Fashion week (sanitaria)

Dicono che… più d’uno, vedendo la foto, si sia chiesto come ci si vesta ai piani alti della Città della Salute di Torino. La domanda rimbalza sui social dopo lo scatto pubblicato dall’assessore regionale Federico Riboldi per celebrare la designazione della professoressa Franca Fagioli a Torinese dell’Anno. Intento istituzionale, risultato mondano: una passerella involontaria che ha scatenato più ironie sugli outfit che applausi per il riconoscimento. E infatti, più che una riunione di sistema sanitario piemontese, sembra l’after party di una prima alla Scala.

Da sinistra, l’addetto stampa Pier Paolo Berra ruba la scena con una giacca nero-oro degna di un tenore in tournée a Las Vegas: ricami barocchi, pantaloni slim con inserti biker e mocassini fucsia coordinati ai calzini. Un mix tra Dolce & Gabbana, Etro, Versace e cabaret sabaudo che ha scatenato i commenti: “Ma alle Molinette hanno aperto un casinò? Accanto, la festeggiata Franca Fagioli, primario di oncoematologia pediatrica e regina incontrastata del Regina Margherita, resta invece sul classico istituzionale: blazer nero, camicia bianca e anfibi robusti. Il messaggio sublimare è chiaro: comando io, anche senza lustrini. Alle sue spalle spunta la testa barbuta dell’assessore meloniano, autore del post social e regista involontario della sfilata sanitaria. Un cameo che completa il quadro politico-mondano. Al centro, Lia Di Marco, responsabile relazioni esterne dell’azienda, sfoggia un completo viola monocromatico da manuale del power dressing: elegante, deciso, quasi presidenziale. Se qualcuno doveva sembrare davvero “di lobbying”, missione compiuta. Poi arriva il direttore generale Livio Tranchida, che vira sull’eleganza rock: giacca bordeaux vellutata e camicia nera con scollo a lacci. Più frontman di una band latina che manager di una mega-azienda sanitaria. Anche qui, social impietosi: “Direttore o cantante?”. Chiude il gruppo Massimo Aglietta, consorte della Fagioli e anche lui eminente oncologo, attuale coordinatore della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta: il più sobrio: giubbottone blu e sneakers eleganti. Il classico borghese d’antan che osserva la scena con un mezzo sorriso, forse consapevole di essere l’unico vestito… normale.

Insomma, tra nomine, celebrazioni e passerelle involontarie, resta un dubbio: alla Città della Salute curano i pazienti o l’outfit? Perché l’impressione, a guardare la foto, è che almeno sul guardaroba le liste d’attesa non esistano. In corso Bramante governano un colosso sanitari o una succursale della fashion week? Perché tra velluti, ricami e mocassini shocking, più che una direzione generale sembra una direzione artistica.

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