dopo la trasformazione nazionale del partito e l’uscita di scena di molti dei suoi volti storici.
Un banchetto, una bandiera, una firma. E una domanda che aleggia sotto ogni gazebo: quanta Lega di territorio è rimasta, dopo la lunga stagione del truce Salvini?



