Unicredit, Orcel non ha limiti: ai soci 30 miliardi in tre anni
08:28 Lunedì 09 Febbraio 2026Utile netto record a 10,6 miliardi (+14%) e RoTE al 19,2% coronano il miglior anno di sempre e apre il piano "Unlimited". Ricavi netti a 23,9 miliardi. Agli azionisti vanno 9,5 miliardi di distribuzioni, di cui 4,75 in dividendi. Le partite incagliate e la nuova fase
Per quanto l’uso sembri frusto e inflazionato, nel caso di Unicredit “record” è quanto mai appropriato. Il 2025 entra negli archivi della banca come il miglior esercizio di sempre: i numeri certificano un salto di scala nella redditività, nella capacità di generare capitale e nella restituzione agli azionisti. Con un utile netto di 10,6 miliardi di euro, in crescita del 14% e superiore alle attese degli analisti, il gruppo guidato da Andrea Orcel chiude il piano “Unlocked” (2021-2025) dopo venti trimestri consecutivi di crescita redditizia e apre la nuova stagione strategica battezzata “Unicredit Unlimited”.
A colpire non è soltanto la dimensione dell’utile, ma il contesto in cui viene prodotto. Nel corso dell’anno il gruppo ha assorbito 1,4 miliardi di poste straordinarie, legate ai proventi di negoziazione e a oneri di integrazione anticipati proprio per rafforzare la traiettoria dei prossimi anni. «UniCredit ha conseguito ancora una volta una crescita e una redditività da record nel 2025 raggiungendo 10,6 miliardi di utile netto, in rialzo del 14% rispetto allo scorso anno, ed un RoTE del 19,2%, segnando 20 trimestri consecutivi di crescita redditizia e in grado di generare capitale, e superando le nostre stesse aspettative», ha sottolineato l’amministratore delegato Orcel. «Questo risultato è stato ottenuto nonostante oneri straordinari per 1,4 miliardi nell’anno, anticipati per rafforzare ulteriormente la traiettoria di medio periodo».
Dividendi, utile per azione e valore
Il 2025 è anche l’anno in cui utile, dividendi e capitale si sono mossi nella stessa direzione. Le distribuzioni complessive agli azionisti hanno raggiunto 9,5 miliardi di euro, in aumento del 6%, di cui 4,75 miliardi in dividendi, con un payout del 50%. Ma sono soprattutto le grandezze per azione a raccontare quanto valore sia stato creato: l’utile per azione sale a 6,89 euro (+20%), il dividendo per azione a 3,15 euro (+31%), mentre il valore contabile tangibile per azione cresce del 19% fino a 39,54 euro.
È questo meccanismo – generazione di utili, trasformazione in capitale, restituzione agli azionisti – che rende oggi Unicredit una macchina finanziaria estremamente prevedibile. E infatti il gruppo indica già una traiettoria molto chiara: circa 30 miliardi di distribuzioni nei prossimi tre anni e 50 miliardi nei prossimi cinque, con eventuali ulteriori ritorni valutati anno per anno sulla base del capitale in eccesso.
Ricavi stabili con tassi più bassi
I ricavi del 2025 raggiungono 24,5 miliardi, con ricavi netti pari a 23,9 miliardi, sostanzialmente in linea con l’anno precedente e in calo solo marginale dell’1,4%. È il riflesso di un contesto di tassi di interesse più bassi, che però la banca riesce a compensare con un margine di interesse resiliente al netto delle rettifiche su crediti, con commissioni stabili e con il contributo della gestione assicurativa.
Nel frattempo, i costi operativi restano fermi a 9,4 miliardi, nonostante l’aumento del perimetro e gli investimenti effettuati. Il rapporto costi-ricavi si colloca al 38%, tra i più bassi del settore. La qualità degli attivi rimane solida: le esposizioni deteriorate nette sono all’1,6% dei crediti totali, il costo del rischio scende a 15 punti base e gli overlay restano invariati a 1,7 miliardi.
Il capitale cresce veloce
Il CET1 si attesta al 14,7%. Nel 2025 Unicredit ha generato in modo organico 382 punti base di capitale, una quantità sufficiente ad assorbire sia le distribuzioni record sia l’impatto del consolidamento a patrimonio netto di alcune partecipazioni. La lieve riduzione del CET1 su base annua è attribuibile a fattori una tantum, in particolare effetti regolamentari e la tassa sulle banche in Italia. Il dato sostanziale è che la banca produce capitale a una velocità superiore rispetto a quella con cui lo restituisce.
Da “Unlocked” a “Unlimited”
Con il completamento di “UniCredit Unlocked” si chiude la fase della disciplina e del risanamento. Con “UniCredit Unlimited”, che copre il periodo 2026-2028, si apre la fase dell’accelerazione. La strategia punta a guadagnare quote di mercato nei segmenti a maggiore qualità, a estrarre ulteriore valore dalla base clienti esistente, a rafforzare la connessione tra fabbriche prodotto e rete distributiva e ad accelerare sugli investimenti in tecnologia, dati e intelligenza artificiale, finanziati interamente con la generazione interna di risorse.
«Rimaniamo focalizzati su una esecuzione disciplinata in ogni contesto macroeconomico e siamo entusiasti di quello che il futuro ha in serbo per UniCredit, per i nostri investitori, per i nostri clienti, per le nostre persone e per le nostre comunità», ha concluso Orcel.
Dove vuole arrivare
Per il 2026 il gruppo prevede ricavi netti superiori a 25 miliardi, costi pari o inferiori a 9,4 miliardi, un utile netto intorno agli 11 miliardi e un RoTE oltre il 20%. Guardando al 2028, l’asticella si alza ulteriormente: ricavi netti a circa 27,5 miliardi, costi sotto 9,2 miliardi, utile vicino ai 13 miliardi e RoTE superiore al 23%, con una crescita a doppia cifra di utile e dividendo per azione.
Il tasso di crescita medio annuo dei ricavi nel periodo è stimato intorno al 5%, nonostante la prevista riduzione dei proventi da negoziazione e delle altre componenti non ricorrenti.
Il punto di svolta
Il 2025 segna un passaggio che va oltre il risultato di un singolo esercizio. Dimostra che UniCredit ha raggiunto un equilibrio strutturale fatto di redditività elevata, costi sotto controllo, rischio contenuto e capitale abbondante. È questa combinazione che rende credibile “Unlimited”. Il miglior anno di sempre, in questa prospettiva, non appare come un picco irripetibile. Piuttosto, come il nuovo livello di partenza.
Pur avendo oggi la forza patrimoniale per tornare a ragionare di aggregazioni, la banca di Orcel si muove su un terreno tutt’altro che semplice. In Germania, la presenza in Commerzbank ha ormai il peso di un azionista di riferimento, con una quota vicina al 26% e l’aspirazione a salire ancora. Ma tra le difese dell’istituto tedesco e un quadro politico poco favorevole a operazioni di questo tipo, l’ipotesi resta irta di incognite. Decisamente più leggibile, invece, la partita greca: in Alpha Bank la partecipazione salita al 29,8% trova un contesto istituzionale favorevole e lascia intravedere margini concreti di integrazione industriale, dai servizi di pagamento al risparmio gestito. In Italia, al contrario, dopo il freno imposto dal golden power sull’operazione Banco Bpm, il gruppo sembra aver adottato un profilo più guardingo. Il mercato domestico resta il baricentro, contribuendo a circa metà di ricavi e utili, ma lo sviluppo appare oggi affidato soprattutto alla crescita interna più che a nuove mosse straordinarie.


