Gran ballo di quartiere
11:51 Lunedì 09 Febbraio 2026
Dicono che…sarà l’aria del Carnevale alle porte, ma in Circoscrizione 5 si stia ballando da giorni. Una questione rimasta per anni sotto il tappeto, ma tornata prepotentemente alla luce nelle ultime settimane, complici anche i tragici fatti di Crans-Montana: nei centri di incontro della Circoscrizione 5 si balla, tollerando la mancanza di autorizzazioni che i comitati di gestione non possono ottenere. Si potrebbe risolvere il vulnus affidando i centri ad associazioni esterne, ma la minoranza, rappresentata in circoscrizione da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, si oppone. Il nodo principale riguarda il centro d’incontro di via Lanzo, diventato un vero e proprio bacino elettorale.
Il è tema così sentito che alla seduta del consiglio di circoscrizione di giovedì scorso erano presenti più di 50 persone (numeri che a malapena si registrano in un intero anno) e la stragrande maggioranza arrivava proprio dalla zona di via Lanzo. Opponendosi fermamente alla delibera della maggioranza di centrodestra, che proponeva di affidare alle associazioni i centri, le opposizioni, ventilando il rischio di chiusura, hanno proposto che al contrario venissero fatti dei controlli, in modo da verificare che fosse tutto in regola.
I controlli sono stati fatti sabato sera, ma in regola c’era ben poco: non solo si ballava, ma venivano anche somministrate bevande senza alcuna autorizzazione, e la direzione della Circoscrizione 5 non ha potuto far altro che procedere alla sospensione di tutte le attività.
Da qui sorge spontanea una domanda: l’obiettivo è mantenere aperti i centri di incontro o difendere l’attuale modello di gestione, che oggi difficilmente reggerebbe a una rigorosa applicazione delle regole? Il nodo non è solo tecnico, ma politico: il passaggio alla gestione tramite associazioni – l’unica soluzione che consentirebbe di svolgere le attività di ballo in regola – comporterebbe un cambiamento netto degli equilibri. Con le associazioni si potrebbe continuare a ballare, certo, ma verrebbe meno una gestione diretta dei centri e, con essa, un certo tipo di controllo politico. Non solo: si aprirebbe anche alla possibilità di ampliare l’offerta, includendo attività diverse e coinvolgendo fasce più giovani della popolazione. Un’ipotesi che non piace a tutti, soprattutto ad alcuni portatori d’interessi.



