POLITICA & TERRITORIO

Calderoli: vette anche in pianura.
In Piemonte più comuni montani

Dopo estenuanti trattative approvato il nuovo elenco degli enti di montagna. Il ministro rivede di molto al rialzo il numero: saranno 3.715 in tutta Italia. Nella lista anche territori prevalentemente pianeggianti. Molti cambiamento sul territorio piemontese

“Siamo riusciti a trovare un punto di equilibrio” dice Roberto Calderoli, finalmente sul cucuzzolo della montagna. Dopo un interminabile tira-molla tra Governo e Regioni la questione del nuovo elenco dei comuni montani pare finalmente conclusa pur con qualche prevedibile strascico di polemiche.

La Conferenza Unificata, cui oltre alle Regioni partecipano anche Anci e Upi in rappresentanza di Comuni Province, ha approvato l’ultima delle varie bozze che il ministro per gli Affari Regionali ha presentato, aumentando ulteriormente rispetto alle versioni precedenti il numero di enti locali che, in virtù dell’essere definiti di montagna, potranno godere di finanziamenti e altre agevolazioni.

Nel testo finale destinato a finire nel Dpcm per trovare effettiva attuazione, in base ai parametri adottati dopo l’estenuante trattativa, fissa a 3.715 i Comuni di montagna. Cifra decisamente più alta rispetto ai 2.844 che inizialmente venivano individuati dalla prima versione della norma proposta dal ministro. 

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La mediazione del Piemonte

Tra altimetrie e pendenze che si muovevano tra rivendicazioni di campanile e di bandiera, con il fronte delle Regioni amministrate dal centrosinistra in aperto contrasto con il ministro e con quelle di centrodestra che pur avvallando lo schema cercavano pure loro di preservare dal taglio i loro comuni, con un occhio ai monti e l’altro ai voti. Un ruolo, in questa partita, lo ha giocato il Piemonte con l’assessore Marco Gallo, certamente evitando di mettersi di traverso al Governo, ma tenendo quanto più possibile il punto vista anche la conformazione orografica della regione con Alpi e Appennino. 

Dagli Appennini alle Alpi

Già, perché a un certo punto la guerra sembrava proprio essere incarnata tra le due catene montuose con l’accusa rivolta a Calderoli di privilegiare le Alpi della sua Lombardia a scapito degli Appennini, dove scendendo lungo la Penisola si facevano sentire anche gli alleati Fratelli d’Italia allarmati da un colpo di mano leghista.

“Dobbiamo riconoscere al ministro un grande lavoro e una grande disponibilità” dice Gallo ricordando, tuttavia, che se i nuovi parametri fanno entrare nell’elenco comuni che montani in realtà non possono dirsi “si dovrà porre estrema attenzione sugli aspetti socioeconomici delle misure che dovranno garantire in maniera assoluta quei territori che sono veramente di montagna”. 

Per quanto di riguarda il Piemonte, l’elenco aumenta passando da 505 a 558, ma con all’interno non pochi cambiamenti: quelli che vengono confermati nell’elenco attuale sono 476, 27 quelli esclusi di cui oltre la metà nella sola provincia di Alessandria, e 82 i nuovi riconoscimenti. A incassare il maggior numero di nuovi enti montani è la provincia di Novara che passa da 3 a 23, aumenta anche Torino da 141 a 167, così come Cuneo da 151 a 175 mentre il già citato Alessandrino passa da 48 a 35 con lievi modifiche per quanto riguarda le altre province. 

La "battaglia" del Pd

Un quadro che, naturalmente, fa contento qualcuno e scontenta qualcun altro. E c’è chi, come il Partito Democraticocon i parlamentari Federico FornaroChiara Gribaudo e altri rivendica il risultato ottenuto “grazie anche ad una durissima battaglia del Pd e delle opposizioni, i comuni classificati come montani passano dai 2844 della proposta iniziale di Calderoli a 3715. Nonostante i criteri contenuti nella legge continuino ad essere sbagliati, in queste settimane abbiamo cercato di far capire al ministro, in tutte le sedi istituzionali, che quanto aveva immaginato fosse totalmente sbagliato. Calderoli – sostengono i dem - ha però scelto di non accettare nessuna delle nostre proposte emendative e solo ora, dopo un braccio di ferro con le regioni, è stato costretto ad una clamorosa marcia indietro”.

Uncem esclusa

Posizione critica e polemica anche da parte dell’Uncem, l’associazione dei Comuni e della Comunità montane che in una nota punta il dito contro “il caos che un anno fa avevamo ipotizzato e che puntualmente si è verificato”.

Per il presidente di Uncem Marco Bussone ci sono una serie di domande ancora senza risposta che riguardano i criteri socioeconomici, ma anche una coda aspramente polemica che riguarda l’esclusione dell’associazione dalla Conferenza Unificata. “Forse, nonostante la legge lo preveda, non ci hanno coinvolto proprio perché da tempo avvertiamo dei rischi di queste modifiche”

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