La Lega vuole Alessandria,
Fratelli d'Italia opziona Asti.
Centrodestra fronte Comuni
07:00 Lunedì 09 Febbraio 2026
Segretari a braccetto in Transatlantico, candidature che prendono forma lontano dai riflettori. La maggioranza piemontese lavora alla spartizione delle cinque città al voto nel 2027. A Torino Marrone in pole, a Cuneo all'opera il partito della Granda
Il tavolo non è ancora apparecchiato. Né quello regionale, né tantomeno quello nazionale, che pesa il doppio e decide il triplo. Ma in Piemonte, nel centrodestra, le portate per la primavera 2027 sono già in forno, con i cuochi che si scrutano dalle cucine e si mandano ricettari tra una cottura e l’altra.
Si voterà a Torino, Novara, Cuneo, Alessandria e Asti. Cinque capoluoghi, più l’ombra lunga delle Politiche nello stesso giorno. Un combinato disposto che trasforma le comunali in una specie di primarie di coalizione mascherate. E, soprattutto, con un convitato di pietra: se davvero Alberto Cirio dovesse prendere il volo per Roma, a Palazzo Lascaris potrebbero iniziare a preparare le scatole con un anno o due d’anticipo.
Nel frattempo, i tre segretari regionali si sentono con una regolarità da centralino d’albergo: Fabrizio Comba (FdI), Riccardo Molinari (Lega) e Paolo Zangrillo (FI) percorrono spesso a braccetto il lungo corridoio del Transatlantico. Ma il lavoro preparatorio lo fanno i luogotenenti, quelli che sondano gli umori, smussano gli angoli, istruiscono le pratiche prima che le trattative entrino nel vivo: Massimo Giordano e Giorgio Bergesio per il Carroccio, Augusta Montaruli e Andrea Delmastro per i meloniani. E poi c’è l’“equivoco” preferito di Guido Crosetto, che quando serve a confondere le acque manda avanti il nipote Giovanni, mentre per gli azzurri il factotum resta Roberto Rosso.
Dopo settimane di pourparler, lo schema informale prende forma: Torino e Asti a Fratelli d’Italia, Novara e Alessandria alla Lega, Cuneo su un binario civico benedetto dal governatore e da Forza Italia.
Torino: Marrone in pole, ma…
A Torino il nome che prende sempre più corpo è quello di Maurizio Marrone. Classe 1982, cursus honorum nella destra, anni di opposizione in Sala Rossa, oggi assessore regionale al Welfare. Uno che la città la conosce metro per metro, compreso il milieu anche per pedigree familiare: il padre Virgilio fu manager di fiducia di Gianni Agnelli.
Profilo politico a tutto tondo, abile e gran comunicatore soprattutto nelle vesti di genio guastatore delle linee avversarie, perfetto – ragionano i meloniani – per offrire un’offerta di “rottura” rispetto a quel blocco di potere che in città tutti chiamano ancora, con un misto di fastidio e rassegnazione, il “Sistema Torino”.
È la candidatura più accreditata. Anche perché tra gli alleati, tra correnti, nostalgie e contabilità interna, non c’è la forza per alzare barricate vere. Da qui all’ufficializzazione si vedranno manfrine, distinguo, teatrini per marcare territorio e alzare il prezzo su altri tavoli. A meno che.
A meno che non riesca la “mossa del cavallo” su cui starebbero lavorando alcuni “irregolari” della città: un nome talmente fuori dalle matte classiche, talmente sorprendente, da planare sul tavolo e togliere l’aria a tutti. Un nome che, se davvero dovesse prendere quota, troverebbe il gradimento delle alte sfere della fiamma, tanto da rendere impossibile in loco dire di no. Per ora è solo un sussurro che corre nei corridoi, in attesa che si chiuda la battaglia referendaria. Vi terremo informati.
Asti: Coppo e la zavorra Rasero
Ad Asti Fratelli d’Italia punta su Marcello Coppo. Avvocato giuslavorista, deputato alla prima legislatura, in passato vicesindaco e assessore. Nel partito lo descrivono con tre aggettivi che ripetono come un mantra: serio, empatico, curioso. Il problema è l’umore della piazza. Nella città del Palio il centrodestra sa di partire con una zavorra mica da ridere: l’epilogo della stagione guidata da Maurizio Rasero. Tra gaffe, intemerate e viaggi in Cina, il sindaco è diventato una macchietta cittadina. E quella caricatura rischia di pesare come un macigno in cabina elettorale.
