"Torino ostaggio del clientelismo. Centrodestra pronto a governare"
Davide Depascale 07:00 Sabato 07 Febbraio 2026Marrone, in pole per contendere Palazzo Civico al sindaco dem, commenta il sondaggio dello Spiffero e guarda al 2027: "Le nostre priorità sono sviluppo e sicurezza". A chi gli dice che serve un moderato risponde: "I veri estremisti sono a sinistra"
“Il problema per i torinesi non è nella persona del sindaco, ma nella coalizione che è chiamato a guidare”. All’indomani del sondaggio realizzato da BiDiMedia in esclusiva per lo Spiffero che assolve il primo cittadino Stefano Lo Russo dalla gestione della vicenda Askatasuna, l’assessore regionale al Welfare Maurizio Marrone, tra i più accreditati a sfidarlo alle comunali del prossimo anno, mette nel mirino quella che definisce “incompatibilità di posizioni” tra le varie forze che compongono la maggioranza di centrosinistra a Palazzo Civico, che va dai Moderati di Mimmo Portas alla sinistra radicale di Avs: “Come si fa ad amministrare una città con chi è contro la Tav mentre altri sono a favore? Su questi e altri temi si blocca Torino”. Marrone contrappone una proposta omogenea da parte del centrodestra, che non ha mai amministrato la città ma governa la Regione sotto la guida di Alberto Cirio.
Esponente di spicco di Fratelli d’Italia sotto la Mole, prima di far parte della giunta del governatore forzista Marrone è stato “il nero della Sala Rossa”, essendo approdato in Consiglio Comunale dopo anni di militanza nelle organizzazioni giovanili di destra come il Fuan e Azione Giovani, che destavano più di qualche preoccupazione nel padre Virgilio, alto dirigente del gruppo Fiat e uomo di fiducia di Gianni Agnelli. Ma a chi – anche nel suo stesso partito – sostiene che servirebbe un profilo più moderato per strappare la città al centrosinistra (operazione riuscita solo al M5s con Chiara Appendino nel 2016) lui risponde: “Siamo tutti moderati, la sinistra continua a gridare all’uomo nero ma i veri estremisti li ha in casa”.
Assessore Marrone, stando al nostro sondaggio Lo Russo raccoglie otto punti in meno della sua coalizione, e al primo turno finirebbe secondo. È un candidato debole?
“Credo che la debolezza non stia tanto nella persona di Lo Russo, ma nella maggioranza che rappresenta: una coalizione troppo eterogenea, che finisce puntualmente per scontrarsi sui temi pratici. Non c’è mica solo Askatasuna, ogni volta che si parla di infrastrutture, ospedali da costruire e ogni altro intervento urbano partono i distinguo da ogni parte. Sul tema della sicurezza poi si va da un assessore ex carabiniere come Porcedda a coloro che scendono in piazza assieme a chi attacca le forze dell’ordine. Il risultato è che Torino resta ferma, ostaggio delle contraddizioni di chi la amministra. Ritengo quindi fisiologico che il centrosinistra resti saldo a livello di voti di lista, perché ogni elettore è fedele al suo partito senza pensare a eventuali contraddizioni con gli alleati, mentre chi deve fare il lavoro di sintesi come Lo Russo non riesce a interpretare il ruolo di federatore, e il suo consenso personale ne risente”.
Il sondaggio evidenzia come ci sia una domanda in crescita da parte degli elettori torinesi nei confronti del centrodestra, ma la sua offerta qual è?
“Innanzitutto rispondo a titolo personale, io ho solo dato la mia disponibilità ma la scelta del candidato sindaco sarà il coronamento di un percorso condiviso. Credo però di poter dire che qualunque sindaco di centrodestra stabilirebbe due priorità: lo sviluppo della città, per rendere Torino attrattiva a chi viene da fuori e favorire la sua crescita economica e demografica, e la sua sicurezza, che non dev’essere appannaggio esclusivo delle zone più centrali: nessun torinese deve avere timore a uscire di casa. La nostra alternativa non nasce nel vuoto, ma la mettiamo già in pratica a livello regionale, dove il centrodestra governa da ormai sette anni”.
Allora perché il centrodestra e soprattutto il suo partito, Fratelli d’Italia, a Torino fa così fatica? Siete ben al di sotto della media nazionale.
“Bisogna sempre considerare l’effetto delle liste civiche, che impatta sui partiti nazionali e in maniera direttamente proporzionale sulla prima forza della coalizione. Poi ci sono altri due fattori da non sottovalutare: in città c’è un forte blocco clientelista legato al centrosinistra, che amministra la città quasi ininterrottamente da 70 anni. E poi c’è il tema della partecipazione al voto, con più di metà degli aventi diritto che non va alle urne. Il tallone d’Achille del centrodestra è la mancanza di affezione alle amministrative: nostro compito dovrà essere quello di convincerli a non astenenersi”.
Se nel 2027 si voterà lo stesso giorno delle Politiche è un bel vantaggio per voi. Ma il suo collega di partito Giovanni Crosetto ha scritto che per vincere serve un candidato moderato, quasi a farle un dispetto. Lei che ne pensa?
“Io sono abbastanza d’accordo, dal momento in cui nei fatti noi del centrodestra siamo tutti dei moderati. Prova ne è che provvedimenti considerati radicali come Vita nascente sono stati condivisi anche dai Moderati, che in Regione sostengono la giunta Cirio attraverso il consigliere Silvio Magliano, e trovano sponda anche tra i cattolici del Pd. Ma anche tornando alla vicenda Askatasuna, un partito moderato come Forza Italia è sempre stato in prima fila nel condannare le attività del centro sociale. Per cui lo ritengo un falso problema, che piace tanto alla sinistra: con l’arrivo delle elezioni riparte la caccia all’uomo nero, facendo finta di non vedere gli estremisti dalla propria parte, per poi scoprire che la componente più moderata ha posizioni più simili alle nostre”.
Tornando allo sgombero di Askatasuna al centro del nostro sondaggio e in generale al problema sicurezza, il sindaco Lo Russo ha criticato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, lamentando la carenza di agenti in città per garantire l’ordine pubblico.
“Mi fa molto ridere che a pronunciare queste parole sia lo stesso sindaco che per mesi ha continuato a violare una legge regionale che vieta di riconoscere come beni comuni immobili occupati abusivamente e che ha portato avanti il patto di collaborazione anche dopo episodi gravissimi come l’assalto alla Stampa”.
Lui però continua a sostenere che non è l’immobile occupato a causare i disordini e le violenze. Guardando quello che è successo negli ultimi giorni, a più di un mese dallo sgombero, sembra abbia ragione.
“La violenza c’era prima e continua a esserci dopo lo sgombero, ma sono cambiati i destinatari: prima colpivano avversari politici, manifestazioni pubbliche come la Tech Week alle Ogr, sedi aziendali come Leonardo e redazioni giornalistiche come quella della Stampa. Adesso si concentrano intorno all’edificio che ospitava il centro sociale, nel tentativo di riconquistare il fortino”.
Quindi la responsabilità è di Lo Russo?
“Dev’essere il Comune a scegliere la nuova destinazione dello stabile, e deve farlo attraverso un bando pubblico, senza il paravento di finti comitati di quartiere. Solo a quel punto gli antagonisti capirebbero di non poter tornare in possesso dell’immobile. Fino ad allora saremo in una zona grigia, dove permane la percezione di un canale aperto con gli eversivi, che si riflette sul quartiere e sulle forze dell’ordine chiamate a presidiarlo. Io sono abbastanza convinto che Lo Russo non abbia problemi a procedere in questo senso, ma ha le mani legati dalla sinistra radicale che si ritrova in maggioranza. Sono queste le posizioni incompatibili di cui parlo, e a pagarne le conseguenze è Torino”.