Novara: la figlioccia della “papessa”
A Novara la Lega difende uno degli ultimi fortini con relativa serenità. Alessandro Canelli è al secondo mandato e la successione tutta interna al partito, quella che porterebbe all’assessore regionale Matteo Marnati, viene giudicata dagli stessi dirigenti locali “debole”. Serve per piantare la bandierina, viene agitata davanti ai militanti per smentire l’immagine di un partito in disarmo (tanto per le note vicissitudini nazionale, un po’ per la stanchezza locale), ma non è un’ipotesi praticabile.
Nel frattempo, nella seconda città del Piemonte è tornata l’armonia con Fratelli d’Italia: Gaetano Nastri è di nuovo a braccetto con Massimo Giordano, di cui fu assessore quando il leghista sedeva sulla poltrona di sindaco a Palazzo Cabrino.
E allora prende quota un nome fuori dai partiti: Anna Chiara Invernizzi. Classe 1969, ex vicepresidente di Confindustria Novara, già in Fondazione Crt, oggi alla guida della delegazione locale della Fondazione Veronesi, vicepresidente della Fondazione Comunità Novarese (Cariplo), docente di marketing all’Università del Piemonte Orientale.
In città la definiscono figlioccia di Mariella Enoc, la “papessa” della sanità, che ne ha accompagnato la carriera fin dai tempi di Cariplo. Canelli l’ha incoronata “novarese dell’anno”. Nastri storce il naso non sul nome, ma sul metodo. Ma le divergenze, dicono, sono in via di spianamento.
Alessandria: il delfino pronto al mare aperto
La soluzione novarese spalanca il portone su Alessandria, feudo politico di Riccardo Molinari. Qui il centrodestra sente odore di vittoria, anche per la prova non esattamente brillante del sindaco Pd Giorgio Abonante. Il nome su cui il Carroccio sta lavorando è quello di Mattia Roggero. Ex assessore nella giunta di Gianfranco Cuttica di Revigliasco, oggi capogruppo a Palazzo Rosso. Brillante, preparato, buone relazioni, lavoro solido. Per anni l’eterno delfino di Molinari adesso è pronto a nuotare in mare aperto.
Non dovrebbero esserci ostacoli insormontabili anche perché l’altro galletto nel pollaio, ovvero l’assessore meloniano Federico Riboldi, alessandrino di Casale Monferrato (città di cui è stato sindaco) pare voglia tutto eccetto che vedere a Palazzo Rosso, bardato con la fascia tricolore, Emanuele Locci, capogruppo in consiglio comunale. Raccontano che il sé dicente “capo della sanità” per un po’ abbia illuso Fabrizio Priano, ex Forza Italia passato armi e bagagli con la Meloni, attuale suo capo di gabinetto al grattacielo, che così sperava di seguire le orme paterne, che fu sindaco socialista “supplente” per un solo anno nel 1992. Gli verrà chiesto il “sacrificio” di fare un passo indietro e lui, assicura uno dei vecchi della fiamma tricolore che l’ha visto (politicamente) nascere, lo farà senzxa troppi patemi.
Cuneo: il “partito della Granda”
A Cuneo è all’opera quello il noto “partito della Granda”. Trasversale, terragno, pragmatico. Un civismo con gli scarponi. Dietro le quinte lavorano da tempo molti registi – da Enrico Costa (un cognome una garanzia da quelle parti) ad Alberto Cirio passando per il presidente della Provincia Luca Robaldo – per portare in pista l’avvocato Enrico Collidà, 58 anni, stimato e affermato professionista, con alle spalle una lontana militanza nell’Udc, oggi al vertice de “La Gemma Venture”, società di investimenti interamente partecipata dalla Fondazione CrC, presidente della sezione locale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.
L’idea è lanciare la candidatura attraverso un “Patto civico” e poi chiamare i partiti ad aderire. Una riedizione aggiornata dell’operazione che nel 2012 portò all’elezione di Federico Borgna. Non a caso, allora, Collidà si candidò con lo scudocrociato a sostegno di Borgna. Il modello è quello. Stesso copione, attori diversi, perimetro leggermente più spostato a destra.


